Transit Farm e l’Anteprima di Bojo Fosco – Fara Vicentino (VI)

Passata una decade dalla nascita della Transit in versione Farm (Transit infatti vive di stile e moda da oltre 30 anni), domenica 5 luglio è stato presentato Bojo Fosco, l’ultima etichetta dell’azienda vitivinicola vicentina situata in piena DOC Breganze.

Bojo Fosco 2018 è un Signor Pinot Grigio, coltivato su terreno vulcanico, che ha seguito una strada alternativa:

– ad ottobre prima vinificazione in bianco di una parte delle uve vendemmiate;

– alla prima fermentazione, a novembre, aggiunti gli acini della stessa uva, appassiti in fruttaio;

– partenza della seconda fermentazione molto lenta, fino alla primavera successiva.

In poche parole, viene applicata la tecnica del Governo, ma con una particolarità: l’utilizzo dell’anfora come contenitore, sia in fase fermentativa sia per l’affinamento.

Si presenta di un giallo paglierino lucente con riflessi dorati, ha un debutto interessante al naso ove prevalgono i sentori del contenitore (caramella d’orzo e resina), per poi emergere l’acino ed il bagaglio aromatico dell’uva. 15 gradi alcool percettibilissimi, ma equilibrati in bocca. Parte tannica elegante, la componente di freschezza non presenta limiti di lunghezza per la lunga persistenza. 

Andrà in bottiglia la settimana prossima e ammetto di essere incuriosita dal potenziale della sua evoluzione.

Bojo Fosco è uno degli ultimi risultati delle sperimentazioni di Transit Farm che segue completamente la sua filiera, senza interventi esterni, fino all’imbottigliamento dei suoi vini biologici (integralmente prodotti, come si suol dire).

L’azienda si estende su 25 ettari, di cui 13 vitati. Tra vigne, orto e fattoria spunta uno splendido cascinale con pietra vulcanica a vista, dove si può anche soggiornare. 

Un’atmosfera di relax affiancata dalla vita attiva della campagna con pavoni, cavalli e galline che pitturano lo sfondo di questa piccola cornice della collina vicentina.

La posizione dei piccoli appezzamenti vanta di buona esposizione al sole e ottima ventilazione che amplificano la leggerezza dei vini nei calici.

Vini che cercano di deviare lo standard di zona, prediligendo texture più accoglienti e fresche al palato, come un capo di puro lino.

Uno di questi è sicuramente il Torcolato, rinomato passito di Breganze, ottenuto da uve 100% Vespaiola, che si contraddistingue per i soli 100/130 g/L di zucchero, contro i 200 tradizionali. A breve verrà proposto vinificato ed affinato in anfora. Chissà come sarà questo passito innovativo…

Dopo aver conosciuto Bojo Fosco, Andrea e Lara di Transit hanno presentato le altre etichette della cantina.

Dal matrimonio dell’autoctona Vespaiola con Monsieur Pinot Nero nascono due spumanti: Cion, lo charmat lungo (ben 9 mesi in autoclave) e il Metodo Classico (100 mesi di rifermentazione sui lieviti). 

Cion 2018 è un brut da 7g/L che si veste di un delicato rosa, virato alla buccia di cipolla. E’ uno spumante fresco e smart, dalla bollicina fine ed elegante e un frutto rosso fresco al naso. Chiude al palato con una lunga salivazione. 

Scende il residuo zuccherino a 3g/L nel Metodo Classico, vendemmia 2011, che alla vista presenta sfumature più intense di rosa ramato e un perlage finissimo e abbastanza fitto. Il naso ha aromi di storia, creme, fiori secchi e leggera speziatura. Il sorso cremoso e leggermente liquoroso d’impatto, spinge verticalmente sull’acidità che ancora non delude. Ampio al palato e pulito il finale.

Virando sui rossi, nel calice mi ritrovo un Pinot Nero 2015 affinato un anno in tonneau. Note vellutate danzano sul palato, con un retrogusto speziato. Vino di facile approccio, merito della mineralità dei suoli. 

Per concludere il tasting, Botacin 2015, taglio bordolese di soli 12,5° che affina oltre un anno in barriques di secondo passaggio con tostatura lieve. Decisamente secco e asciutto, il Cabernet è docile e ben amalgamato al Merlot. Spiccata freschezza e buona persistenza.

Ciò che ho potuto testare in prima persona di Transit Farm è la cura del dettaglio in tutte le fasi di produzione, con un ciclo chiuso che attribuisce un valore sicuramente da apprezzare, vista la piccola produzione di 30.000 bottiglie.

#cincin

Il Metodo Classico secondo Campagnari – Goito (MN)

In questa primavera anomala ho optato per un tour nell’entroterra del mio amato Lago di Garda, dove la sua aria mitiga il clima e lascia lo zampino nei calici.

Oltrepassando a sud la rinomata zona del Lugana, le colline moreniche ospitano, principalmente nella provincia di Mantova, il frizzante rosso italiano d’eccellenza, il Lambrusco.

Voglio però raccontare un’avventura diversa. Tra Volta Mantovana e Monzambano, negli anni Novanta, un Professore di nome Michele Campagnari ha investito sui quei colli con le sue prime produzioni di vino, piantando tre uve blasonate per lo spumante, come Pinot Nero, Chardonnay e Pinot Bianco, lasciandosi intorno produzioni di uva Ruberti (vitigno autoctono per la produzione appunto della Doc Lambrusco Mantovano).

Oggi, dopo oltre vent’anni, la sua azienda Ca’ Roma si presenta nel mondo enologico con il nome FRATELLI CAMPAGNARI, con sede a Goito (MN).

Dietro alla nuova veste ci sono quattro fratelli, i figli di Michele, e a dirigere in prima linea la gestione dell’azienda agricola familiare è Maria. Dieci ettari di terreno vitato suddivisi in vari appezzamenti collinari tra Volta Mantovana e Borghetto, condotti con lotta integrata su un suolo scheletrico e bianco, povero di nutrienti ma in compenso molto minerale. La resa per ettaro si aggira attorno agli 80-90 quintali, con una produzione limitata a sole 20.000 bottiglie annue in quanto la restante parte delle uve vendemmiate viene venduta.

Il 90% delle etichette è rappresentato da spumanti champenoise millesimati (seppur non dichiarati sul fronte delle bottiglie per scelta aziendale) creati da uvaggi differenti delle tre uve.

L’ouverture tra il perlage di casa Campagnari inizia con il ROSE’: 85% Pinot Nero e 15% Pinot Bianco, 12 g/L di residuo zuccherino, 36 mesi di affinamento sui lieviti e sboccatura ottobre 2018. Osservando la sua veste color cipolla ramata, con riflessi oro-rosa che brilla di luce propria, la curiosità si è scatenata. Scintille croccanti al naso che stimolano la ricerca di cibo e vino, accostate a polvere, gesso, fiori secchi e paglia. In bocca prevale il gusto dell’uva e del vino senza fronzoli, il perlage non vince la battaglia in prima persona bloccando il palato. Le bollicine fini sono incorporate nel sorso pieno e leggero (in termini di facilità di beva). Pulisce e non infastidisce il tono acido rigido che arriva in fase secondaria rispetto la salinità. Il lievito è preziosamente incastrato nell’equilibrio del vino che conclude il suo percorso degustativo con ricordi di pompelmo e ribes rosso.

ELEGANT è il gemello eterozigote di Rosè per permanenza sui lieviti e sboccatura. Varia l’uvaggio con 50% di Pinot Bianco e 50% di Chardonnay, il residuo zuccherino scende a 10 g/L. Il suo colore giallo paglierino carico con sfaccettature dorate è intenso e lucente. Profuma di susine gialle e fiori di campo. Nuovamente la beva è facilissima apprezzandone l’eleganza. Sembra una gassosa spiritosa con alcune sensazioni al palato che ricordano il lime. Gustandolo con una temperatura di servizio leggermente più alta riempie la bocca con un buon corpo ed il sale lascia la scia. Nella sua lunga persistenza risulta particolare il retrogusto con tocchi erbacei e di liquer accattivante. Da aperitivo ma anche da abbinamento a tutto pasto.

Sono 60 invece i mesi della cuvée MILLESIMATO, annata 2010, con 1/3 Pinot Nero, 1/3 Pinot Bianco e 1/3 Chardonnay. Un signor Lievito croccante si manifesta elegantemente tra le note all’olfatto, accostato alla mineralità, al muschio e a sensazioni (fittizie) di legno di mobili antichi. Cremoso e persistente, senza scogli di durezze o morbidezze prevalenti. E’ un equilibrio di piacere che potrei consigliare come un aperitivo strong a secco o da grandi antipasti e primi piatti.

EXTREME entusiasma per l’eleganza e la sua storia che trasmette al naso, principalmente per merito dello Chardonnay. La cuvée è la classica del Millesimato, annata 2007, 6 g/L di zuccheri residui, 120 mesi sui lieviti, sboccato a giugno 2018. Il suo sorso è intrigante, pieno e lungo, richiama l’abbinamento ai crostacei. Sa’ di polvere di caffè mischiata a crosta di pane e succo di limone. Chiudendo gli occhi diventa brezza marina, sabbia, lettino, un bel libro e Adios. Impone relax di meditazione. Grande bollicina, da riprovare sicuramente.

Quattro spumanti fatti bene, puliti, eleganti e soprattutto non scontati.

L’ottimo rapporto qualità-prezzo è sicuramente un altro parametro che incentiva alla scoperta di quest’azienda. Se la soddisfazione che proverete assaggiandoli sarà a un buon livello allora potrò essere appagata del lavoro di approfondimento che cerco di fare nel tempo libero, dedicandomi a questi racconti per voi che non avete limiti nella ricerca di nuovi stimoli di-vini.

Alla prossima!

#cincin

 

Sandro de Bruno: approfondimenti diVini

 

Perché quando hai voglia di imparare…

….da Sandro devi andare!

http://www.sandrodebruno.it

Sandro de Bruno…. #traccediaperitivo