Brunello di Montalcino – Esperimento n.2 – Poggio di sotto

Nel mio viaggio in giro per Montalcino non poteva mancare una sosta dal rinomato Poggio di Sotto.

La proprietà, acquistata da Colle Massari a fine 2011, possiede dieci ettari di superficie vitata nella zona sud-est, suddivisi in tre posizioni che vanno dai 200 metri s.l.m., vicino al fiume Orcia, ai 400 metri della collina. Situazione che comporta tre momenti di vendemmia visto i diversi tempi di maturazione delle uve. Selezione maniacale in vigna con una produzione bassissima e un grappolo massimo per tralcio, mirata a raccogliere uva dedicata a divenire Brunello.

La vinificazione viene fatta in una sola tranche, un unico prodotto fino al secondo anno di affinamento in botte: da Poggio di Sotto non c’è differenza tra Rosso e Brunello, né in vendemmia né in scelte legate alla vinificazione. Dopo due anni di affinamento in legno la proprietà e gli enologi scelgono quali botti dell’annata sono pronte per il mercato come Rosso di Montalcino DOC. Il resto, definito ancora crudo, rimane altri due anni in botte (quattro anni totali) per diventare Brunello di Montalcino DOCG. Nelle annate migliori inoltre il team, sempre senza differenziazioni durante vendemmia e vinificazione, sceglie l’unica botte da dedicare alla Riserva, in cui l’affinamento raggiunge i cinque anni.

Seduta a tavola con l’enologo ho scoperto queste anteprime:

Rosso di Montalcino 2014 con due anni di affinamento in botte (uno in più rispetto il disciplinare). Un campione da botte per capire com’era il vino prima dello stress dell’imbottigliamento. Un’annata molto difficile la 2014, caratterizzata dalla mancanza di una vera e propria estate, con acini dalla buccia fragile e ancora acerbi in vendemmia.Al naso esce il frutto rosso, leggero chiodo di garofano, pepe, pot-pourri, un soffio di caffè e liquirizia. Ingresso elegante e nello stesso tempo fresco in bocca. Carica la dose di frutta a bacca rossa nel retrogusto, leggermente tannico con finale accattivante e dotato di buona sapidità. Possiede una dignità notevole questo Rosso, davvero sorprendente.

Brunello 2012 con 42 mesi di botte ed imbottigliato a luglio 2016. Situazione un po’ anomala, tenendo il vino il più possibile in evoluzione in botte.Ampio e ammaliante con fiori, frutti, note di rossetto, una leggera balsamicità e spezie.Il sorso ti conquista con questa sensazione fruttata che vira dal mirtillo al ribes rosso. Ottima  spalla acida con un tannino presente ma non insistente. Una gradevolezza unica con una buona morbidezza.

Brunello Riserva 2011, imbottigliato a marzo 2016. Si tratta della prima vendemmia di Colle Massari dopo l’acquisizione dell’azienda. Cioccolato fondente al naso con note marcate animali, cenere, tabacco. Molto caldo in bocca con una base bella fresca (che si risconta comunque in tutti e tre i vini), tannino lineare e poco invadente.Con queste percezioni mi sono ritrovata su una poltrona davanti al camino con un sigaro e del buon cioccolato fondente.

Vini abbastanza giovani ma spettacolari, con sfaccettature continuamente differenti. Fortunatamente l’esplorazione non finiva mai.

La selezione maniacale premia.

#cincin

La prima volta a Montalcino – #BenvenutoBrunello2017

Ho partecipato per la prima volta a #BenvenutoBrunello, l’anteprima delle nuove annate dei vini Brunello di Montalcino 2012, Brunello di Montalcino Riserva 2011 e Rosso di Montalcino 2015 organizzata dal Consorzio all’interno del Complesso di Sant’Agostino, nel centro della storica cittadina di Montalcino.

133 produttori a confronto, pronti a stappare i neonati davanti ad un pubblico veramente impressionante. La prima DOCG d’Italia ha richiamato l’attenzione di esperti del settore e di appassionati, presentandosi nel suo splendore per l’annata 2012, valutata cinque stelle.

Conoscere questo Sangiovese in chiave curata ed “invecchiata” è stato veramente interessante per me che bazzico sempre in mezzo ad altri uvaggi.

Vi riepilogo nelle foto le etichette testate dal mio palato durante l’anteprima, ma seguiranno i racconti a casa di qualche vignerons passando dall’imponente e tradizionalista al temerario e sognatore.

E allora non ci resta che sognare.

Chianti Classico – Esperimento n.3 – Marchesi Antinori

Qui non servono molte parole per descrivere l’azienda Marchesi Antinori che ha coniugato tradizione ed innovazione.

Un must da scoprire, una tappa obbligatoria se si passa da quelle parti…

#cincin

 

Chianti Classico – Esperimento n.1 – Monteraponi

Ogni tanto fuggo dalla mia amata Verona per scoprire qualcosa di diverso.

Ho scelto come primo approccio con Mister Chianti Classico l’Azienda Agricola Biologica Monteraponi a Radda in Chianti, nel cuore della zona classica della DOC.

La famiglia Braganti ha acquistato questo borgo nel 1974 e dal 1997 il figlio Michele si è immerso completamente in questa avventura vitivinicola con dieci ettari di vigne in mezzo alle colline con terreno alberese, di pietra bianca. Siamo ad una altitudine dai 420 ai 560 metri, Baron Ugo è il loro Cru che vanta una delle altitudini maggiori di tutto il Chianti Classico.

Dal 2003 vinificano ed imbottigliano vini tipici e delicati da uve vendemmiate i primi di ottobre con tutta la calma di cui necessita il Sangiovese.

Ogni stanza sotterranea del borgo custodisce questi piccoli segreti che sostano in cemento, per la vinificazione e la malolattica, e nelle botti grandi per la maturazione e l’affinamento. Ogni etichetta ha la sua botte, tutti gli incroci tra vino e legno vengono scelti scrupolosamente.

L’esplosione del frutto e degli agrumi sono rappresentativi dei vini dell’Azienda, uniti da una linearità nella freschezza e balsamicità finale.

Non male come primo esperimento!

#cincin