Vinicio Bronzo – Caprino (VR)

Durante quest’estate rovente ho pianificato una piccola sosta enoica a Caprino Veronese, un paese alle pendici del Monte Baldo, non molto lontano dal confine con il Trentino e soprattutto a qualche chilometro dal Lago di Garda.

Vinicio Bronzo è una piccola azienda vitivinicola dei Colli di Caprino, fondata nel 1978, a conduzione familiare e con 18 ettari di terreno vitato.

I vigneti sono allocati in tre differenti aree: le colline intorno alla cantina con terreni argillosi, marnosi e ricchi di scheletro; i colli di Rivoli con il suolo più minerale e un clima maggiormente mitigato dal Lago di Garda; la pianura di Caprino con dei terreni “speciali” per la produzione del Bardolino Chiaretto.

2.500 ettolitri di vino venduti quasi in egual misura tra sfuso e in bottiglia, con una notevole numerica di etichette: ben 10 vini da conoscere e gustare che nascono in questo piccolo ritaglio di paradiso veronese.

Vi presento qualche sfumatura di casa Bronzo partendo con una bollicina frizzante chiamata SCIA’. E’ uno chardonnay (“sciardonnay”) con 2,5 bar di pressione e un residuo zuccherino tra gli 8 e i 10g/l. Un frizzantino dalla spuma croccante e fine, rifermentato circa 30-40 giorni in autoclave. La vendemmia anticipata verso metà agosto contribuisce al mantenimento di una spalla acida decisa. Al naso si presenta fresco e d’impatto con un bouquet di pere, mele verdi e note delicate di fiori bianchi. L’annata 2017 assaggiata è beverina e facile, anche se nello stesso tempo il suo carattere peperino persiste in bocca. Finale sapido che incita la beva.0

Dalla freschezza estiva dello SCIA’, faccio un salto indietro con le stagioni grazie al Pinot Grigio LA PREARA 2017. Un vino che rimanda ai prati primaverili, colmi di margherite ed erba appena tagliata. Ottenuto principalmente con l’uva di un vigneto coltivato con vigne di trent’anni su terrazzamenti in collina e da una piccola percentuale proveniente dai vigneti di Ceredello. Quest’ultimi presentano un terreno limoso e pieno di ciottoli che conferisce una splendida mineralità all’interno di questo calice che si presenta fruttato e delicato. In bocca si gusta con un sorso leggero, fresco, lievemente sapido, dal finale con effetto talcato e retrogusto di mela leggermente matura. La piacevole acidità si mantiene durante tutta la degustazione mentre si respira quest’attimo di primavera.

La terza proposta è il SAUVIGNON BLANC, la passione di Davide, il figlio del Sig. Vinicio. Uva spesso poco apprezzata da nasi e palati… forse perchè incisiva e persistente come impatto di profumi intensi ma poco romantici. Fatto sta che per Davide (e lo ammetto… anche per me) il Sauvignon è un po’ una debolezza alla quale è difficile rinunciare. Assaggio così l’annata 2017, la seconda vendemmia di produzione di un piccolo vigneto “di test”, posizionato in un’area abbastanza ombreggiata. Davide con questo vino, ritenuto ancora un esperimento, punta a dei risultati che possano sprigionare un buon livello di acidità e sentori erbacei. Ad oggi presenta un naso tradizionale, con un’esplosione di frutta che vira dal tropicale (principalmente ananas, mango e passion fruit) alle pere e ai fiori di sambuco. Finale con una leggere note balsamiche e di foglie di menta fresca, mentre l’evoluzione dei profumi è attiva ed affascinante. La mineralità si presenta delicata al naso e ben presente anche degustandolo, permanendo soprattutto sul finale. Una storia da assaggiare con questo effetto rinfrescante, degno anch’esso della stagione in corso.

Un attimo di sosta… poi mi sono letteralmente innamorata di un calice chiaro e lucente, dal color rosso rubino splendente del BARDOLINO DOC. Esprime tradizione, freschezza e giovinezza solo guardandolo, come il Bardolino del “c’era una volta…”. Corvina, Rondinella e Molinara si spremono insieme in questo “succo d’uva” piacevole e agile in bocca. E’ veloce con il suo corpo morbido, ma lascia tante tracce lungo la sua strada in bocca. I profumi sono principalmente di frutti rossi e spezie, ma la cosa che mi ha fatto innamorare è stata la sensazione di bere con facilità uva che sa di vita. Nulla di più, non riesco a spiegarlo meglio perchè nella mia degustazione si è presentato con la grazia dei vini di Borgogna, che non danno motivazioni e ti lasciano senza parole.

Concludo questa parte “estiva” di degustazione suggerendovi di programmare una piccola fuga enoturistica prima che le giornate non permettano di godervi la posizione di questo piccolo borgo collinare.

Se invece cercate l’autunno in anticipo, il CABERNET, LE SELVOLE e TERRE ROSSE fanno al caso vostro: due versioni di Cabernet Sauvignon che terminano il loro affinamento diversamente e una Corvina in purezza.

Il CABERNET 2015 è lavorato completamente in acciaio, imbottigliato un anno dopo il “termine dei lavori” e un affinamento rilassante di un anno in bottiglia per cercare di evitare l’aspetto rude del vitigno. E’ di colore rubino intenso, con un olfatto tendente principalmente a sentori fruttati, erbacei e balsamici. Di buon corpo, piacevole, morbido con una leggera acidità e dei tannini setosi. E’ accomodante al palato e regala una sensazione di pienezza che termina con una continua salivazione grazie alla componente sapida ben presente. Una buona espressione che trasmette l’importanza dell’uva.

LE SELVOLE 2015 si differenzia dal precedente per la vendemmia, nello stesso vigneto, posticipata di una settimana e l’affinamento di un anno in barrique usate. L’approccio con la degustazione mantiene la sensazione di facilità di beva, contornata da un bell’equilibro tra morbidezze e durezze per chiudersi con la sapidità. Al naso è erbaceo e balsamico, con note di muschio e liquirizia in sottofondo. La vaniglia delle barrique è solamente nebulizzata all’ossigenazione del vino.

TERRE ROSSE invece è un 100% di uva Corvina della collina sopra all’azienda, ripassata sulle vinacce del vino ICARO e affinata 4-5 mesi in tonneau. L’annata 2016 si presenta di colore rubino scarico, con note speziate, balsamiche ed eteree al primo vortice del calice che si tramutano in sentori fruttati di ciliegia e amarena sotto spirito man mano che si inizia ad approfondire la sua conoscenza. La linearità di casa Bronzo si trova anche in questa versione rara di Corvina, con acidità e leggerezza. La morbidezza smussa delicatamente il tannino verde, danzando nel palato con la stessa intensità e lasciando spazio alla chiusura sapida.

Questo piccolo viaggio non molto lontano da casa si conclude con ICARO, Corvina appassita qualche mese ed affinata due anni in botti veronesi. Un vino unico che vi lascio scoprire e apprezzare da soli.

Unica è stata anche questa mattinata trascorsa con Davide e Vinicio, che ringrazio per la disponibilità (per l’ottimo salame fatto in casa) e la voglia di essere ancora tradizionali con i vini che producono.

#cincin

Vigneti di Ettore – Valpolicella – Negrar

Ettore Righetti ha trascorso la parte più importante della sua vita lavorando per la Cooperativa di Negrar, ricoprendo diverse funzioni: da impiegato contabile a socio della cantina, fino a rivestire la carica di Presidente. Oggi ha 87 anni e affianca il figlio Giampaolo e il nipote Gabriele nella gestione e nelle scelte più importanti dell’azienda vitivinicola di casa, anche se le redini sono tenute principalmente dal nipote enologo di soli 25 anni.

Dopo decenni di conferimento delle uve alla Cantina Sociale, nel 2012 è iniziato il loro percorso vinificando e imbottigliando per conto proprio con il brand “VIGNETI DI ETTORE”.

La casa di famiglia, oltre ad avere gli spazi per la produzione e l’affinamento dei vini, è adibita a B&B. La sua posizione collinare sopra Negrar vanta un clima ben mitigato e una vista splendida sulla vallata, con il Lago di Garda all’orizzonte.

Possiedono venti ettari di vigneti di collina, frazionati in quattro aree, con un’altitudine che varia dai 200 ai 430 metri s.l.m, allevati a pergola e con alcune vigne vecchie (del 1930 circa).

Dalla vendemmia 2017, con la completa scissione dalla Cantina di Negrar, lavorano le differenti masse delle quattro aree e dei singoli cultivar per avere più opzioni di creazione di anno in anno, con piccoli esperimenti in vigna tra varietà autoctone tradizionali e alcune meno conosciute.

La vendemmia 2018 sarà la prima annata certificata BIO, rame e zolfo sono una scelta ormai irreversibile. La tiratura annua sta arrivando a circa 60.000 bottiglie e la ricerca di casa Righetti è verso vini asciutti e freschi, dove la parte muscolare è meno importante rispetto a freschezza e bevibilità.

Come punto di partenza della degustazione assaggio il ROSATO 2017, l’ultimo nato di casa Righetti. 3.000 bottiglie prodotte con uva Molinara, prevalentemente da vigne vecchie di 50 anni. Il tutto viene raccolto a mano nella zona di Moron dove il terreno è argilloso-limoso. Alla vista è un vino lucente e delicato, con un colore tra il corallo rosa e il rosa antico. Profuma di freschezza, di rose rosa e bianche appena raccolte, contornate da sfumature di gesso. Raffinato ed elegante. In bocca è secco, asciutto, fresco, con una nota finale leggermente salina (caratteristico dell’uva Molinara). Il sorso è facile e leggermente morbido. Un vino delicato, con ritorno di frutta fresca e sentori erbacei al retrogusto.

Stappiamo il VALPOLICELLA CLASSICO 2017 per la prima tappa del viaggio degustativo della gamma dei vini rossi. L’uvaggio è il tradizionale con uve Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara, appassite leggermente in cassetta per una settimana. Un bel rosso rubino alla vista, con un ventaglio all’olfatto di note burrose, rose rosse, rovi, foglie, frutta matura intensa e, per concludere, una spezia ben presente, soprattutto di chiodi di garofano. Stuzzica l’appetito semplicemente annusandolo. Leggermente tannico al sorso, anche se la salivazione continua nello step successivo dell’assaggio grazie all’impronta sapida. Lungo, ampio, persistente, diretto e pulito. Un imprinting rustico per la componente tannica e l’amarognolo finale, un vino che si ferma e rimane sul palato senza scivolare.

Il VALPOLICELLA CLASSICO SUPERIORE 2016 Pavàjo è un vino da tavola molto beverino che mantiene la freschezza di un Valpolicella, con un po’ di spalla e di struttura in più. L’appassimento delle uve diventa di qualche settimana per questo vino dal colore rosso rubino carico e lucente e l’affinamento avviene in botti grandi. Prevalgono i sentori fruttati con marmellata di bosco, frutta matura, prugne e susine rosse. Territorio e tradizione espressi in bocca, quello che ti aspetti sinceramente dalla Valpolicella. La componente astringente viaggia pari passo con quella acida, non è pesante con la gradazione alcolica e accompagna bene i piatti, soprattutto le carni. Stranamente la sapidità spunta anche qui sul finale…

RIPASSO 2015: viene introdotta la Croatina a supporto delle quattro uve per un vino al quale dedicano particolare attenzione e che rispecchia le origini della Famiglia e la soddisfazione di Ettore. Una marmellata di mirtilli appena aperto, che emana muschio, spezie dolci, pot-pourri e frutta man mano che si ossigena. Una bella verve in bocca, un nervo di acidità, bel tenore secco, poco zucchero. Tannino lineare al Superiore. Un Ripasso dinamico senza note caramellate, “Quello di una volta…senza fronzoli”, con la coccola dolce sul finale.

L’ultima annata di AMARONE, la 2014, presentata al pubblico lo scorso gennaio, danza leggera nel calice, il rubino si tinge di una veste più intensa. Naso elegante ed alternativo, per nulla imponente, si avverte effettivamente l’annata più fredda anche se le potenzialità di un grande rosso vengono rivelate già al primo sorso, un vino dalle grandi sorprese nel corso del tempo con l’evoluzione in bottiglia. Ha un carattere mansueto e presenta una componente tannica setosa. Il duro lavoro dell’annata difficile è da rispettare, il vino è comunque molto piacevole da gustare.

La vendemmia 2013 invece ha come risultato un vino dalla vista impenetrabile ed intensa. La parte degli aromi esce più spiccata e pulita man mano che prendono confidenza con il calice e l’ossigeno. La maggior parte dei profumi è di matrice dolce e speziata, come la caramella mou, il caramello, la liquirizia, il caffè e il cacao. Il frutto è maturo (una bella amarena) e contribuisce alla sua presentazione calda ed elegante.

ARSI 2015 è un I.G.T., un vino a sè per la sua personalità. Viene prodotto con 30% Corvina, 30% Corvinone, 30% Croatina e 10% Pelara provenienti dalla collina più alta. L’uva viene selezionata per l’appassimento in cassettine della durata di 60 giorni (contro i 120 dell’Amarone). L’affinamento in legno è di un anno solamente e soprattutto non fa la fermentazione malolattica. E’ la versione dove i profumi sono più spiccati. Il rubino è medio e al naso confonde con il suo ventaglio di erbe officinali, china, inchiostro e spezie. Meno frutta matura e confettura. In bocca parte molto morbido, seguito da tannini e acidità. Molto persistente e stuzzicante.

A chiusura il piccolo nettare del RECIOTO DI VALPOLICELLA, prodotto solamente nelle annate migliori, con una produzione di circa 15 ettolitri. Impenetrabile alla vista ed infinito mentre lo sorseggi. 
Come poter chiudere in maniera migliore questa carrellata di sapori ed emozioni?!

 

 

#cincin

 

 

Poggio delle Grazie – Castelnuovo del garda (VR)

E’ rilassante andar a trovare i vignaioli in primavera quando si inizia ad intravedere la nascita di una nuova vita, di una nuova annata fra i vigneti.

Lo è ancor di più quando vengono utilizzate poche pratiche invasive e la natura può avere il suo corso, quando fiori ed erba fresca sbocciano in mezzo ai filari.

Siamo a Castelnuovo del Garda, nell’entroterra del basso Lago di Garda, dai fratelli Brutti di POGGIO DELLE GRAZIE, piccola realtà vitivinicola che ha iniziato a vinificare dal 2014.

Quindici ettari di superficie vitata intorno alla cantina con un allevamento a guyot di Cortese, Trebbiano, Garganega, Corvina e Rondinella su un terreno prevalentemente argilloso.

Ben nove etichette contraddistinte dal caratteristico rosone della chiesetta situata sulla collina dove si trova l’azienda e risalente al periodo della guerra, costruita per riconoscenza alle Grazie.

L’utilizzo di lieviti indigeni e meno trattamenti possibili in vigna sono una peculiarità a casa Brutti, dove si possono scoprire versioni intriganti ed alternative di vini con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Con l’uva Cortese viene proposto il RIFERMENTATO IN BOTTIGLIA, annata 2014. Un vino frizzante non impegnativo con una buona bollicina per niente invasiva. Bouquet floreale e una leggera nota di miele al naso. Abbastanza sapido ed elegante, semplice e molto piacevole. Ottimo sia da solo sia con delle focacce.

Il piacere del RIFERMENTATO IN BOTTIGLIA viene sdoppiato anche nella versione ROSATA con Corvina e Rondinella, vendemmia 2015. Carattere maggiormente distintivo rispetto al bianco con sensazioni legate al mondo dell’erbaceo. La ciliegia non è ancora pronta nel frutto che andiamo a scovare al naso. In bocca la beva riempie maggiormente il palato con una tendenza leggermente amarotica sul finale ed una buona sapidità che genera salivazione. Si abbina facilmente ad un bel piatto di crostacei o alla pizza al taglio con un buon pomodoro e delle verdure grigliate.

Il CUSTOZA DOC 2016, appena imbottigliato, conferma una prevalenza di sentori floreali al naso, con una leggera nota di lievito amalgamato ad essi e a piccoli accenni erbacei. E’ ancora giovane, ma pronto a ripresentarsi più bilanciato ed elegante dopo un po’ di stabilità in bottiglia. La persistenza in bocca è già decisa e lunga con una buona freschezza. Non presenta la grande aromaticità e dolcezza che solitamente si trova in questi vini, motivo per cui lo definisco “alternativo”.

L’altra Doc che si discosta completamente dalle altre versioni della sua denominazione è il BARDOLINO CHIARETTO fermo. L’insieme di profumi parte con l’imprinting della tipologia di vino, virando alla frutta tropicale. La mineralità spicca sia all’olfatto che al gusto e l’eleganza regna in maniera lussureggiante.

Il PINOT GRIGIO 2014 è un vino solare, da gustare ed abbinare. Prodotto con una leggera macerazione sulle bucce ed un affinamento sulle fecce fini per oltre tre mesi. Ammaliante e coinvolgente, con una piccola sensazione dolce che riconduce a ricordi di un acino leggermente disidratato. Ottima la freschezza, la sapidità ed il richiamo ad una continua beva.

Mi faccio coinvolgere per ultimo da un calice di MARZEMINO 2014, leggermente appassito in cassetta e poi fermentato in tino di legno aperto con lavorazioni a mano. Sensazioni affumicate al naso, nel complesso leggero e di facile beva, con una traccia ben definita di sapidità e freschezza. Anche in questo caso la persistenza è veramente lunga.

Dopo tutti questi nuovi approcci con Poggio delle Grazie, vignaiolo Fivi, ho avuto la conferma che il piccolo produttore riesce a creare prodotti per differenziarsi dalla massa, per avere una sua identità che può veramente stupire i nostri palati.

Ora non mi resta che assaggiare il BARDOLINO non filtrato, probabilmente l’unico sul mercato presente in questa variante.

#cincin

La storia della Valpolicella – Quintarelli

La tradizione… la storia…

È tutto racchiuso qui ed è possibile scoprirlo.

Perché anche i grandi adorano raccontare e spiegare le scelte fatte nel corso degli anni, dalla vigna alla bottiglia.

Diamoci un taglio cara Garganuda!

Ritorno a Montecchia di Crosara, nella terra vulcanica del Monte Calvarina, dal mio amico pazzerello Andrea che mi ha richiamato all’ordine per godermi la potatura delle sue vigne vecchie di oltre 40 anni.

Dopo un’annata piuttosto difficile caratterizzata da freddo in fioritura, bombe d’acqua, acinellatura ed infine da peronospora, si riprendono in mano le vigne iniziando dalla potatura.

Andrea nel vigneto segue il metodo biodinamico e, come si vede dalle foto, per i tagli più “grandi” utilizza un cicatrizzante naturale a base di corno letame (preparato 500) e propoli.

E’ uno dei pochissimi produttori del mondo del Soave che fermenta il suo vino con lieviti indigeni, senza stabilizzarlo nè filtrarlo! Solitamente la sua Garganuda non supera i 40mg/L di solforosa… un concentrato di garganega che sa di camomilla in soli 11 gradi alcool.

Adesso non ci resta che attendere aprile per i trattamenti a base solamente di rame e zolfo sperando che la stagione 2017 regali una #garganudavulcano (quest’anno si chiamerà così) che ci possa emozionare.

Buon lavoro Andre!