Corte Bravi – Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR)

Vino e Musica possono essere due elementi che ben si sposano tra loro per aiutare a rilassarsi e godersi una situazione. Forse è per questo che da quando sono stata a Corte Bravi continuo ad ascoltare le playlist dedicate ai loro vini (scorrendo tra le foto potete capire meglio).

Siamo in piena zona classica della Valpolicella, un corpo unico di quattro ettari e mezzo di vigneti, all’interno di una piccola vallata con ciliegi, ulivi e bosco. Un terreno calcareo con tufo giallo che si ritrova nel percorso sensoriale dei vini che vi racconto di seguito.

Azienda giovane, nata nel 2011, che da qualche anno ha deciso di intraprendere una strada che richiama la natura e l’essenza del frutto delle viti: uva biologica, bassi solfiti, fermentazioni spontanee, vini non filtrati.

Una scelta molto coraggiosa ma da apprezzare.

Passeggiando tra le vigne in compagnia di Andrea, titolare dell’azienda con il fratello Ivano, inizia la nostra chiacchierata in mezzo alla natura. L’approccio in campagna è verso la biodinamica, con sovescio per arieggiare il terreno, piantando senape e sambuco, utilizzo di decotti e oli essenziali per ridurre l’utilizzo di rame e zolfo. Rese diminuite a 90 quintali/ettaro per le uve autoctone (corvina, corvinone, rondinella, molinara). Muretti a secco, da tradizione, e un piccolo fazzoletto di oseleta, una varietà veronese poco utilizzata per le basse rese, che i fratelli Brunelli usano come taglio nel Valpolicella Superiore e non solo.

Visto la ridotta produzione, vendemmia e lavorazione delle uve vengono gestite in simultanea, con uve raccolte in cassoni al mattino e pigiate nel pomeriggio.Unica eccezione per l’Amarone, con appassimento in cassette di legno fino a metà gennaio delle quattro uve e ventilazione naturale. 

Raccontandomi la produzione dei vini e le scelte di lavorazione, passeggiando tra i locali della cantina, Andrea mi cita U2, Rolling Stones, Led Zeppelin. “Ogni gruppo utilizza strumenti diversi per emozionare e anche il vino devi captare quello che ti dà e le sensazioni che ti trasmette”.

Così, finito il giro nei locali di affinamento tra tonneaux di rovere curvate a vapore (per ricercare solo la microssigenazione dei vini) e due anfore da 16 ettolitri, parte il giradischi ed è ora di concentrarci sui calici di casa Brunelli, sorseggiando al ritmo di musica.

Debutto con BOCIA, presentato a febbraio e dedicato al papà (ultimo di sette fratelli, il piccolo di casa, “el bocia” in dialetto veronese). Spremitura di rondinella in purezza, da 9,5 gradi. E’ il vino quotidiano, nella bottiglia da un litro, che ti accompagna durante le merende nutrienti o a tavola. Il rubino è lucente e vispo, il naso mi riporta a frutti e speziature delicate di infusi. Bevendolo non è leggero come mi sarei immaginata, anzi dispone di un bel caratterino. Acidità presente che si sposa con una buona sapidità. Rintocchi speziati e leggera arancia sanguinella nel retrogusto a chiusura di un sorso di buona persistenza.

Poi arriva TIMIDO, il vino bianco richiesto dalla mamma e il primo esperimento di Andrea dal 2018: molinara e rondinella pressate timidamente e vinificate in bianco. Viene trattato come un vino rosso, fa la malolattica e rimane 3-4 mesi in acciaio con batonnage frequenti fatti con azoto, senza filtrazioni e solamente un travaso per un bianco senza solfiti aggiunti. E’ timida la pressatura, ma non la struttura, un bianco che può accompagnare salumi, baccalà e qualche buon cicchetto veneziano. Note di mela verde, pompelmo e una sensazione amidacea che mi riempie la bocca. Fresco come si deve, ma soprattutto grande sapidità che spinge fino all’ultimo secondo di persistenza. Sarà divertente riprovarlo con un po’ di evoluzione in bottiglia rispetto all’annata degustata (imbottigliata da sole due settimane).

SCATTO, altra anteprima, 100% corvina da vigne di dieci anni, affinato quattro mesi in anfora da 16hl. Rosso vivo, frutto prevalente con fragolina di bosco e marasca, quasi in composta. Bocca secca rispetto al naso che mi avrebbe condotto verso un vino più abboccato e morbido. Ampio con diverse sfaccettature speziate. Sorso interessante e molto omogeneo nell’equilibrio.

Passando alla “tradizione” della denominazione, un bel calice di VALPOLICELLA CLASSICO 2020, con prevalenza di corvinone (quasi 50%), seguito da corvina e da un bel 15% di rondinella. Parliamo di un prodotto che esce però dai ritmi scanditi dal disciplinare, portandolo a un anno di affinamento in acciaio e quattro/cinque mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
Parte “Sweet Home Alabama” e la musica si fonde con questo rubino lucente, dalle speziature delicate al naso e dalla sensazione al palato di spremuta di melograno (per il mix di acidità, frutto e leggera astringenza della parte bianca del melograno). Il suolo calcareo dona leggerezza al naso e alla bocca, un vino che non cerca per forza il cibo. Lungo con ritorno di buccia di arancia, frutti rossi, prugna, erbe e spezie, quasi una tisana serale come insieme di profumi che continuano ad emergere dal calice e dal retrogusto.

Segue un altro piacere alla beva con il VALPOLICELLA CLASSICO SUPERIORE 2019, con un 20% di uva oseleta. Metà affinamento in legno per un anno e metà in acciaio per un 13,5° di tutto spessore, ma dotato di una beva non opulenta. Veste molto intensa e scura che riporta all’olfatto note di fiori secchi, frutti rossi e spezie sempre più prevalenti, per lo più di pepe nero. Un ricordo di karkadè. Sorso d’impatto astringente, di buon equilibrio con acidità e sapidità molto percettibili.

In chiusura, l’AMARONE annata 2017, con una selezione accurata delle migliori uve, quattro mesi di appassimento, oltre un mese di macerazione sulle bucce, affinamento di due anni in tonneau e un anno in bottiglia. Rispetto ai calici precedenti, passatemi il concetto di naso “invecchiato”. Chiudo gli occhi degustandolo e mi ritrovo a giocare a carte, poi a mangiare della buona carne che richiama il vino che sto sorseggiando. Relax, take it easy, ma non esagerare perché tra il romanticismo delle spezie al naso e l’estrema secchezza alla bocca ogni tanto si può sbandare mentre si assaggia questo Amarone.

Che dire, un’esperienza pura in compagnia di Andrea, Raja e Pascal tra le espressioni magiche della Valpolicella.

#cincin

Famiglia Marsilli – Tenuta La Casetta – Brentino Belluno (VR)

La provincia di Verona, oltre ad essere geograficamente eterogenea (a tal punto da includere lago, colline, montagne e pianura), è pure ricca di denominazioni vitivinicole.

Tra queste si scorda spesso quella localizzata in un piccolo fazzoletto a confine con il Trentino, sulla Strada della Terra dei Forti, così rinominata per la presenza di fortificazioni militari.

Ebbene sì, per la prima volta sono andata a scoprire quell’areale a Brentino Belluno, un paese ai piedi del Monte Baldo e costeggiato dal Fiume Adige. Il paesaggio da ammirare in questa valle tra i monti presenta una distesa di vigneti fra la pianura e la collina che giovano delle condizioni pedoclimatiche, compresa l’Ora del Garda, un vento molto prezioso che rinfresca le mattine.

La Famiglia Marsilli, conosciuta per la produzione di salumi, circa cinquanta anni fa acquistò l’azienda agricola La Casetta, situata nell’omonima località di Brentino Belluno, sulla sponda occidentale dell’Adige.

Dei sette ettari di vigne di proprietà (a corpo unico) della Tenuta, vi sono ancora due vigneti storici del 1982 di Chardonnay e Sauvignon.

Tra le altre uve, coltivate su terreni minerali, ricchi di materiale di riporto della montagna, troviamo Pinot Grigio, Lagrein, Merlot, Cabernet Sauvignon e l’autoctono Lambrusco a foglia frastagliata Enantio. Lambrusco e Lagrein vengono allevati a guyot, gli altri invece a pergola semplice, piantati principalmente in base all’esposizione solare. 

Da oltre sei anni, Matteo Bellini realizza con la Famiglia Marsilli ben 9 prodotti, di cui un blend e 8 monovitigno, perchè la filosofia dell’azienda mette al primo posto la valorizzazione del vitigno.

Le mani esperte di Matteo sperimentano tutti i giorni nuove tecnologie dalla vendemmia alla bottiglia, tendendo alla riduzione della chimica. In campagna le attenzioni sono molteplici, come l’esclusione del diserbo, l’utilizzo di stallatico e spollonatrice.

Giunta l’ora della vendemmia, le uve vengono raccolte e portate in cella frigo per una notte. Solo il Pinot Grigio, nella versione vinificata in bianco e lavorata in acciaio, viene immediatamente pressato a caduta per evitare la cessione del colore. 

Tra le differenti modalità di lavorazione dei vini prodotti, i rossi macerano un mese, il Merlot viene gestito con cappello sommerso per due mesi con le vinacce, qualcuno affina in botti, qualcun’altro si gode le anfore.

Qua ogni vino ha la propria carta d’identità personalizzata.

Aprendo le danze in compagnia di Matteo, lo

CHARDONNAY assaggiato nell’annata 2019 è rimasto nei tank di acciaio fino a giugno 2020 per poi essere imbottigliato. Il calice paglierino luminoso è dotato di un bouquet abbastanza ampio di note di pera ed erbe aromatiche, con preponderanza sull’aspetto salino. Fresco, ben equilibrato con una buona persistenza e solforosa bassissima. Ancora giovane, con un bel potenziale di invecchiamento. A seguire, un calice romantico ed affascinante di

PINOT GRIGIO RAMATO 2019. Eleganza al naso con frutti tropicali, note croccanti di acino d’uva, violetta e leggera pasticceria. La sua veste rame tende maggiormente al rosa rispetto all’arancione. Texture vellutata al sorso, raffinato e leggero. La mineralità, ben presente dal naso alla bocca, chiude assieme al frutto con una piacevole lunghezza. In anteprima il

SAUVIGNON 2018 in anfora. Una produzione limitata di 3,5 quintali di uva, messa a contatto due mesi con le bucce e affinata un anno in anfora senza solforosa. Confettura di albicocca, ricordi di crostata con note leggermente burrose, distillato di erbe e l’immancabile mineralità tra i profumi di questo neonato. Un naso avvolgente e un sorso accattivante. Dei tre mi risulta il più sapido e insieme alla sua maturità figura molto piacevole da godersi a pranzo in compagnia. Tra i rossi, abbiamo assaggiato il

LAGREIN 2018 fermentato in barrique e poi lasciato in serbatoi di acciaio fino all’imbottigliamento. Speziatura intensa d’impatto con pepe nero e chiodi di garofano seguiti da piccoli frutti rossi. Rubino molto luminoso. Un impatto secco e tannico al sorso, divertente, pimpante, con leggere note balsamiche che si incastrano nel retrogusto alla mineralità ben presente. Gli altri li ho tenuti per la prossima occasione! Quello che è emerso, dopo un pomeriggio a La Casetta, è la qualità del tempo e del lavoro. I vini vengono lasciati riposare il tempo giusto prima di esser venduti (indicativamente mai prima di un anno) e per perseguire i risultati attesi servono tanta cura e passione. Se vi va di andarli a trovare, hanno anche un Agritur con una splendida piscina riscaldata…

#cincin

Vinicio Bronzo – Caprino veronese (VR)

Durante quest’estate rovente ho pianificato una piccola sosta enoica a Caprino Veronese, un paese alle pendici del Monte Baldo, non molto lontano dal confine con il Trentino e soprattutto a qualche chilometro dal Lago di Garda.

Vinicio Bronzo è una piccola azienda vitivinicola dei Colli di Caprino, fondata nel 1978, a conduzione familiare e con 18 ettari di terreno vitato.

I vigneti sono allocati in tre differenti aree: le colline intorno alla cantina con terreni argillosi, marnosi e ricchi di scheletro; i colli di Rivoli con il suolo più minerale e un clima maggiormente mitigato dal Lago di Garda; la pianura di Caprino con dei terreni “speciali” per la produzione del Bardolino Chiaretto.

2.500 ettolitri di vino venduti quasi in egual misura tra sfuso e in bottiglia, con una notevole numerica di etichette: ben 10 vini da conoscere e gustare che nascono in questo piccolo ritaglio di paradiso veronese.

Vi presento qualche sfumatura di casa Bronzo partendo con una bollicina frizzante chiamata SCIA’. E’ uno chardonnay (“sciardonnay”) con 2,5 bar di pressione e un residuo zuccherino tra gli 8 e i 10g/l. Un frizzantino dalla spuma croccante e fine, rifermentato circa 30-40 giorni in autoclave. La vendemmia anticipata verso metà agosto contribuisce al mantenimento di una spalla acida decisa. Al naso si presenta fresco e d’impatto con un bouquet di pere, mele verdi e note delicate di fiori bianchi. L’annata 2017 assaggiata è beverina e facile, anche se nello stesso tempo il suo carattere peperino persiste in bocca. Finale sapido che incita la beva.0

Dalla freschezza estiva dello SCIA’, faccio un salto indietro con le stagioni grazie al Pinot Grigio LA PREARA 2017. Un vino che rimanda ai prati primaverili, colmi di margherite ed erba appena tagliata. Ottenuto principalmente con l’uva di un vigneto coltivato con vigne di trent’anni su terrazzamenti in collina e da una piccola percentuale proveniente dai vigneti di Ceredello. Quest’ultimi presentano un terreno limoso e pieno di ciottoli che conferisce una splendida mineralità all’interno di questo calice che si presenta fruttato e delicato. In bocca si gusta con un sorso leggero, fresco, lievemente sapido, dal finale con effetto talcato e retrogusto di mela leggermente matura. La piacevole acidità si mantiene durante tutta la degustazione mentre si respira quest’attimo di primavera.

La terza proposta è il SAUVIGNON BLANC, la passione di Davide, il figlio del Sig. Vinicio. Uva spesso poco apprezzata da nasi e palati… forse perchè incisiva e persistente come impatto di profumi intensi ma poco romantici. Fatto sta che per Davide (e lo ammetto… anche per me) il Sauvignon è un po’ una debolezza alla quale è difficile rinunciare. Assaggio così l’annata 2017, la seconda vendemmia di produzione di un piccolo vigneto “di test”, posizionato in un’area abbastanza ombreggiata. Davide con questo vino, ritenuto ancora un esperimento, punta a dei risultati che possano sprigionare un buon livello di acidità e sentori erbacei. Ad oggi presenta un naso tradizionale, con un’esplosione di frutta che vira dal tropicale (principalmente ananas, mango e passion fruit) alle pere e ai fiori di sambuco. Finale con una leggere note balsamiche e di foglie di menta fresca, mentre l’evoluzione dei profumi è attiva ed affascinante. La mineralità si presenta delicata al naso e ben presente anche degustandolo, permanendo soprattutto sul finale. Una storia da assaggiare con questo effetto rinfrescante, degno anch’esso della stagione in corso.

Un attimo di sosta… poi mi sono letteralmente innamorata di un calice chiaro e lucente, dal color rosso rubino splendente del BARDOLINO DOC. Esprime tradizione, freschezza e giovinezza solo guardandolo, come il Bardolino del “c’era una volta…”. Corvina, Rondinella e Molinara si spremono insieme in questo “succo d’uva” piacevole e agile in bocca. E’ veloce con il suo corpo morbido, ma lascia tante tracce lungo la sua strada in bocca. I profumi sono principalmente di frutti rossi e spezie, ma la cosa che mi ha fatto innamorare è stata la sensazione di bere con facilità uva che sa di vita. Nulla di più, non riesco a spiegarlo meglio perchè nella mia degustazione si è presentato con la grazia dei vini di Borgogna, che non danno motivazioni e ti lasciano senza parole.

Concludo questa parte “estiva” di degustazione suggerendovi di programmare una piccola fuga enoturistica prima che le giornate non permettano di godervi la posizione di questo piccolo borgo collinare.

Se invece cercate l’autunno in anticipo, il CABERNET, LE SELVOLE e TERRE ROSSE fanno al caso vostro: due versioni di Cabernet Sauvignon che terminano il loro affinamento diversamente e una Corvina in purezza.

Il CABERNET 2015 è lavorato completamente in acciaio, imbottigliato un anno dopo il “termine dei lavori” e un affinamento rilassante di un anno in bottiglia per cercare di evitare l’aspetto rude del vitigno. E’ di colore rubino intenso, con un olfatto tendente principalmente a sentori fruttati, erbacei e balsamici. Di buon corpo, piacevole, morbido con una leggera acidità e dei tannini setosi. E’ accomodante al palato e regala una sensazione di pienezza che termina con una continua salivazione grazie alla componente sapida ben presente. Una buona espressione che trasmette l’importanza dell’uva.

LE SELVOLE 2015 si differenzia dal precedente per la vendemmia, nello stesso vigneto, posticipata di una settimana e l’affinamento di un anno in barrique usate. L’approccio con la degustazione mantiene la sensazione di facilità di beva, contornata da un bell’equilibro tra morbidezze e durezze per chiudersi con la sapidità. Al naso è erbaceo e balsamico, con note di muschio e liquirizia in sottofondo. La vaniglia delle barrique è solamente nebulizzata all’ossigenazione del vino.

TERRE ROSSE invece è un 100% di uva Corvina della collina sopra all’azienda, ripassata sulle vinacce del vino ICARO e affinata 4-5 mesi in tonneau. L’annata 2016 si presenta di colore rubino scarico, con note speziate, balsamiche ed eteree al primo vortice del calice che si tramutano in sentori fruttati di ciliegia e amarena sotto spirito man mano che si inizia ad approfondire la sua conoscenza. La linearità di casa Bronzo si trova anche in questa versione rara di Corvina, con acidità e leggerezza. La morbidezza smussa delicatamente il tannino verde, danzando nel palato con la stessa intensità e lasciando spazio alla chiusura sapida.

Questo piccolo viaggio non molto lontano da casa si conclude con ICARO, Corvina appassita qualche mese ed affinata due anni in botti veronesi. Un vino unico che vi lascio scoprire e apprezzare da soli.

Unica è stata anche questa mattinata trascorsa con Davide e Vinicio, che ringrazio per la disponibilità (per l’ottimo salame fatto in casa) e la voglia di essere ancora tradizionali con i vini che producono.

#cincin

Vigneti di Ettore – Valpolicella – Negrar (VR)

Ettore Righetti ha trascorso la parte più importante della sua vita lavorando per la Cooperativa di Negrar, ricoprendo diverse funzioni: da impiegato contabile a socio della cantina, fino a rivestire la carica di Presidente. Oggi ha 87 anni e affianca il figlio Giampaolo e il nipote Gabriele nella gestione e nelle scelte più importanti dell’azienda vitivinicola di casa, anche se le redini sono tenute principalmente dal nipote enologo di soli 25 anni.

Dopo decenni di conferimento delle uve alla Cantina Sociale, nel 2012 è iniziato il loro percorso vinificando e imbottigliando per conto proprio con il brand “VIGNETI DI ETTORE”.

La casa di famiglia, oltre ad avere gli spazi per la produzione e l’affinamento dei vini, è adibita a B&B. La sua posizione collinare sopra Negrar vanta un clima ben mitigato e una vista splendida sulla vallata, con il Lago di Garda all’orizzonte.

Possiedono venti ettari di vigneti di collina, frazionati in quattro aree, con un’altitudine che varia dai 200 ai 430 metri s.l.m, allevati a pergola e con alcune vigne vecchie (del 1930 circa).

Dalla vendemmia 2017, con la completa scissione dalla Cantina di Negrar, lavorano le differenti masse delle quattro aree e dei singoli cultivar per avere più opzioni di creazione di anno in anno, con piccoli esperimenti in vigna tra varietà autoctone tradizionali e alcune meno conosciute.

La vendemmia 2018 sarà la prima annata certificata BIO, rame e zolfo sono una scelta ormai irreversibile. La tiratura annua sta arrivando a circa 60.000 bottiglie e la ricerca di casa Righetti è verso vini asciutti e freschi, dove la parte muscolare è meno importante rispetto a freschezza e bevibilità.

Come punto di partenza della degustazione assaggio il ROSATO 2017, l’ultimo nato di casa Righetti. 3.000 bottiglie prodotte con uva Molinara, prevalentemente da vigne vecchie di 50 anni. Il tutto viene raccolto a mano nella zona di Moron dove il terreno è argilloso-limoso. Alla vista è un vino lucente e delicato, con un colore tra il corallo rosa e il rosa antico. Profuma di freschezza, di rose rosa e bianche appena raccolte, contornate da sfumature di gesso. Raffinato ed elegante. In bocca è secco, asciutto, fresco, con una nota finale leggermente salina (caratteristico dell’uva Molinara). Il sorso è facile e leggermente morbido. Un vino delicato, con ritorno di frutta fresca e sentori erbacei al retrogusto.

Stappiamo il VALPOLICELLA CLASSICO 2017 per la prima tappa del viaggio degustativo della gamma dei vini rossi. L’uvaggio è il tradizionale con uve Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara, appassite leggermente in cassetta per una settimana. Un bel rosso rubino alla vista, con un ventaglio all’olfatto di note burrose, rose rosse, rovi, foglie, frutta matura intensa e, per concludere, una spezia ben presente, soprattutto di chiodi di garofano. Stuzzica l’appetito semplicemente annusandolo. Leggermente tannico al sorso, anche se la salivazione continua nello step successivo dell’assaggio grazie all’impronta sapida. Lungo, ampio, persistente, diretto e pulito. Un imprinting rustico per la componente tannica e l’amarognolo finale, un vino che si ferma e rimane sul palato senza scivolare.

Il VALPOLICELLA CLASSICO SUPERIORE 2016 Pavàjo è un vino da tavola molto beverino che mantiene la freschezza di un Valpolicella, con un po’ di spalla e di struttura in più. L’appassimento delle uve diventa di qualche settimana per questo vino dal colore rosso rubino carico e lucente e l’affinamento avviene in botti grandi. Prevalgono i sentori fruttati con marmellata di bosco, frutta matura, prugne e susine rosse. Territorio e tradizione espressi in bocca, quello che ti aspetti sinceramente dalla Valpolicella. La componente astringente viaggia pari passo con quella acida, non è pesante con la gradazione alcolica e accompagna bene i piatti, soprattutto le carni. Stranamente la sapidità spunta anche qui sul finale…

RIPASSO 2015: viene introdotta la Croatina a supporto delle quattro uve per un vino al quale dedicano particolare attenzione e che rispecchia le origini della Famiglia e la soddisfazione di Ettore. Una marmellata di mirtilli appena aperto, che emana muschio, spezie dolci, pot-pourri e frutta man mano che si ossigena. Una bella verve in bocca, un nervo di acidità, bel tenore secco, poco zucchero. Tannino lineare al Superiore. Un Ripasso dinamico senza note caramellate, “Quello di una volta…senza fronzoli”, con la coccola dolce sul finale.

L’ultima annata di AMARONE, la 2014, presentata al pubblico lo scorso gennaio, danza leggera nel calice, il rubino si tinge di una veste più intensa. Naso elegante ed alternativo, per nulla imponente, si avverte effettivamente l’annata più fredda anche se le potenzialità di un grande rosso vengono rivelate già al primo sorso, un vino dalle grandi sorprese nel corso del tempo con l’evoluzione in bottiglia. Ha un carattere mansueto e presenta una componente tannica setosa. Il duro lavoro dell’annata difficile è da rispettare, il vino è comunque molto piacevole da gustare.

La vendemmia 2013 invece ha come risultato un vino dalla vista impenetrabile ed intensa. La parte degli aromi esce più spiccata e pulita man mano che prendono confidenza con il calice e l’ossigeno. La maggior parte dei profumi è di matrice dolce e speziata, come la caramella mou, il caramello, la liquirizia, il caffè e il cacao. Il frutto è maturo (una bella amarena) e contribuisce alla sua presentazione calda ed elegante.

ARSI 2015 è un I.G.T., un vino a sè per la sua personalità. Viene prodotto con 30% Corvina, 30% Corvinone, 30% Croatina e 10% Pelara provenienti dalla collina più alta. L’uva viene selezionata per l’appassimento in cassettine della durata di 60 giorni (contro i 120 dell’Amarone). L’affinamento in legno è di un anno solamente e soprattutto non fa la fermentazione malolattica. E’ la versione dove i profumi sono più spiccati. Il rubino è medio e al naso confonde con il suo ventaglio di erbe officinali, china, inchiostro e spezie. Meno frutta matura e confettura. In bocca parte molto morbido, seguito da tannini e acidità. Molto persistente e stuzzicante.

A chiusura il piccolo nettare del RECIOTO DI VALPOLICELLA, prodotto solamente nelle annate migliori, con una produzione di circa 15 ettolitri. Impenetrabile alla vista ed infinito mentre lo sorseggi. 
Come poter chiudere in maniera migliore questa carrellata di sapori ed emozioni?!

 

 

#cincin

 

 

Poggio delle Grazie – Castelnuovo del garda (VR)

E’ rilassante andar a trovare i vignaioli in primavera quando si inizia ad intravedere la nascita di una nuova vita, di una nuova annata fra i vigneti.

Lo è ancor di più quando vengono utilizzate poche pratiche invasive e la natura può avere il suo corso, quando fiori ed erba fresca sbocciano in mezzo ai filari.

Siamo a Castelnuovo del Garda, nell’entroterra del basso Lago di Garda, dai fratelli Brutti di POGGIO DELLE GRAZIE, piccola realtà vitivinicola che ha iniziato a vinificare dal 2014.

Quindici ettari di superficie vitata intorno alla cantina con un allevamento a guyot di Cortese, Trebbiano, Garganega, Corvina e Rondinella su un terreno prevalentemente argilloso.

Ben nove etichette contraddistinte dal caratteristico rosone della chiesetta situata sulla collina dove si trova l’azienda e risalente al periodo della guerra, costruita per riconoscenza alle Grazie.

L’utilizzo di lieviti indigeni e meno trattamenti possibili in vigna sono una peculiarità a casa Brutti, dove si possono scoprire versioni intriganti ed alternative di vini con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Con l’uva Cortese viene proposto il RIFERMENTATO IN BOTTIGLIA, annata 2014. Un vino frizzante non impegnativo con una buona bollicina per niente invasiva. Bouquet floreale e una leggera nota di miele al naso. Abbastanza sapido ed elegante, semplice e molto piacevole. Ottimo sia da solo sia con delle focacce.

Il piacere del RIFERMENTATO IN BOTTIGLIA viene sdoppiato anche nella versione ROSATA con Corvina e Rondinella, vendemmia 2015. Carattere maggiormente distintivo rispetto al bianco con sensazioni legate al mondo dell’erbaceo. La ciliegia non è ancora pronta nel frutto che andiamo a scovare al naso. In bocca la beva riempie maggiormente il palato con una tendenza leggermente amarotica sul finale ed una buona sapidità che genera salivazione. Si abbina facilmente ad un bel piatto di crostacei o alla pizza al taglio con un buon pomodoro e delle verdure grigliate.

Il CUSTOZA DOC 2016, appena imbottigliato, conferma una prevalenza di sentori floreali al naso, con una leggera nota di lievito amalgamato ad essi e a piccoli accenni erbacei. E’ ancora giovane, ma pronto a ripresentarsi più bilanciato ed elegante dopo un po’ di stabilità in bottiglia. La persistenza in bocca è già decisa e lunga con una buona freschezza. Non presenta la grande aromaticità e dolcezza che solitamente si trova in questi vini, motivo per cui lo definisco “alternativo”.

L’altra Doc che si discosta completamente dalle altre versioni della sua denominazione è il BARDOLINO CHIARETTO fermo. L’insieme di profumi parte con l’imprinting della tipologia di vino, virando alla frutta tropicale. La mineralità spicca sia all’olfatto che al gusto e l’eleganza regna in maniera lussureggiante.

Il PINOT GRIGIO 2014 è un vino solare, da gustare ed abbinare. Prodotto con una leggera macerazione sulle bucce ed un affinamento sulle fecce fini per oltre tre mesi. Ammaliante e coinvolgente, con una piccola sensazione dolce che riconduce a ricordi di un acino leggermente disidratato. Ottima la freschezza, la sapidità ed il richiamo ad una continua beva.

Mi faccio coinvolgere per ultimo da un calice di MARZEMINO 2014, leggermente appassito in cassetta e poi fermentato in tino di legno aperto con lavorazioni a mano. Sensazioni affumicate al naso, nel complesso leggero e di facile beva, con una traccia ben definita di sapidità e freschezza. Anche in questo caso la persistenza è veramente lunga.

Dopo tutti questi nuovi approcci con Poggio delle Grazie, vignaiolo Fivi, ho avuto la conferma che il piccolo produttore riesce a creare prodotti per differenziarsi dalla massa, per avere una sua identità che può veramente stupire i nostri palati.

Ora non mi resta che assaggiare il BARDOLINO non filtrato, probabilmente l’unico sul mercato presente in questa variante.

#cincin