Barbaresco – Esperimento n.1 – Cascina delle Rose

A qualche passo dal borgo di Barbaresco, importante e storica DOCG delle Langhe, si trova la piccola realtà di Cascina delle Rose. Una casa di campagna dove si produceva vino già negli anni ’60, diventata successivamente un agriturismo con la vendita del proprio vino solamente alla clientela. Ora la gestione è di due fratelli, i pronipoti di coloro che quasi sessant’anni fa avevano piantato le vigne in questo posto magnifico: uno dei due si occupa della parte commerciale, il fratello invece predilige la produzione, dalla vigna alla cantina.

La proprietà si estende su quattro ettari di vigneti allevati a guyot. Accanto all’agriturismo, con esposizione a sud-ovest, sono dislocati i due cru di Nebbiolo per la produzione dei Barbaresco Rio Sordo e Tre stelle, mentre a metà collina sono posizionati i vigneti per il Langhe Nebbiolo, il Dolcetto e la Barbera d’Alba.

La filosofia di Davide porta equilibrio in vigna con l’obiettivo di produrre vini naturali, proposti con sei etichette e una produzione che si aggira sulle 25.000 bottiglie l’anno, di cui solamente 1.200 per i 2 Cru di Barbaresco. Questi ultimi si differenziano tra loro principalmente per le caratteristiche del terreno: Rio Sordo presenta un suolo ricco di acqua e più strutturato, con tante vigne degli anni ’58-’60 (che rappresentano le origini di Cascina delle Rose); Tre Stelle ha poco suolo ed è caratterizzato da marne, aspetto che determina tannini più fini e setosi. In questo caso è presente soltanto una vigna degli anni ’55-’60 in quanto nel 1996 è stato rifatto completamente il vigneto.

L’ultima annata è stata abbastanza calda ma di buona prospettiva. Davide ricorda che le uve Nebbiolo e Barbera erano stupende, con l’acino “croccante”. La raccolta è stata anticipata in primis con il Dolcetto, poi con la Barbera e il Nebbiolo.

La vendemmia viene fatta tutta a mano, raccogliendo le uve in cassette. Le uve di ogni vigna vengono messe in vasche separate e, con il semplice supporto della natura, i lieviti autoctoni danno inizio alla prima fermentazione dopo 2-3 giorni. Nei serbatoi inox non viene mantenuto il cappello in sospensione, ma un irroratore innaffia continuamente tutto il cappello con lo stesso vino, “pescato” dal basso del tino. La fermentazione dura dagli 8/12 giorni del Dolcetto, ai 15 giorni per il Nebbiolo.

La malolattica parte spontaneamente e viene svolta sempre in acciaio. Dolcetto e Barbera sostano e affinano nei serbatoi, mentre Nebbiolo e Barberesco vengono spostati in botti grandi per un lungo periodo. A Cascina delle Rose i travasi vengono svolti solamente con luna piena o calante, non vengono eseguite filtrazioni né chiarifiche. L’imbottigliamento viene suddiviso in due momenti dell’anno, esclusivamente due giorni dopo la luna piena: ad aprile per Barbera e Barbaresco, a maggio per Dolcetto e Nebbiolo. L’insieme di tutti questi accorgimenti viene trasmesso nelle emozioni che emanano i loro calici rossi.

Il DOLCETTO 2016 si presenta rosso porpora, molto carico ed intenso. Amarena sotto spirito al primo impatto, smussato da note delicate di talco, cipria e sentori muschiati. Di corpo, con tannino erbaceo, una buona acidità e un finale abbastanza sapido. Il tutto di notevole equilibrio. Facile ma spiritoso.

L’eleganza dei piccoli frutti di bosco contornati da sfumature di rossetto è il biglietto da visita del LANGHE NEBBIOLO 2016. Qui il rosso vira al rubino, sempre intenso al cuore. Tannino elegante e setoso, con una lieve astringenza. La chiusura in bocca è con la nota salina seguita da un’amarena leggermente acidula.

Assaggio successivamente e mi “mangio” la BARBERA D’ALBA 2015 prelevata dalla botte. Smalto, vernice, talco e marmellata di fragole. Un sorso equilibrato tra alcool e freschezza, con un’impronta tannica leggera e docile. Chissà come sarà alla fine dell’invecchiamento.

Chiudo con il BARBARESCO RIO SORDO 2014, imbottigliato lo scorso aprile. L’eleganza al naso del nebbiolo affinato in acciaio vira al distillato con polvere di caffè e chiodi di garofano. Il primo impatto in bocca è minerale e pulito. E’ caldo si, ma non pesante e danza sinuoso in bocca lasciando un retrogusto di scorze d’arance candite e prugne disidratate.

Se non avete in programma prossimamente un viaggio in Piemonte, ricordo che, nel periodo del Vinitaly, Cascina delle Rose sarà presente a Vini Veri di Cerea (VR), una kermesse di vini naturali da non perdere.

#cincin

Barolo – Esperimento n.1 – Marchesi di Barolo

Un viaggio tra tradizione e storia del Signor Barolo.

Spumanti d’Italia@Mogliano veneto

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…

Forse come i fantastici spumanti: parti da un prosecco per aperitivo, pasteggi con un fermo, concludi il pasto con un vino dolce e dopo un po’, magari sei ancora a tavola e pensi….. e se ci bevessimo un pàs dosè? giusto per pulire il palato?!?!

Io e tanti miei amici di “bevute” la pensiamo così!… e voi?

Beh a parte il pensiero del giorno, volevo raccontarvi dell’evento BOLLICINE D’ITALIA tenuto gli scorsi 5 e 6 ottobre a Villa Braida – Mogliano Veneto TV; una manifestazione legata a tutte gli spumanti d’Italia sia metodo classico che charmat.

Ma ricordiamo cos’è lo spumante: si definisce vino spumante un vino caratterizzato, all’atto della stappatura, dalla produzione di spuma più o meno persistente.
I principali vitigni utilizzati per fare questa tipologia di vino sono Pinot nero, Pinot bianco, Pinot Meunier e lo Chardonnay oltre al Moscato bianco, ovviamente per il caso dell’Asti spumante DOCG molto importante nel Piemonte, ma negli anni sono stati sperimentati con dei buoni risultati altri vitigni.
Quando la tecnica di produzione prevede la rifermentazione in bottiglia si parla di metodo classico (v. Ca’ Del Bosco e Berlucchi) se invece il processo avviene autoclave parliamo di Charmat.
E chi sono i responsabili di questa fantastica fermentazione? Ovviamente i lieviti che, trasformandosi in alcool e anidride carbonica successivamente sia in bottiglia che in autoclave, provocano la “presa di spuma”.

Tornando a noi BOLLICINE D’ITALIA era suddivisa in tre aree ma i produttori purtroppo erano posizionati in disordine, non in zone ben definite secondo le DOC.
Partendo con un’idea precisa, ovvero di ampliare le conoscenze delle Langhe, del Trento doc per continuare con altre realtà del Franciacorta e chiudendo con qualche vitigno particolare non sempre facile da scovare è stato un po’ un peccato questa disposizione. Ma tranquilli, di sicuro non mi ha fermato questo “inconveniente” e il risultato è questo:

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