L’aperitivo con Gagà – Santa Colomba – Lonigo (VI)

Agosto per me è stato sinonimo di relax, divertimento e goduria.
Quando d’estate il meteo non è ideale per sdraiarsi sotto il sole e non pensare a nulla, quale miglior alternativa di andar a trovare un amico vignaiolo?
Senza allontanarmi molto da casa, ho fatto tappa nella cittadina di Lonigo (VI) per andare a trovare Gianfranco Mistrorigo, un piccolo e recente produttore di vini naturali, che ha maturato esperienze significative in affiancamento ad Angiolino Maule e a Montalcino (presso l’azienda Loacker) prima di decidere, insieme al suo socio Marco Dani, di gestire una propria azienda vitivinicola.

Nel 2016 Gianfranco e Marco si sono presentati al pubblico di Vinnatur con campioni da vasca frutto del loro primo lavoro da vignaioli dell’Azienda SANTA COLOMBA, gestita in convenzionale fino a qualche anno prima dai Padri Pavoniani di Lonigo, successivamente da loro convertita (come prima gestione) in biologico per poi proseguire con minimi interventi sia in vigna che in cantina.

“Santa Colomba sorge sopra una collina tutto riso e amore, da cui l’occhio spazia per le dorate vie del firmamento, per le interminabili pianure e trascorre rapidissimo fino alle azzurre vette degli Appennini e alle candide Cime delle Alpi”(Arturo Pomello, 1886).

Ma il nostro appuntamento è stato presso il piccolo showroom alla destra dell’ingresso del parco di Villa San Fermo, un angolo storico di Lonigo, con un monumento imponente ed elegante all’interno del giardino.

Fare aperitivo con Gianfranco significa condividere aspetti interessanti della sua cultura enologica (convenzionale per studi, artigianale e naturale per esperienza e passione) e stappare quattro delle cinque etichette che parlano di lui e della sua impronta fresca, leggera e pulita; significa spaziare tra infiniti argomenti mentre provi a capire chi è e che vini produce.

E così finisci per perderti in infinite conversazioni, salvo poi renderti conto che, se si va avanti così, tocca aprire un’altra bottiglia perché tra una chiacchiera e l’altra te la sei scolata tutta senza aver preso nota di niente.

Detto ciò questo è quello che ho capito di alcuni dei suoi vini provenienti da 10 ettari vitati su suolo argillo-calcareo.

Il PRINCIPIANTE, garganega rifermentata con il passito della stessa uva, è stato il loro primo vino desiderato, prodotto con quest’uva che per me è davvero magica. La dose da degustazione è da abbondare per il primo concetto di leggerezza che lo rappresenta. Sfumatura paglierina cupa che, a poco a poco, s’illimpidisce con piccole bollicine brillantinose. Profuma di pompelmo, erbe di campo e fiori secchi. E’ un vino che assume le sembianze di una bevanda rinfrescante ed energetica, con un sorso spiritoso, la spuma che lascia tracce croccanti e un senso di pulito al palato con note saline in chiusura.

L’etichetta del GAGA’ rappresenta il Dandy del Principe Giovannelli, il vecchio proprietario di Villa San Fermo, l’antico monastero ai cui piedi si trova oggi lo showroom di Santa Colomba. L’eleganza di un nobile la si ritrova nel bicchiere di questa Garganega ferma che ha fatto sei mesi di batonnage sulle fecce e solamente l’inerte acciaio di assestamento. Il paglierino lucente si intreccia a riflessi dorati. Un naso intenso che mi coinvolge, minerale ed agrumato, con note di fiori bianchi e crosta di pane. Anche il corpo è deciso, seppur con ingresso elegante e raffinato. Caldo e persistente con attimi salaticci in chiusura.

Passando alle bacche rosse, IL MORO è l’unica espressione di vino scuro prodotta da questa azienda. La tradizione del taglio bordolese dei Colli Berici si riflette come stile in questo succo d’uva alcolico che profuma di bosco, tra rovi e more. Si gusta facilmente grazie alla sua freschezza equilibrata al tannino elegante. Un bel prodotto che può accontentare palati esigenti e non.

L’aperitivo proficuo ed intenso è stato portato egregiamente a termine con il passito di Garganega PÀSSITO. Lacrime di gioia. Un vino dolce di altri tempi e con altri schemi, senza trama pesante né fronzoli.

Purtroppo la Malvasia LA MALA VIA non era presente all’appello, ma non mancherà alla prossima visita che fisserò per approfondimenti su vigneti e cantina.

E così anche Agosto se ne è andato…
#cincin

Tenuta l’Armonia

È trascorso un po’ di tempo dal mio ultimo tour per cantine, quando sono andata a conoscere Andrea Pendin e la sua Tenuta l’Armonia vicino a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza.

Parlare di un vignaiolo, della storia dei suoi vini e della sua cantina sarebbe limitativo. Mi sono trovata di fronte ad una persona costantemente attiva nella costruzione di una rete di aziende e di figure che puntano al valore e all’identità del proprio territorio, dando vita a quelli che vengono definiti da Andrea “PROGETTI VINO”.

I 27 Progetti finora realizzati puntano all’espressione di quell’idea di vino che non guarda solo all’uva o al terreno, ma che idealizza il più possibile l’insieme degli elementi e l’animo dei vignaioli (sei produttori vicentini al momento, ognuno con una precisa funzione nell’organigramma di questa realtà POP).

La zona di produzione dei colli vicentini e berici regala leggiadria, finezza, freschezza, acidità e mineralità. I 24 ettari lavorati sono frazionati in Tanti vigneti, in Tanti Cru, in Tanti terroirs differenti.

Tenuta l’Armonia è una piccola azienda condotta in biodinamica, ancora ai primi passi, anche se nata nel 2009 quando Andrea e la sua famiglia si trasferirono in campagna. Un contadino del posto concesse una vigna ad Andrea (a quel tempo consulente nel settore della ristorazione), dandogli la possibilità di aprirsi al mondo del vino.

La sua storia è partita effettivamente da zero, con il supporto di un amico enologo.

Dalle prime lavorazioni di quel vigneto misto anni ’60-’70 nacquero 2000 bottiglie di un vin de garage di grande successo che portò Andrea sul “mercato”, spronandolo ad investire il resto della sua vita in quel mondo.

Due anni dopo, nel 2011, l’amico enologo si trasferì ed Andrea si intersecò nei marchingegni del lavoro in cantina. Iniziò inoltre a visitare numerose realtà vitivinicole in Italia, Francia e Slovenia, frequentò diversi corsi per comprendere l’arte del “creare vino”, dalla vigna alla cantina. Un mese di Loira nel 2013 però gli confermò quale filosofia e strada seguire nella creazione dei suoi progetti.

Da qui il concetto di non utilizzare uva cruda e fare in vigna un grande lavoro di pulizia dei singoli acini per avere vini puliti, minerali, lunghi e persistenti.

La prima parola chiave è TAGLIO, non focalizzandosi su un’uva. La seconda parola chiave è MACERAZIONE, perchè in tutti i suoi vini c’è sempre una parte di uva macerata.

Con la sua rete di “compagni di esperienze” condividono idee per poi cercare di produrre un vino che abbia i risultati attesi dal progetto iniziale. Tanti esperimenti che non definiscono sempre un punto di arrivo definitivo, ma un punto di partenza per il miglioramento della ricerca continua.

Tenuta l’Armonia si presenta con tre linee di prodotto:

POP sono i vini non per tutti, seppur siano i più facili e semplici da bere. Un bianco, un rosso e un frizzante con quest’aria beverina.

CRU sono i fratelli contrari dei POP. Un metodo classico con lunghe soste sui lieviti, un bianco da iper maturazione in pianta e un rosso da iper macerazione sulle bucce.

LAB è la linea non-statica in quanto in base all’annata gli stili dei progetti variano. Sono tutti vini realizzati a quattro mani, in collaborazione con altri vignaioli interni o esterni alla squadra. Ad esempio, in lavorazione ci sono un Tai rosso in anfora per la reinterpretazione di un preciso territorio e un Metodo Classico Non-Classico, prodotto con uve non da spumantizzazione classica: Freisa, Timorasso e Pecorino.

Con lo stile POP ho provato FRIZZI PET-NAT 2017, un Pinot Nero rifermentato in bottiglia con una piccola parte di Pinot Bianco e Durella che proviene da una vigna a 600 metri in zona Calvarina, vicino a San Giovanni Ilarione (vigneto non di proprietà, ma fin dal 2013 seguito direttamente da Andrea già dalla potatura e dal sovescio in vigna).

Non esiste una ricetta standard anche se viene cercata una certa continuità di anno in anno. In base alla vendemmia varia la dose delle due uve bianche. In questo caso il Pinot Bianco fa macerazione e dà polpa. Si presenta con una buccia di cipolla ramata, un colore molto distintivo, stile Borgogna.

L’eleganza delle bollicine sottilissime esalta la maturità degli aromi e del corpo succoso.

E’ fresco, pulito e molto beverino seppur sembri quasi un metodo classico. Poche parole per un entrée da degustatori navigati.

BOLLA CRU 2014 è la veste briosa della mano di Andrea, in modalità riserva.

Durella, di cui una parte macerata, e una punta di Pinot Nero con lunghe soste sui lieviti, un affinamento in grotta e un dosage zero.

Una piccola produzione di 1500/2000 bottiglie di uno spumante con fermentazione spontanea, dalle intense note mielate, di frutta matura, succo di mela e leggera sfumatura ossidativa. Il perlage è croccante e la beva decisamente elegante, acida e di lunga persistenza.

BIANCO POP 2016 è dato dall’insieme di Garganega, Manzoni, Durella e Pinot Bianco macerato sulle bucce, con prevalenza di vigneti su suolo vulcanico a 500 metri s.l.m.

Andrea lo definisce uno dei vini più precisi della sua gamma e per questo motivo continua la ricerca per arrivare ad una versione con maggiore identità. L’olfatto è ricco di profumi floreali e minerali, raffinato ed elegante nell’essenza. Si affianca una netta impronta di idrocarburo da Riesling. Il sorso è di pronta beva e facilità, senza spigoli di parti in prevalenza. E’ lungo e movimentato in bocca e tutta la semplicità apparsa al primo impatto a lungo andare si tramuta presentando un bel caratterino vispo ed astringente. Tutt’altro che un bianco easy.

PERLA CRU 2016 è il fratello di Bianco Pop, da zona calcarea. Garganega con Pinot Bianco e Chardonnay in piccole percentuali, che passano un po’ del loro tempo in botti di acacia. Per produrre questo vino, Andrea è ricorso all’esperienza maturata nella Loira, lasciando i grappoli in pianta fino ad un’estrema maturazione. Questa surmaturazione porta a sentori di caramello, affiancati da pesca, albicocca e un prato fiorito.

In bocca c’è poco da commentare, fatto sta che questa sfumatura di Garganega è una perla rara italiana che incanta il palato.

Complimenti per lo stile e per lo studio di questo progetto.

Il non-statico di Tenuta L’Armonia l’ho testato in piccole dosi da vasca, da botte, da bottiglia appena chiusa, da bottiglia senza ancora un nome perchè lì, come vi ho detto, è tutto un viaggio in un sistema che ogni giorno vuole rinnovarsi!

Alla prossima Andrea e #cincin

Virgilio Vignato – Gambellara (VI)

Nel piccolo centro di Gambellara, nascosti dentro una corte, il Signor Virgilio e la strepitosa moglie Mariuccia portano avanti l’azienda di famiglia Vignato.

Con 16 ettari (di cui 8 di proprietà e 8 in affitto) prevalentemente posizionati nelle colline attorno, con circa 20 appezzamenti, Virgilio e Mariuccia ci propongono diverse sfaccettature dell’uva Garganega.

Tra queste il Recioto Passito Metodo Classico è stata una vera e propria sfida, non solamente per loro, ma soprattutto per le commissioni di assaggio.

L’idea della rifermentazione in bottiglia, per un vino passito, non convinceva mai gli esaminatori che scartavano a monte i campioni solamente per il metodo di lavorazione. Per loro il Recioto di Gambellara doveva rimanere assolutamente nella versione ferma.

Ma con la loro determinazione non si sono arresi e lo scorso settembre questo Recioto Passito Spumante Metodo Classico è arrivato sul podio come MIGLIOR RECIOTO SPUMANTE dell’89esima Festa dell’Uva e del Recioto di Gambellara.
“Chi la dura la vince” direi…

L’utilizzo della rifermentazione in bottiglia comunque a casa Vignato è sempre in continuo “fermento”: dall’intramontabile Cuvée Bianca (nata nel 1997), 100% Garganega con 24 mesi di affinamento sui lieviti, alla futura creazione rosata che il Sig. Virgilio ha aperto ed assaggiato per la prima volta insieme a me. Questo futuro spumante, composto per il 92% da Garganega e il restante 8% da Merlot, è giunto quasi alla fine del periodo di affinamento sui lieviti. Un rosato molto simile al Chiaretto, cromaticamente parlando, carico di vita alla vista con la sua lucentezza e privo ormai di torbidità. Fieno, mela e frutti rossi spiccano nel suo portafoglio olfattivo; una bollicina cremosa e un buon equilibrio tra acidità e sapidità; leggera ruvidità sulla lingua ed un finale leggermente aromatico sono le caratteristiche di questo Rosè di buona persistenza che sicuramente riproverò non appena verrà messo in commercio.

Tornando indietro all’essenza della Garganega nelle tre versioni ferme, Monte Comon,  Capitel Vicenzi e Caliverna, mi è rimasta impressa la verticalità di questi vini con un’anima minerale e sapida indimenticabile (filo conduttore dei tre prodotti).

Monte Comon, essenziale e basico (senza essere riduttivi), viene lavorato solamente in acciaio e presenta un bouquet elegante e netto prevalentemente di fiori bianchi con un sorso di lunga persistenza.

Capitel Vicenzi invece è frutto di una selezione di alcuni appezzamenti sul Monte di Mezzo, con una vendemmia slittata ai primi 15 giorni di ottobre e una sosta con lieviti in sospensione per 8/10 mesi in acciaio. Un altro calice ampio al naso con note di sedano, fiori gialli e mela golden. La sensazione salina non mi ha abbandonato neanche stavolta.

La vendemmia tardiva del Caliverna, dove l’uva viene presa all’arrivo della prima brina (da qui deriva il nome) mi lascia un attimo senza fiato. E’ un vino non per tutti dove i sentori olfattivi sono discostanti da quello che si prova nel degustarlo. Uva matura e leggermente appassita al naso (frutto puro) con note dolciastre; in bocca è secco e fresco con la persistenza della nota sapida. Non saprei descriverlo sinceramente, vorrei lasciarvi la voglia di “mangiarlo” perchè è Tanto.

Mentre siete ancora in attesa di capire quanti risultati diversi e soddisfacenti si possono avere con la mia adorata Garganega, Vi faccio vedere come viene appassita l’uva in queste zone.

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Un bel lavoraccio, ma quant’è bella?

Comunque le versioni passito fermo o spumante metodo classico hanno un gusto irresistibile (per quanto mi riguarda) e un’armonia che pochi vini dolci possono avere. Segnate nell’agenda la possibilità di fare un salto in questa piccola azienda dove Mariuccia vi racconterà l’amore che hanno per quest’uva e per tutto quello che è tradizione.

#cincin

La PRIMA DEL TORCOLATO – BREGANZE (VI)

Finito il periodo da dedicare all’appassimento dell’uva Vespaiola, varietà autoctona della zona di Breganze (VI), domenica 17 gennaio ho assistito per la prima volta alla manifestazione dedicata alla prima torchiatura delle uve appassite dai vari produttori nella piazza centrale della piccola cittadina vicentina.

Il programma della giornata era spalmato bene per non lasciare molti periodi vuoti a spasso per le viette del paese o per andare a passeggio nelle colline; devo dire che gli organizzatori sono stati bravi nel gestire la giornata dando la possibilità ai turisti di fermarsi per un pranzo.

Due fasce orarie, una al mattino e una nel tardo pomeriggio, dedicate all’apertura delle cantine per scoprire le realtà che producono questo nettare e un pomeriggio fitto di personaggi da conoscere in Piazza Mazzini a Breganze fino all’attesissima spremitura nel torchio della Vespaiola.

Una tradizione quella del Torcolato che viene portata avanti da secoli con la selezione dei migliori grappoli che vengono appesi alle travi dei granai e attorcigliati l’uno con l’altro (da cui il nome Torcolato)

Vi lascio qualche scatto della cerimonia e del mio “Fruttaiotour” dove ho visitato i grandi colossi Maculan e Beato Bartolomeo di Breganze per poi andare alla scoperta di Ca’ Biasi e Col Dovigo.

Alla prossima

#cincin

“Garganica, alla scoperta dei vini vulcanici del Gambellara DOC”

#consigliodelgiorno

Winelover siete pronti per andare a passeggio tra i vigneti questo week end?

Volevo proporvi quest’evento che si svolgerà da domani, per tre giorni, nei quattro comuni del vicentino produttori di Gambellara DOC.

garganica