Nevio Scala – Colli Euganei

Oggi vi parlo di un progetto ampio che unisce vino e natura: ci troviamo nei Colli Euganei, vicino al castello di Valbona, dove il Sig. Nevio Scala gestisce da tanti anni l’azienda agricola di famiglia.

Nel corso della sua vita ha svolto principalmente attività nel mondo del calcio professionistico, ma nel tempo libero non ha mai perso l’occasione per tornare a casa e gestire l’azienda agricola assieme al fratello, coltivando principalmente tabacco e uva in una campagna di circa cento ettari.

Negli ultimi quattro anni, i due figli di Nevio e la nuora hanno preso le redini dell’azienda, rivisitando il concetto di azienda agricola e ridefinendo i principali obiettivi per il loro nuovo progetto presente e futuro. Da un’agricoltura convenzionale, considerata principalmente come fonte di reddito, hanno eliminato a poco a poco l’utilizzo della chimica mettendo in piedi un piano B, ovvero la conversione in biologico sia dei vigneti che del seminativo, bonificando la pianura con stagni e paludi, investendo sul rimboschimento e utilizzando le risorse naturali per un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente.

Nel 2014 hanno piantato la Garganega su 3 ettari di terreno, un’uva versatile che si presta bene su quei suoli misto vulcanici ed alluvionali, fornendo varie sfaccettature sulla base di diversi fattori in vigna e in cantina.
Così dalle prime vendemmie di casa Scala “2.0” sono nate tre simpatiche proposte.

Il primo frangente della vendemmia, dopo metà agosto, solitamente permette di avere uve sane e acide per il Gargànte, un rifermentato in bottiglia su lieviti indigeni. La prima fermentazione avviene in vasche di acciaio per poi riposare in cemento fino a fine febbraio. L’imbottigliamento con i lieviti nativi viene fatto tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. In fase finale viene aggiunto un 3-4% minimo della stessa garganega appassita. L’annata 2017 è un frizzante naturale, senza solfiti aggiunti, dal naso raffinato ed elegante che evoca il profumo di fiori bianchi, pompelmo e menta fresca. Con i suoi soli 10,5 gradi può essere ideale per un aperitivo o un buon compagno di bevute estive. È fresco, di buon corpo, dotato di una spuma croccante e una sensazione rustica finale al palato. Abbastanza sapido, equilibrato ma soprattutto facile e pulito.

A seguire Dilètto, vendemmiato ad inizio settembre, vino bianco fermo da tutto pasto, lavorato in solo acciaio, senza chiarifiche nè filtrazioni. Fiori, agrumi e mineralità al naso. La degustazione in bocca risulta facile, fresca e pulita, con continua salivazione e un minimo tocco di astringenza che stuzzica l’accompagnamento al cibo. Completamente lineare al piccolo fratello frizzante.

Dall’ultima fase della vendemmia vengono ottenuti i grappoli delle uve più mature messi a fermentare in acciaio con le bucce per quasi due settimane per poi sostare in vasche di cemento. In questo caso l’annata 2016 di Cóntame è caratterizzata da un colore arancione del sole caldo estivo. Nuvole di frutta tropicale di primo acchito, seguite da leggere note di susina gialla, succo di arancia, erbe aromatiche secche e incenso. La piacevolezza e la delicatezza di questo orange wine sono notevoli e l’armonia che ci si ritrova nel palato a fine sorso appaga.

Tre espressioni di freschezza e pulizia che contraddistinguono i vini di Nevio Scala sul mercato artigianale.
Nella pianificazione del futuro prossimo, all’interno della tenuta stanno progettando la nuova cantina e dei percorsi per l’enoturismo tra le vigne. Ma non solo: possibilità di birdwatching nelle due zone lacustri e paseggiate tra i campi di tabacco (anche BIO) o nelle altissime piante di canapa. Tanti pezzetti di un puzzle che punta alla valorizzazione della natura e che potranno essere apprezzati tra qualche anno vicino a Valbona.

#cincin

Vignale di Cecilia – Colli Euganei

Nel bel mezzo della fase lunare ideale per l’imbottigliamento sono andata nei Colli Euganei a trovare Paolo Brunello, un vignaiolo ameno che, durante la scorsa edizione di Vulcanei, aveva attirato la mia attenzione per l’alto valore e la pulizia dei suoi vini rossi.

Paolo ha un trascorso importante nel mondo della musica in quanto ha suonato da professionista il violoncello fino al 1998.

Ad un certo punto di questa sua precedente vita ha cominciato a gestire dei vigneti piantati dal nonno sulle colline di Baone, finendo per innamorarsi di questa nuova avventura. Così nel 2000 inizia veramente a produrre vino, debuttando con la sua prima vinificazione e creando i vini per la sua azienda: VIGNALE DI CECILIA.

Un inizio da vignaiolo con solamente quattro ettari di uve a bacca rossa condotti in convenzionale. Man mano che il tempo passa si stacca dal mondo della musica e sente il bisogno di avvicinarsi sempre più alla natura, riducendo l’uso della chimica e approcciandosi ad una produzione artigianale dei suoi vini. Nel frattempo acquista altri vigneti, raggiungendo un totale di dodici ettari, e aumenta le etichette prodotte con una tiratura annua di 50/60.000 bottiglie.

In questo territorio unico, con terreno calcareo e vulcanico, vengono allevate le uve Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Carménère per dei vini rossi fini ed eleganti; Glera, Garganega, Tocai e Moscata (Moscato bianco) per dei vini bianchi freschi e sapidi, di pronta beva.

Tra le sette etichette prodotte da Paolo, BENAVIDES è il punto di partenza della nostra degustazione. E’ un vino bianco fermo, prodotto con uve Garganega e Moscato bianco (10-20% circa) da vigne vecchie coltivate in vigneti molto alti e dal suolo particolarmente calcareo. Bassa produzione per ceppo, raccolta a mano delle uve, pressatura dei grappoli interi senza macerazione, fermentazione spontanea a 20-22° con lieviti indigeni, qualche travaso e imbottigliamento in primavera. Il risultato nell’annata 2016 si presenta con un giallo verdolino acceso e un olfatto che punta principalmente alle sensazioni nette e spiccate di fiori bianchi, camomilla ed erbe aromatiche, seguite da note minerali. La sapidità è la chiave di lettura del gusto di questo vino, con intensa persistenza. E’ pulito e saporito, con quelle “briciole” di crosta di pane al palato. Un impatto verticale nella degustazione che con la sua decisione si impone per un bell’aperitivo, dei fritti o del pesce grasso.

COCAI 2016 nasce invece con un 100% Tocai, localizzato nella medesima posizione dei vigneti del BENAVIDES. Il suo nome è dedicato ai gabbiani, che ci riportano al mare e alla salinità. Il bouquet floreale è più ampio ed intenso con note sulfuree/minerali in chiusura. Il sorso è più morbido e delicato del primo, inizialmente ci sono delle note dolci per poi ritrovarsi con un’alta nota salata. Oleosità, burrosità e sapidità sopperiscono bene all’acidità che risulta un po’ scarsa. La facilità di beva è interessante e ben si abbina in concordanza con formaggi e carni bianche.

Dai terreni adiacenti alla cantina nascono invece i due tagli bordolesi che vi consiglio di scoprire se andate a trovare Paolo in cantina. Le sensazioni di appagamento nella beva vi coccoleranno, ma sicuramente l’espressione del sale di questi terreni dal fondale marino vi lasceranno un ricordo indelebile di VIGNALE DI CECILIA.

#cincin

Siemàn Vignaioli Artigiani – Colli Berici

Daniele, Andrea e Marco sono tre fratelli uniti dalla passione per il vino che, spinti dalla voglia di evadere dalla routine della vita d’ufficio, hanno deciso di rilevare nel 2013 una proprietà sui Colli Berici per dar vita a Siemàn (“sei mani” in dialetto padovano).

Dopo vari corsi di settore dedicati al vino e alla birra e a seguito di esperienze lavorative svolte in altre cantine, hanno ristrutturato parte del casale preso a Villaga (VI), sistemato i vigneti esistenti e piantato nuove vigne.

Siamo in collina e la suddivisione del terreno è particolare visto la sfaccettatura variegata del suolo che da un composto intenso di sabbia, argilla e limo, con l’aumentare dell’altitudine passa ad un insieme di tufo e gesso. Parte della superficie è boschiva sulla cima della collina, mentre al di sotto di essa si possono ammirare i vecchi sesti a cordone speronato e tutto il loro nuovo mondo a guyot con impianti molto fitti per una produzione di poca quantità di uva per pianta.

Tra le varietà coltivate la prevalenza è dedita alle specie autoctone con Tai Rosso, Corbinona, Turchetta, Manzoni. I fratelli Filippini gestiscono inoltre un vecchio vigneto a qualche chilometro di distanza, su un appezzamento base vulcanica nei Colli Euganei, sempre con uve del territorio quali Moscato Bianco e Garganega.

L’idea su cosa e come produrre era chiara fin dall’inizio, con una gestione delle vigne e del lavoro in cantina più incentrata alla produzione di vini naturali, trattamenti precauzionali a base di funghi, riduzione dell’utilizzo di rame, uso limitato di solfiti, fermentazioni spontanee e vini non filtrati.

La prima annata di produzione, il tormentato 2014, è stato un vero e proprio inizio drammatico per Siemàn in quanto le condizioni meteorologiche hanno limitato la prima produzione a 3.000 bottiglie circa.

L’anno successivo viene considerato il primo di produzione a pieno regime, raggiungendo una tiratura annua di quasi 12.000 bottiglie, potenziale che potrebbe quasi raddoppiare nel corso dei prossimi anni.

Il vino gioca un altro ruolo importante all’interno della gamma di prodotti Siemàn perché contribuisce alla produzione di due birre acide a fermentazione spontanea. Una viene addizionata di mosto fresco d’uva Tai Rosso per attivare la fermentazione tumultuosa in acciaio, l’altra invece rifermenta con il mosto delle uve di Incrocio Manzoni. “Le Bucce” e “Incrocio” identificano queste due birre ALE.

I quattro vini di casa cercano di rispecchiare il sapore del territorio e richiedono la pazienza di capire dove possono arrivare con la loro “artigianalità”.

CAMALEONTE è un vino frizzante rifermentato in bottiglia, prodotto con Incrocio Manzoni e Garganega macerati 1/2 giorni con le bucce e Tai rosso vinificato in bianco. L’annata 2016 mi viene servita dopo aver scosso la bottiglia, con una piacevolezza “democratica”, una bollicina uniforme e volutamente scarica. L’infuso di tè e note di limone stimolano l’olfatto, al palato la pulizia e l’agilità di beva giocano a suo favore insieme ad una sensazione di grassezza. Leggera gradazione alcolica e una lunga persistenza gusto-olfattiva per questo vino perfetto per l’estate e per l’abbinamento facile con le pietanze.

Garganega e Tai Bianco sono complici nella nascita di OCCHIO AL BIANCO, cinque giorni di macerazione con le bucce, affinamento in vasche di cemento e acciaio. Si presenta con sentori erbacei e selvatici come un fascio di erba fresca strappata dal campo. Si amplia successivamente con spezie, fiori secchi, incenso e sandalo delicati sul finale. Puro e piacevole da bere, ma complesso allo stesso tempo. Le sue sfaccettature sono molto eleganti ed incentivano la conquista del palato.

MOSCA BIANCA viene prodotto con uve del vigneto situato a Vo’ (PD) con vigne vecchie di 30 anni su terreni argillosi e vulcanei. Moscato bianco e Garganega sono vendemmiati e vinificati insieme, la macerazione arriva solitamente a 4 giorni, ma la fermentazione tarda ad arrivare rispetto agli altri vini, con una partenza dopo quasi 15 giorni. Per Siemàn rimboccarsi le maniche per “addomesticare” queste vigne, gestite originariamente in modo convenzionale, è una vera e propria sfida. Una fatica da gestire e da allineare al resto della produzione. Si presenta in bocca secco, verticale e netto contro un naso aromatico e floreale da gelsomino e sambuco. La sapidità risulta molto più pronunciata e persistente di OCCHIO AL BIANCO. La pulizia e la freschezza rendono questo vino un piccolo principe dal carattere strano, ma dal cuore tenero.

Concludo in bellezza con la vera essenza di casa Siemàn: OCCHIO AL ROSSO è il vino del loro territorio, dei loro animi, del loro studio. Tai Rosso come re della composizione che, nell’annata 2016, è andato in leggero appassimento forzato in pianta per l’eccessivo caldo. Emerge così una visione più elegante, un signore che impone ed incanta il degustatore (senza austerità di vecchiaia). Si sente leggermente la fuliggine, il legno asciutto, la radice di liquirizia uniti a ribes rosso e sfumature di erbe secche in chiusura. Freschezza e tannicità viaggiano insieme ben amalgamate nell’equilibrio di questo giovanotto che sta crescendo. Lungo, pulito ed accattivante.

Il fuori “standard” anche stavolta mi ha fatto conoscere una piccola realtà dotata di cuore, voglia di condividere idee ma soprattutto di raccontare quanto possa essere difficile ma soddisfacente svegliarsi un mattino e capire che è arrivato il momento di cambiare rotta.

Buona avventura Siemàn!

#cincin

 

Quota 101 – Colli Euganei

Spostandomi a 101 metri sul livello del mare, a Luvignano di Torreglia sui Colli Euganei, sono andata a conoscere la realtà vitivinicola di QUOTA 101.

Nel 2010 la famiglia Gardina ha acquistato questa piccola azienda vitivinicola, esistente dagli anni settanta, con sette ettari di terreno vitato. La cantina è situata sulla cima di una collina del Parco Regionale dei Colli Euganei, con una vista spettacolare tra i tipici “coni” vulcanici, colli a sè stanti e privi di valli.

Certificati BIODIVERSITY FRIEND e quasi pronti per concludere il ciclo di certificazione biologica, incentrano la loro filosofia di vita “enologica” su scelte a basso impatto ambientale con utilizzo della pratica del sovescio, di letame, rame e zolfo.

Le tipologie di vini prodotti in questo  terreno, perlopiù di tipo argilloso, sono ben 15 e la tiratura annua al momento è di 40.000 bottiglie. Con il recente acquisto di altri nove ettari a Baone (terra calcarea vocata per la produzione di rossi) il potenziale di produzione potrà tra qualche anno potrà più che duplicare.

Suddivisi in quattro macrofamiglie, vi posso presentare:

  • il mondo legato all’uva Glera, con il Serprino e due dosaggi per il Prosecco doc (brut e extra dry);
  • i monovarietali bianchi: Tai, Sauvignon, Manzoni bianco, Garganega e Chardonnay;
  • i rossi classici dei tagli bordolesi affiancati dal Raboso;
  • le sfaccettature di Moscato Fior d’arancio DOCG, dal tradizionale spumante, al fermo secco, al passito.

La selezione proposta in degustazione, tra i 15 vini, inizia con il TAI 2016 che ti cattura e spinge al naso con sentori erbacei di erbe cotte e minerali. Di gran persistenza, carico e caldo, ma dosato ed equilibrato con freschezza e sapidità. Un buon calice da aperitivo e stuzzichini.

La novità del mese, appena uscita sul mercato, è il SAUVIGNON. Pera matura e succosa, mela golden e fiori bianchi all’olfatto. Il primo impatto in bocca punta molto alla mineralità, seguono la morbidezza e il calore. Il finale si lega all’erbaceo e a mille aromi brillanti.

Con il MANZONI si vira a un vino bianco più dolce ed armonioso. Annusando i suoi profumi riporta una leggera percezione del legno, leggermente burroso e con polvere di pietra pomice. Un bel sorso di spessore, con una buona carica di alcool, ma perfetto per attirare il cibo. In bocca è molto equilibrato e permane a lungo intrigando con il sale.

Il rubino leggermente velato del RABOSO affinato in cemento, creato dall’assemblaggio delle annate 2014, 2015 e 2016, presenta sentori di ciliegia e cipria con finale erbaceo. Il sorso è facile e scorrevole con un bell’aroma che permane in bocca. Il picco di acidità iniziale prosegue sulla sapidità che richiama il cibo e la continua voglia di degustarlo.

Concludo la scoperta di QUOTA 101 con ORTONE 2014, proposto per la prima volta in due varianti: il classico e il non filtrato.

Questo blend dedicato al colle che potete vedere in foto, sposalizio tra Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, per la prima volta è stato sdoppiato nella versione non filtrata, con affinamento di quattro mesi in cemento (oltre ai due anni di legno della versione classica). Prodotto di grande personalità con una linearità perfetta tra naso e bocca. Il contatto con il legno si ritrova al naso e nella morbidezza al palato, non risulta eccessivamente invadente per i miei gusti. Rimane bello secco, con un tannino bilanciato alla freschezza. Riassumendo, il naso è animale, la bocca fruttata ed il corpo lo definirei polposo.

Il classico ORTONE invece si presenta con profumi di ciliegia e spezie. E’ un vino “tranquillo”, con la stretta finalità di abbinamento alle pietanze. Un altro stile, con meno personalità rispetto alla new entry, ma rimane comunque un taglio bordolese elegante e piacevole.

Questo è un piccolo riassunto delle alternative che ho degustato stavolta sui Colli Euganei. Lascio a voi la valutazione ed il confronto sul fiore all’occhiello del territorio, il Moscato Fior d’arancio DOCG, come scusa per passare a trovarli visto il periodo natalizio in arrivo…

#cincin

Cristiana Meggiolaro – Brenton di Roncà (VR)

Cristiana diventa Sommelier spinta dalla passione verso il mondo enologico. Con il compagno Riccardo condivide la voglia di cambiare vita e di vivere assieme un futuro diverso, un futuro migliore. E’ così che nel 2008 decidono di acquistare un vigneto in pianura a Gambellara (VI). Un solo ettaro di Garganega da conoscere e capire per iniziare una nuova vita, investendo tempo e pazienza per la produzione dei loro vini.

Partiti con il metodo convenzionale in vigna e in cantina, nel 2012 hanno avviato la conversione al biologico, senza diserbi, utilizzando in vigna soltanto rame e zolfo, ricorrendo al sovescio. In cantina niente enzimi e additivi, utilizzo di lieviti indigeni e solamente un po’ di solfiti. La scelta di produrre vini naturali li ha fatti ricominciare nuovamente da zero dovendo ritagliarsi un altro posticino in una fetta di mercato nettamente inferiore a quello standard/convenzionale.

Dopo qualche anno il vigneto a Gambellara viene venduto per acquistare degli appezzamenti in collina, dove il clima asciutto e mitigato, il sole e i suoli basaltici ricchi di minerali sono ottimi per la vinificazione in bianco.

Ad oggi possiedono un ettaro e mezzo di Durella a Brenton di Roncà, a 450 metri s.l.m., con vigne vecchie di 30-40 anni utilizzate per la produzione del SOTOCA’, un Durello ancestrale sui lieviti (circa 6.600 bottiglie all’anno). Uva pigiata intera, non diraspata, mosti mantenuti a basse temperature e sei mesi in vasca con i lieviti per la prima fermentazione. Nel frattempo viene vendemmiata la Garganega per l’appassimento e in primavera, quando viene pigiata, una parte di questa massa viene aggiunta al Durello per consentirne la seconda fermentazione. Il vino che mi propone Riccardo sta “mangiando” lieviti in bottiglia da un anno e mezzo. 19mg/L di solforosa aggiunta per avere una garanzia maggiore nella conservazione (dose molto contenuta rispetto a quanto permesso dalla legge), nulla di più… La scorza di limone leggermente candita e i sentori minerali sono il biglietto da visita di questo frizzante ancestrale. L’ingresso in bocca è corposo, pieno, con una leggera frizzantezza che sgrassa. E’ pulito, scorrevole e piacevole, con una freschezza intensa, in bocca ritorni di limone e cedro per concludere con una nota salina. Più da accompagnamento al cibo che da aperitivo.

E’ invece situato a Roncà, ad un’altitudine di 120 metri s.l.m., il vigneto di Garganega destinato alla produzione del bianco fermo SARO’ e del passito MAESTA’. Si tratta di un vigneto giovane a spalliera, con vigne di 9-10 anni.

SARO’ è dedicato alla primogenita di casa, all’idea del futuro e alla Garganega che nel corso degli anni presenta un’evoluzione interessante. Il millesimo degustato è il 2016, una bellissima annata, molto interessante ed omogenea. La raccolta è avvenuta a fine settembre grazie alle ottime escursioni termiche che hanno permesso una strepitosa maturazione dell’uva. L’olfatto pulito ed elegante presenta una grande mineralità, seguito da fiori, talco, susina gialla e sentori di pane tostato. In bocca il vino si presenta abbastanza caldo, corteggiato da freschezza e sapidità (meno intensa del Durello). Un gran corpo elegante per questa Garganega che chiude in bocca con il sapore dell’acino d’uva fresco.

MAESTA’ 2011, il passito di Garganega in purezza, viene prodotto solo nelle annate migliori. La produzione si aggira sulle 700-800 bottiglie perchè viene utilizzato anche per la rifermentazione del durello. La pressatura delle uve intere è fatta con il torchio manuale e la fermentazione in barrique di rovere dura 6 mesi. Sua Maestà possiede un profumo in contrasto con i classici schemi della Garganega, un frutto a bacca rossa appena accennato, quasi la marmellata di frutti di bosco, le bacche, l’agrifoglio. Nella sua alternativa complessità olfattiva ci sono ricordi di una bella spremuta di arancia fresca, accompagnata da note di miele di acacia. L’acidità è ben equilibrata con la dolcezza di questo vino, il sorso è pieno e rotondo ma allo stesso tempo molto docile. Una piccola chicca dolce ed equilibrata per concludere amorevolmente la scoperta dell’azienda di Cristiana Meggiolaro e Riccardo Roncolato.

In aggiunta alle tre etichette, sta per arrivare sul mercato il BIANCOMAI. Prodotto con 40% di Garganega 2016, 40% di Durella 2016 e 20% di Pinot bianco 2015 (nascosto in una parcella del vigneto di Durella) e affinato 18 mesi in barrique di terzo passaggio. Si presenta con un colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati grazie al mosto della pigiatura più forte. Al naso un profumo inebriante con nota mielata che vira a quelle classiche dei passiti, tantissimi fiori gialli e frutta matura. Il lavoro del legno si percepisce in maniera molto dosata e le note di zolfo permangono al naso e in bocca, non discostandosi dal resto dei prodotti direi…. Comunque non è un vero e classico bianco! C’è un leggero tannino che lascia inoltre una velatura sulla lingua.

Quattro grandi prodotti, frutti di un bel cambio di vita, inventandosi da zero. E’ stato bello conoscervi e farmi conquistare dai vostri vini. Lavorare per quello che vi piace fare è stato un grande investimento di vita.

A proposito: tra qualche settimana sboccheranno il loro primo metodo classico…e quale miglior occasione per ritornare in collina?!

#cincin