Lambrusco a Palazzo

Lambrusco a Palazzo è una manifestazione pensata per scoprire le peculiarità nel mondo dei Lambruschi.

Le quattro province produttive di Parma, Reggio Emilia, Mantova e Modena si sono riunite lo scorso week end nella splendida cornice del Complesso Monastico Polironiano a San Benedetto Po (MN) con oltre 150 etichette in degustazione.

Un percorso didattico per sfatare i preconcetti legati al nome del Lambrusco, troppo spesso ritenuto un “vinello” di bassa gradazione alcolica, poco strutturato e prodotto in grosse quantità. I ben informati sanno invece che la realtà è diversa, non è possibile produrre poco per un problema fisico della pianta del Lambrusco che perderebbe equilibrio, il frutto non sarebbe corretto e la qualità non all’altezza: avremmo quindi un altro vino. Tra le molteplici varianti di questo prodotto ci sono diverse combinazioni tra tanti vitigni (Salamino, Grasparossa, Maestri, Montericco, Sorbara, Marani, Ancellotta, Benelli, Barghi,Viadanese, Oliva, ecc…) e le differenti zone di produzione che possono essere apprezzate nelle loro caratteristiche di bevibilità e freschezza. Tra un calice e l’altro ho avuto l’opportunità di captare quanto possono essere differenti le espressioni di queste uve e dei loro territori, con un punto di incontro dalle caratteristiche ben precise:

  • colore che vira dal tenue “rosato” del Sorbara a concentrazioni di rubino e viola.
  • profumi particolarmente incisivi di frutta rossa, dalle fragoline alle bacche di bosco.
  • bollicina non invadente che facilita la beva.
  • retrogusto leggermente erbaceo che arriva anche ad un senso di selvaggio, rustico e tradizionale.

Da apprezzare inoltre le sfumature molto invitanti in versione rosata e rifermentato in bottiglia. Con la grande acidità di base che sprigiona la Vite Labrusca i risultati sono da gustare e non da sottovalutare!

Insomma, nessun limite nell’esplorazione per degustare colui che è definito il MADE IN ITALY NEL MONDO, il vino rosso frizzante più conosciuto a livello internazionale.

#cincin

Poggio delle Grazie – Castelnuovo del garda (VR)

E’ rilassante andar a trovare i vignaioli in primavera quando si inizia ad intravedere la nascita di una nuova vita, di una nuova annata fra i vigneti.

Lo è ancor di più quando vengono utilizzate poche pratiche invasive e la natura può avere il suo corso, quando fiori ed erba fresca sbocciano in mezzo ai filari.

Siamo a Castelnuovo del Garda, nell’entroterra del basso Lago di Garda, dai fratelli Brutti di POGGIO DELLE GRAZIE, piccola realtà vitivinicola che ha iniziato a vinificare dal 2014.

Quindici ettari di superficie vitata intorno alla cantina con un allevamento a guyot di Cortese, Trebbiano, Garganega, Corvina e Rondinella su un terreno prevalentemente argilloso.

Ben nove etichette contraddistinte dal caratteristico rosone della chiesetta situata sulla collina dove si trova l’azienda e risalente al periodo della guerra, costruita per riconoscenza alle Grazie.

L’utilizzo di lieviti indigeni e meno trattamenti possibili in vigna sono una peculiarità a casa Brutti, dove si possono scoprire versioni intriganti ed alternative di vini con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Con l’uva Cortese viene proposto il RIFERMENTATO IN BOTTIGLIA, annata 2014. Un vino frizzante non impegnativo con una buona bollicina per niente invasiva. Bouquet floreale e una leggera nota di miele al naso. Abbastanza sapido ed elegante, semplice e molto piacevole. Ottimo sia da solo sia con delle focacce.

Il piacere del RIFERMENTATO IN BOTTIGLIA viene sdoppiato anche nella versione ROSATA con Corvina e Rondinella, vendemmia 2015. Carattere maggiormente distintivo rispetto al bianco con sensazioni legate al mondo dell’erbaceo. La ciliegia non è ancora pronta nel frutto che andiamo a scovare al naso. In bocca la beva riempie maggiormente il palato con una tendenza leggermente amarotica sul finale ed una buona sapidità che genera salivazione. Si abbina facilmente ad un bel piatto di crostacei o alla pizza al taglio con un buon pomodoro e delle verdure grigliate.

Il CUSTOZA DOC 2016, appena imbottigliato, conferma una prevalenza di sentori floreali al naso, con una leggera nota di lievito amalgamato ad essi e a piccoli accenni erbacei. E’ ancora giovane, ma pronto a ripresentarsi più bilanciato ed elegante dopo un po’ di stabilità in bottiglia. La persistenza in bocca è già decisa e lunga con una buona freschezza. Non presenta la grande aromaticità e dolcezza che solitamente si trova in questi vini, motivo per cui lo definisco “alternativo”.

L’altra Doc che si discosta completamente dalle altre versioni della sua denominazione è il BARDOLINO CHIARETTO fermo. L’insieme di profumi parte con l’imprinting della tipologia di vino, virando alla frutta tropicale. La mineralità spicca sia all’olfatto che al gusto e l’eleganza regna in maniera lussureggiante.

Il PINOT GRIGIO 2014 è un vino solare, da gustare ed abbinare. Prodotto con una leggera macerazione sulle bucce ed un affinamento sulle fecce fini per oltre tre mesi. Ammaliante e coinvolgente, con una piccola sensazione dolce che riconduce a ricordi di un acino leggermente disidratato. Ottima la freschezza, la sapidità ed il richiamo ad una continua beva.

Mi faccio coinvolgere per ultimo da un calice di MARZEMINO 2014, leggermente appassito in cassetta e poi fermentato in tino di legno aperto con lavorazioni a mano. Sensazioni affumicate al naso, nel complesso leggero e di facile beva, con una traccia ben definita di sapidità e freschezza. Anche in questo caso la persistenza è veramente lunga.

Dopo tutti questi nuovi approcci con Poggio delle Grazie, vignaiolo Fivi, ho avuto la conferma che il piccolo produttore riesce a creare prodotti per differenziarsi dalla massa, per avere una sua identità che può veramente stupire i nostri palati.

Ora non mi resta che assaggiare il BARDOLINO non filtrato, probabilmente l’unico sul mercato presente in questa variante.

#cincin