Castello di Stefanago – Oltrepò Pavese (PV)

E’ finalmente giunta la primavera, con i tralci che lacrimano e qualche nuova gemma che sta nascendo timidamente sulle vigne. Con questo racconto però torno indietro di qualche mese per raccontarvi la visita più avventurosa ed intrigante vissuta quest’inverno.

A pochi passi dal Borgo di Fortunago (tra i più Belli d’Italia) nel pavese, a quasi 500 metri di altitudine, si regge il Castello di Stefanago. Appena arrivata mi sono sentita catapultata indietro nel tempo: un borgo medievale, con una chiesetta del 1477 e un’alta torre guardiana dell’anno 1000, dove vive uno dei due fratelli Baruffaldi che si può incontrare spesso nelle fiere di vini artigianali e che qualche anno fa aveva catturato la mia attenzione con un Pinot nero Ancestrale anche in versione rosè.

Il posto racchiude le scelte legate alla produzione dei loro vini: vallate immense lontane dalle città e dallo smog, pendenze collinari, vigneti posizionati tra boschi e laghetti naturali. In poche parole: Biodiversità.

E da questo concetto importantissimo, nasce una bella gamma di prodotti a marchio CASTELLO DI STEFANAGO che potrete assaggiare questo weekend a Vinnatur, ad ulteriore conferma di quanto sia importante per quest’azienda il “rispetto della natura e della tradizione del vino senza chimica”.

Tornando al racconto della mia gitarella, la prima tappa della mattinata nel Borgo è stata sulla torretta medievale, dove le scalette impervie mi hanno messo un po’ alla prova, ma quando sono arrivata in cima il premio è stato strepitoso: 360 gradi di tour con vista Alpi, Milano e Pavia, Pianura Padana, un po’ di valli e castelli dell’Oltrepò e l’inizio della propagine dell’Appennino che dividono l’Oltrepò pavese dalla Liguria e il mare.

I 140 ettari della tenuta Stefanago sono intorno alla torre con microvigneti sparsi in mezzo a bosco, seminativi, frutteti e pascoli che forniscono una vera protezione con barriere naturali.

Vengono coltivati orzo, segale, frumento e coriandolo per la produzione della loro birra ma anche dei grani antichi per la panificazione e la pasta. I vigneti coprono circa venti ettari di terreno, con allevamento a casarsa per mantenere l’acidità e guyot per il corpo e la parte alcolica. I vitigni coltivati principalmente sono Riesling Renano, Muller Thurgau, Traminer Aromatico, Pinot Nero, Pinot Grigio, Croatina e Barbera, con 15-20 anni di età media delle piante.

Da qualche anno è arrivato in famiglia anche il Bronner, vitigno Piwi che sta ancora familiarizzando con i vignaioli, che permette una vendemmia senza trattamenti stressanti ed invasivi. Il campione da vasca del secondo anno di vita di queste vigne che producono circa 800 grammi di uva per pianta ha catturatolo l’attenzione del mio palato… È ancora un gioco, non ha una pagina di scheda tecnica da potervi illustrare in quanto non è ancora stato deciso come indirizzarlo e quando sarà in vendita, ma la base fresca e salina, contornata da una bella spinta di calore e una lunga persistenza, promette veramente bene non solo per un vino tranquillo, ma eventualmente anche per una base spumante. Bisogna attendere un altro po’ perché come mi hanno detto i due produttori: “Man mano che passa il tempo si esprime, man mano si apre, man mano ti dà.” È emerso un pensiero fonte di dibattito durante l’assaggio: “bisogna combattere con il consumatore?”. Allora vi domando: “Voi che approccio avete con questi vini <relativamente nuovi>?

Beh, mentre ci pensate, continuo il mio racconto. Terminato il tour storico, salgo in jeep e inizio un vero e proprio safari nei colli, in giro per le strade forestali alla scoperta di questi micro appezzamenti nascosti tra i boschi. Il Muller Thurgau, raffinato e discreto se ne sta su terreni di tufo che gli concedono salinità, il pinot nero per la base spumante si trova invece su terra sabbiosa che gli permette di mantenere maggiore acidità, salinità e bevibilità.

Tante differenze tra un versante e l’altro delle colline, con componenti peculiari che si riflettono poi nei vini.

Vini puliti ed eleganti che partono senza aggiunta di solforosa, con uve vendemmiate in perfetta salute e maturazione ed un lavoro che punta molto sull’evoluzione. Per Castello di Stefanago lavoro di cantina vuol dire pressa per pigiare, contenitori per fermentare, affinamento in rovere per alcuni rossi e acacia per i bianchi, qualche anno in bottiglia per la maggior parte dei prodotti e poi tocca a noi stapparli e gustarli.

Da tenere ben presente, come cerco di sottolineare spesso, le temperature più generose di servizio senza raffreddare troppo i bianchi e concedergli il tempo di raccontarsi. Non hanno difetti, ma hanno bisogno di prendere confidenza con voi e con l’ambiente che li circonda.

Finita la godereccia gita, tocca il lavoro duro ovvero la tappa degustativa. Vengono scelti per l’occasione quattro vini a me completamente sconosciuti visto che finisco per cedere sempre ai due spumanti citati in fase di presentazione.

ARO’ è un 100% TRAMINER con fermentazioni spontanee e l’annata 2017, l’ultima in commercio, ha solamente 12 mg di solforosa. Il suo colore vira dal paglierino intenso all’oro lucente. Si distringue al naso con una leggera aromaticità abbinata a fiori gialli e a sentori minerali. Quando lo si gusta è morbido ma birbante e stuzzicante, con un finale lungo e sapido, amarotico, erbaceo ma anche dolcetto. Devo ammettere che la fine della bottiglia può arrivare troppo in fretta data la sua grande bevibilità. Da non lasciarsi trarre in inganno dallo stereotipo del Traminer Trentino e Alto Atesino perchè qui si esprime il territorio e l’evoluzione, non il varietale strong ad effetto “boom”.

Un altro bicchiere easy-to-drink ma di grande eleganza è SAN ROCCO: un RIESLING RENANO romantico nell’annata 2013, con un naso da distillato che rimanda a zucchero di canna e fiori secchi. Con i suoi 13,5° effettivamente è ciccione in bocca e rotondo, ma si beve senza spigoli e con il rischio che non basti mai. Cedro candito nel retrogusto mentre continua a rimanere a lungo il suo ricordo.

PINOT GRIGIO 2016 IVAN DRAGO è un insieme di tre periodi di vendemmia, ovvero 30% in anticipo per assicurare acidità, 50% vendemmia in piena maturazione fenolica e 20% tardiva per struttura e corpo alcolico. Da qui il “TI SPIEZZO IN TRE!”. I profumi mi ricordano il camino, tisane, erbe aromatiche, muschio. Al sorso risulta pulito ed elegante. Bella bevibilità, ma con struttura e corpo notevoli. Alla faccia dell’impatto che sembra esile, qui c’è della storia da raccontare.

VENDEMMIA D’AUTUNNO è la stessa vigna di Ivan Drago con uva in surmaturazione. Ha 20 g di residuo zuccherino e praticamente solfiti inesistenti e inutili. Carica ramata tra le sfaccettature del colore. L’annata 2013 al naso ricorda paglia, fiori secchi, caramella. In bocca è setoso e raffinato, per nulla ruffiano ma fa proprio chiacchierare. E ti fa mangiare, molto formaggio o pasticceria secca. Grande potenziale ancora di invecchiamento. Da mettere in cantina e riscoprire tra qualche anno. Un espressione di Pinot Grigio mai assaggiata, che sa di territorio.

Vini da compagnia che insieme ai racconti dei produttori in questa splendida mattina, rimarranno nella classifica dell’ottimo rapporto Qualità del vino/ Ottima ospitalità.

Grazie dell’esperienza vissuta!

Ci vediamo a Vinnatur

#cincin

 

Vinnatur 2016 – are you ready?

Mancano solo due giorni ad un altro imperdibile appuntamento nel mondo dei Vini Naturali.

Vi lascio qualche info per catturare la vostra attenzione e magari organizzare una tappa a Villa Favorita.

Di seguito un estratto del Comunicato Stampa:

9 – 11 APRILE, VILLA FAVORITA 2016: COLTIVARE VALORI E CONDIVIDERLI

Il Salone del vino naturale a Monticello di Fara (VI) si apre SABATO 9 APRILE all’insegna dei

valori promossi da VinNatur e dai partner della manifestazione: il rispetto dell’ambiente e

SABATO 9, DOMENICA 10 e LUNEDÌ 11 APRILE 2016 si apre la tredicesima edizione di VILLA

FAVORITA, salone internazionale dei vini naturali che VINNATUR – Associazione viticoltori naturali

organizza ogni anno a Monticello di Fara – Sarego, in provincia di Vicenza, all’interno e all’esterno della

seicentesca villa “la Favorita” (opera di Francesco Muttoni).

Oltre 150 sono i viticoltori espositori in arrivo da tutta Italia e da sette nazioni europee: Francia, Spagna,

Austria, Slovenia, Repubblica Ceca e Portogallo.

I visitatori e gli appassionati di vini naturali saranno accolti ai banchi d’assaggio dai produttori nelle tre

giornate dalle ore 10 alle 18. Il biglietto di ingresso del costo di 20,00 euro include catalogo e calice per le

degustazioni.

La filosofia dell’associazione, condivisa da tutti i produttori soci, promuove l’impegno a rispettare

concretamente la natura e la terra, se stessi e chi acquista il vino naturale VinNatur, lavorando con

coscienza in vigna e in cantina.

dell’uomo, il risparmio energetico, la creatività, la convivialità.

Questa edizione di Villa Favorita è volutamente centrata su uno degli obiettivi fondamentali dell’Associazione

VinNatur: diffondere la cultura del rispetto per l’ambiente, il suolo, l’uomo e il valore del suo lavoro in armonia

con i ritmi della natura.

Tutte le informazioni su http://www.vinnatur.org

FaceBook http://www.facebook.com/vinnatur?fref=ts e Twitter: @VinNatur

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Az. Agricola Rauten – Famiglia Salvetta

Conosciuti all’ultima edizione di Vinnatur a Villa Favorita, i vignaioli Salvetta mi avevano conquistato riportandomi indietro nel tempo con il loro Vino Santo Trentino.
Una storia lunga secoli, quella dell’appezzamento di terreno a forma romboidale (Rauten in tedesco, definito così nel periodo di dominazione Austro-Ungarico) dell’allora vignaiolo Giacomo Sommadossi, uno dei primi produttori del Vino Santo Puro nella Valle del Sarca. Successivamente negli anni Trenta gli eredi di Sommadossi vendettero la tenuta ai Salvetta che continuarono a lavorare la terra con semplicità  secondo tradizione, diventando così la seconda generazione di produttori del Vino Santo. Quattro fratelli che nel corso del tempo si divisero gli ettari comprati dal padre seguendo ognuno la sua filosofia. Giancarlo puntò alla Nosiola, l’unica uva a bacca bianca autoctona del Trentino continuando la produzione di Vino Santo.
La posizione dei vigneti con altitudine di 250 m s.l.m. ed esposizione a sud è ottimale; tra la roccia del monte Casale (che di notte emana vampate di calore facendo lavorare quindi l’uva tutto il giorno) e l’ansa del fiume Sarca. Cosa volere di più come condizioni pedoclimatiche per quest’uva, dal tralcio color “nocciola”, il grappolo spargolo con acini dalla buccia molto consistente e dedita alla maturazione tardiva?!
I risultati vorrei raccontarveli con le immagini di questi vigneti tutti certificati biologici e con allevamento a guyot.
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Questa invece è la chicca selezionata per la scoperta della Nosiola Bio dei Salvetta:
NOSIOLA 2012
Dorato carico grazie alla settimana di criomacerazione con le bucce. Un calice fresco e morbido che al naso ti avvolge con note dolci di miele, fiori bianchi e agrumi.
NOSIOLA BIO 2013
Ecco la prima annata post certificazione ICEA. A differenza del 2012 dove le caratteristiche sono tutte legate all’uva, in quest’annata ritrovi il terroir con un bouquet minerale e floreale. Ancora più fresco e con una sapidità abbastanza presente.
VINO SANTO 2009
Arancio, miele e succo di mele. Naturale ed essenziale, non direi nulla di più. Questo passito parla da solo con un buon residuo zuccherino e una freschezza ammaliante.
MOSTO di VINO SANTO 2014 – prelevato dalla botte
Proprio così!
Ho avuto l’opportunità di provare il mosto pigiato nella Settimana Santa che ha finito la prima fermentazione dopo 3 mesi. Le caratteristiche dell’uva le ritrovi sia al naso che in bocca con questa nota mielata carica, buona la struttura, in bocca è molto morbido e chiude con una freschezza piacevole.
Dopo averlo conosciuto adesso deve riposare nelle botti di acacia ancora per qualche anno; aspetterò impaziente per poter scoprire le sue evoluzioni.
In questa realtà, dalla produzione di sole 6000 bottiglie, “Ogni Vigna ha un’anima” e, come dice Giancarlo, ogni anno non vedono l’ora di sentire che il Vino Santo CISA.
El Cisa, a dire il vero nel loro dialetto…. è quella fermentazione lenta e appena pronunciata a livello di suoni, quella che si sente ma non si vede.
E voi? Conoscete l’anima del Nosiola?

Vinitaly e non solo… Degusta Qui e ora…

Bene… è arrivato il momento clou dell’anno per il mondo del vino.

Sta arrivando il Vinitaly a Verona, la kermesse più importante dedicata al mondo del vino (e non solo….).

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Tutto girerà intorno alla manifestazione da domenica 22 a mercoledì 25 marzo anche con gli eventi organizzati dal Fuorifiera con Vinitaly&the city.

viniveri-2015-rid-e1426059810832Per chi avesse voglia di sentirsi alternativo invece vi propongo Viniveri a Cerea (VR) dedicato ai vini naturali che partirà venerdì 20 o l’incantevole location di Villa Favorita a Sarego (VI) per Vinnatur dal 21 al 23 marzo.

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Siete pronti per immergervi in un calice di vino? (io ne approfitterei e non mi limiterei a provarne uno solo)

 

#cincinfollower

Vi terrò aggiornati sulle nuove scoperte che testerò in queste manifestazioni!