Vigneti di Ettore – Valpolicella – Negrar

Ettore Righetti ha trascorso la parte più importante della sua vita lavorando per la Cooperativa di Negrar, ricoprendo diverse funzioni: da impiegato contabile a socio della cantina, fino a rivestire la carica di Presidente. Oggi ha 87 anni e affianca il figlio Giampaolo e il nipote Gabriele nella gestione e nelle scelte più importanti dell’azienda vitivinicola di casa, anche se le redini sono tenute principalmente dal nipote enologo di soli 25 anni.

Dopo decenni di conferimento delle uve alla Cantina Sociale, nel 2012 è iniziato il loro percorso vinificando e imbottigliando per conto proprio con il brand “VIGNETI DI ETTORE”.

La casa di famiglia, oltre ad avere gli spazi per la produzione e l’affinamento dei vini, è adibita a B&B. La sua posizione collinare sopra Negrar vanta un clima ben mitigato e una vista splendida sulla vallata, con il Lago di Garda all’orizzonte.

Possiedono venti ettari di vigneti di collina, frazionati in quattro aree, con un’altitudine che varia dai 200 ai 430 metri s.l.m, allevati a pergola e con alcune vigne vecchie (del 1930 circa).

Dalla vendemmia 2017, con la completa scissione dalla Cantina di Negrar, lavorano le differenti masse delle quattro aree e dei singoli cultivar per avere più opzioni di creazione di anno in anno, con piccoli esperimenti in vigna tra varietà autoctone tradizionali e alcune meno conosciute.

La vendemmia 2018 sarà la prima annata certificata BIO, rame e zolfo sono una scelta ormai irreversibile. La tiratura annua sta arrivando a circa 60.000 bottiglie e la ricerca di casa Righetti è verso vini asciutti e freschi, dove la parte muscolare è meno importante rispetto a freschezza e bevibilità.

Come punto di partenza della degustazione assaggio il ROSATO 2017, l’ultimo nato di casa Righetti. 3.000 bottiglie prodotte con uva Molinara, prevalentemente da vigne vecchie di 50 anni. Il tutto viene raccolto a mano nella zona di Moron dove il terreno è argilloso-limoso. Alla vista è un vino lucente e delicato, con un colore tra il corallo rosa e il rosa antico. Profuma di freschezza, di rose rosa e bianche appena raccolte, contornate da sfumature di gesso. Raffinato ed elegante. In bocca è secco, asciutto, fresco, con una nota finale leggermente salina (caratteristico dell’uva Molinara). Il sorso è facile e leggermente morbido. Un vino delicato, con ritorno di frutta fresca e sentori erbacei al retrogusto.

Stappiamo il VALPOLICELLA CLASSICO 2017 per la prima tappa del viaggio degustativo della gamma dei vini rossi. L’uvaggio è il tradizionale con uve Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara, appassite leggermente in cassetta per una settimana. Un bel rosso rubino alla vista, con un ventaglio all’olfatto di note burrose, rose rosse, rovi, foglie, frutta matura intensa e, per concludere, una spezia ben presente, soprattutto di chiodi di garofano. Stuzzica l’appetito semplicemente annusandolo. Leggermente tannico al sorso, anche se la salivazione continua nello step successivo dell’assaggio grazie all’impronta sapida. Lungo, ampio, persistente, diretto e pulito. Un imprinting rustico per la componente tannica e l’amarognolo finale, un vino che si ferma e rimane sul palato senza scivolare.

Il VALPOLICELLA CLASSICO SUPERIORE 2016 Pavàjo è un vino da tavola molto beverino che mantiene la freschezza di un Valpolicella, con un po’ di spalla e di struttura in più. L’appassimento delle uve diventa di qualche settimana per questo vino dal colore rosso rubino carico e lucente e l’affinamento avviene in botti grandi. Prevalgono i sentori fruttati con marmellata di bosco, frutta matura, prugne e susine rosse. Territorio e tradizione espressi in bocca, quello che ti aspetti sinceramente dalla Valpolicella. La componente astringente viaggia pari passo con quella acida, non è pesante con la gradazione alcolica e accompagna bene i piatti, soprattutto le carni. Stranamente la sapidità spunta anche qui sul finale…

RIPASSO 2015: viene introdotta la Croatina a supporto delle quattro uve per un vino al quale dedicano particolare attenzione e che rispecchia le origini della Famiglia e la soddisfazione di Ettore. Una marmellata di mirtilli appena aperto, che emana muschio, spezie dolci, pot-pourri e frutta man mano che si ossigena. Una bella verve in bocca, un nervo di acidità, bel tenore secco, poco zucchero. Tannino lineare al Superiore. Un Ripasso dinamico senza note caramellate, “Quello di una volta…senza fronzoli”, con la coccola dolce sul finale.

L’ultima annata di AMARONE, la 2014, presentata al pubblico lo scorso gennaio, danza leggera nel calice, il rubino si tinge di una veste più intensa. Naso elegante ed alternativo, per nulla imponente, si avverte effettivamente l’annata più fredda anche se le potenzialità di un grande rosso vengono rivelate già al primo sorso, un vino dalle grandi sorprese nel corso del tempo con l’evoluzione in bottiglia. Ha un carattere mansueto e presenta una componente tannica setosa. Il duro lavoro dell’annata difficile è da rispettare, il vino è comunque molto piacevole da gustare.

La vendemmia 2013 invece ha come risultato un vino dalla vista impenetrabile ed intensa. La parte degli aromi esce più spiccata e pulita man mano che prendono confidenza con il calice e l’ossigeno. La maggior parte dei profumi è di matrice dolce e speziata, come la caramella mou, il caramello, la liquirizia, il caffè e il cacao. Il frutto è maturo (una bella amarena) e contribuisce alla sua presentazione calda ed elegante.

ARSI 2015 è un I.G.T., un vino a sè per la sua personalità. Viene prodotto con 30% Corvina, 30% Corvinone, 30% Croatina e 10% Pelara provenienti dalla collina più alta. L’uva viene selezionata per l’appassimento in cassettine della durata di 60 giorni (contro i 120 dell’Amarone). L’affinamento in legno è di un anno solamente e soprattutto non fa la fermentazione malolattica. E’ la versione dove i profumi sono più spiccati. Il rubino è medio e al naso confonde con il suo ventaglio di erbe officinali, china, inchiostro e spezie. Meno frutta matura e confettura. In bocca parte molto morbido, seguito da tannini e acidità. Molto persistente e stuzzicante.

A chiusura il piccolo nettare del RECIOTO DI VALPOLICELLA, prodotto solamente nelle annate migliori, con una produzione di circa 15 ettolitri. Impenetrabile alla vista ed infinito mentre lo sorseggi. 
Come poter chiudere in maniera migliore questa carrellata di sapori ed emozioni?!

 

 

#cincin

 

 

La storia della Valpolicella – Quintarelli

La tradizione… la storia…

È tutto racchiuso qui ed è possibile scoprirlo.

Perché anche i grandi adorano raccontare e spiegare le scelte fatte nel corso degli anni, dalla vigna alla bottiglia.

Monte Santoccio – Fumane (VR)

Dopo aver collaborato undici anni con Giuseppe Quintarelli, esperienza umana molto forte e costruttiva, Nicola Ferrari ha deciso di gestire la piccola azienda agricola di famiglia situata in Località Santoccio, a Fumane.

E’ l’anno 1998 quando acquista 3 ettari di vigneti nei pressi dell’azienda e comincia la propria avventura. Inizialmente le uve venivano conferite alle cantine sociali, la svolta avviene nel 2006 con la scelta di produrre proprie etichette in piccole quantità, circa 5.000 bottiglie tra Amarone e Ripasso.‎

Il terreno argilloso della zona ha permesso alle viti una produzione più redditizia ed importante a partire dal quinto anno. Questo aspetto e l’aumento della superficie vitata hanno permesso una produzione sulle 30.000 bottiglie a partire dal 2012.

L’eleganza fa da padrona sull’eccessiva struttura in queste versioni della DOC Valpolicella.

L’annata 2015 del Valpolicella Classico, proposto come entrée, è frutto delle quattro uve principali (Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara) che per la prima volta sono rimaste in affinamento 8-9 mesi in vasche di cemento, rispetto alle versioni precedenti per le quali veniva utilizzato solamente l’acciaio. Il rosso rubino è ben concentrato, il frutto al naso è intenso ed accompagnato da note dolci eleganti. La percezione dell’acidità rinfresca il palato e si intreccia con un leggero tannino verde. Di buon corpo, con un finale che riscalda insieme al ritorno dell’amarena che incanta.

Nel Valpolicella Superiore 2014 la frutta invece si sposa con fiori, pepe nero, un accenno di muschio e un ricordo di caramella, quasi zucchero a velo. Sorprende l’acidità spiccata di primo impatto che riporta al mondo degli agrumi, con un finale morbido e persistente. Un anno in acciaio per 2/3 del prodotto, il restante invece affina in barrique, sempre per un anno.

Affinamento di due anni in tonneaux e botti grandi per il rubino intenso e concentrato del Ripasso 2014. Lo annusiamo e mi sembra di assaporare una confettura di ciliegie, contornata da note erbacee e minerali che riconducono al terreno. Il tannino passa leggermente in bocca e si bilancia con l’acidità spiccata che genera salivazione. La ciligia emerge anche in bocca, con un finale leggermente sapido.

La libera espressione del vino di Nicola è SantoccioRosso, piacevole, biricchino ma conquistatore. Un intreccio tra uve autoctone ed internazionali: Corvina e Corvinone in appassimento fino a fine dicembre assemblate a Merlot, Sangiovese e Cabernet precedentemente pigiati freschi. Una sosta in barrique di rovere per due anni amplia le sensazioni olfattive importanti di questo rosso granato. Il sorso è “succoso” e morbido all’ingresso, seguito da tannini docili e da una buona acidità. Lunga la persistenza con un ritorno stranamente legato al gelsomino (una sensazione piacevole da provare…). Con il calore dei suoi 15° rispunta la ciliegia, stavolta sottospirito.

La scorpacciata di ciliegie si conclude con l’Amarone 2012, da gustarsi in modalità “slow”. Buongiorno Chiodi di Garofano! E buongiorno anche a voi Chicchi d’Uva!

Vi lascio così… con questo ricordo di dolcezza per coccolarvi e stuzzicarvi il pensiero in queste serate gelide.

#cincin‎

 

 

Mizzon – il Valpolicella di Nicola

Siamo a Quar, un piccolo quartiere di San Pietro in Cariano, all’interno della zona classica della DOC Valpolicella dove Nicola, di soli 29 anni, gestisce l’azienda vitivinicola ereditata dal nonno.

Da sei anni ha incentrato il lavoro nella produzione di vini classici della denominazione mantenendo le tradizioni e quel mix di varietà di uve ritrovate in mezzo ai filari. L’azienda possiede sei ettari sia in collina che in pianura con vigne vecchie dai quaranta ai sessant’anni, allevate a pergola veronese e concimate con letame (eliminando il concime chimico da quattro anni).

La continua sperimentazione e la tanta voglia di fare vino si vede negli occhi di questo ragazzo e i suoi risultati assaggiati in degustazione sono estremamente puliti ed interessanti, frutti di una perfetta sintesi dei vini tradizionali della Valpolicella.

Il Valpolicella 2013 presenta note intense di frutto rosso sotto spirito. Chiaro e netto il connubio equilibrato della morbidezza e dell’acidità con chiusura leggermente sapida. Di buona persistenza.

Sorseggiando il Valpolicella Superiore 2013 l’uva passa e il dolce “sugolo” lasciano un bel ricordo contornate da sentori amidacei, leggera vaniglia e una netta cannella. Facile la beva con una lieve nota amara e con un cuore caldo. Ottima ed equilibrata l’acidità.

Il Ripasso 2012 danza nel bicchiere… Al naso risulta importante e coinvolgente con l’uvetta che è finita sotto spirito, ciliega matura, accenni di spezie e di corteccia. Prevale la morbidezza con una leggera sapidità ed una punta di acidità. Tannicità lieve che non stona. Vorrei farvelo assaggiare in questo momento, decisamente pulito e valido.

L’annata 2008 dell’Amarone gioca in bocca con un ingresso morbido e “dolce”, come un Recioto. Un secondo e poi si sprigionano alcool e struttura in questo sorso elegante segnato da note prevalentemente balsamiche ed animali. Il tannino qui è amaricante in senso positivo.

Dulcis in fundo un ‘boom’ di profumi del Recioto della Valpolicella dove ciliegia sotto spirito, chiodi di garofano e cenere al primo impatto  ti possono stregare. Più che un vino, sembra di assaporare una caramella che si scioglie in bocca. Quelle con il ripieno bello ciccione. Ecco, adesso che ve l’ho scritto vorrei berlo nuovamente!

Ci sono altre due chicche da Mizzon, ma dovete andarle a scoprire voi…

ps: Nicola è stata una delle scoperte del #mercatofivi 2016, da non dimenticare.

#cincin

Terre di Gnirega – Marano di Valpolicella (VR)

Non vedevo l’ora di sedermi a tavola con Francesco e suo papà Luigi per farmi raccontare quanto tengono alle loro vigne sulla collina centrale di Marano e alla produzione biologica del Valpolicella DOC.

La loro è una piccola azienda “spezzettata” nei sotterranei della corte vecchia di famiglia, in piena zona classica della Valpolicella, con tre ettari e mezzo di superficie vitata su cinque e mezzo di proprietà totale.

Vigneti, ciliegi e ulivi sono a pieno regime biologico certificato dal 1989, anche se il signor Luigi già negli anni Settanta iniziava a fare le prime prove.

Un terreno ricco di elementi nutritivi che non necessita dell’applicazione del sovescio, vigne in coppia per una lavorazione più pulita e trattamenti minimi di rame e zolfo. Francesco, passeggiando tra le vigne, mi ha fatto capire quanto ogni singolo elemento della natura possa essere prezioso per arrivare a dei risultati che rispecchino a pieno il territorio.

Fino al 2010 la produzione era indirizzata principalmente all’autoconsumo e agli amici, successivamente hanno deciso di farsi conoscere al mondo.

Gironzolando in cantina con il calice in mano la degustazione che mi hanno proposto presentava differenti situazioni sensoriali da valutare: dal vino in cisterna giunto a fine fermentazione, al vino imbottigliato recentemente, alle bottiglie da testare e riclassificare dopo l’apertura fatta qualche giorno prima e, per finire, al vino dimenticato nell’angolo della cantina, un Amarone 2007 diseredato (non volutamente) dall’affinamento in legno.

Tra i loro vini mi ha fatto piacere assaggiare nuovamente il DISARMONICO 2013, conosciuto la prima volta a Castellaro Lagusello, un Valpolicella Classico bocciato dal consorzio per la colorazione troppo chiara. Sarà anche scarico, ma berlo è stato un piacere. Pulito, dotato di ottima acidità e buoni toni di alcol. Tannino leggero che lascia un ricordo in chiusura. Quasi da sorseggiare come aperitivo, un calice di facile beva ma accattivante nello stesso tempo.

Genuinità, linearità e semplicità sono le tre parole che descrivono al meglio questa piccola realtà e i suoi vini. Tutti da conoscere ed esplorare!

Ogni tanto non limitatevi alle convenzioni perchè le sorprese sono sempre dietro l’angolo!

#cincin