Le Marchesine – Franciacorta – Passirano (BS)

Dal 1985 possiamo trovare sul mercato le bollicine Franciacorta dell’azienda LE MARCHESINE, ma la storia della famiglia Biatta parla di tradizione vitivinicola fin dal lontano 1909, quando i genitori e, ancor prima, i nonni e bisnonni di Loris producevano vini fermi bianchi e rossi.
Oggi Le Marchesine è un’importante azienda della denominazione (tra i 140 produttori franciacortini), la più grossa a conduzione familiare, e si pone come obiettivo principale quello di valorizzare il connubio territorio-bollicine per farne apprezzare le particolarità.

Puntando al concetto che “Il vino si fa in vigna e non in cantina”, è stato fatto un approfondito lavoro per una migliore conoscenza della terra, attraverso studi geologici che mediante appositi carotaggi hanno fotografato con chiarezza le differenze tra un vigneto e l’altro, sui 50 ettari di copertura vitata dell’azienda (di cui 17 di proprietà), situati nei principali comuni della DOCG Franciacorta.
Nella foto sottostante si possono notare tre esempi di situazioni di suolo prevalenti, ove l’importanza dei vini aumenta con la maggiore profondità delle radici delle vigne. L’ultimo sulla destra è il clou del livello franciacortino, con marne bianche e rosa, a conferma di un pezzo di Francia nel nostro territorio italiano.

Il richiamo alla Champagne ci rimanda al loro enologo, Jean Pierre Valade, che proviene da quel mondo dorato e che è stato in grado di donare ai Franciacorta Le Marchesine grande eleganza, bevibilità e finezza, oltre ad adottare due accorgimenti rispettosi del territorio, trasmettendolo nel bicchiere: l’assenza di malolattica e del legno. Ed è così che, camminando per la piccola cantina e il grande magazzino di stoccaggio delle cataste, non si avvistano botti ma solamente una lunga storia racchiusa nelle bottiglie, circa 400-480 mila all’anno su una varietà di 9 DOCG.

Concluso il giro, comincia la degustazione:

EXTRA BRUT

60% Chardonnay 25% Pinot Bianco 15% Pinot Nero con 1.8g/L di zucchero (un Dosaggio zero da disciplinare, ma Extra Brut per la loro linea).
Nel calice si presenta paglierino lucente con un perlage fitto e fine. Profuma di fiori gialli, crema pasticciera, mughetto e muschio.
Il peso del sorso in ingresso si prende la sua importanza, è verticale e dotato di grande acidità. Intrigante e non banale, con una bella stimolazione di beva e la bocca che rimane nettamente asciutta e pulita.

SATÈN MILLESIMATO 2015

Acidità e mineralità sono in perfetto equilibrio in questo Chardonnay delicato, ove le bollicine si confondono nel palato con una texture cremosa. Una bocca pulita con gengive che stridono, molto diretto e persistente. Elegante e fine al palato con lo chardonnay che non prende posizione ma si amalgama in piccole sfumature tra le mandorle, un po’ di amaro, l’agrume nel retrogusto e la mineralità che stimola la beva.
L’uva viene vendemmiata non eccessivamente acida, ma leggermente più matura per un vino più interessante e meno da sbicchierare gelido. Sboccatura che inizia a 3 anni dalla vendemmia.

ROSE’ MILLESIMATO 2015

50% Pinot Nero 50% Chardonnay con la prima lavorazione fatta in rosa. Il Pinot nero rimane a contatto con le bucce al massimo 5 ore, parte la prima fermentazione, viene poi assemblato allo Chardonnay per far ripartire la fermentazione.
Un calice dal livello decisamente alto, un impatto notevole con un naso che riconduce a tipiche espressioni da vino rosso, un’indole fresca da bianco in bocca e calore in gola da rosso.
I sentori di petali di rosa, lampone, muschio mi riconducono al Pinot Nero, ma subito dopo appare la mineralità dello Chardonnay.
Pulito, fresco, succoso e di buona struttura anche se gli anni non si sentono perchè risulta ancora giovanissimo ed intrigante.

BLANC DE BLANC 2011

100% Chardonnay da vigne vecchie di appezzamenti verso la collina.
Naso e bocca completamente discostati dai precedenti, con una personalità e un carattere fantastico.
E’ un gran bicchiere dalla beva non impegnativa ma di grande eleganza, dotato di sfaccettature cremose ed importanti.
La bollicina a spillo è amalgamata nel sorso, senza pizzicori. Il colore è ancora tendente al verdolino e la sua spina verticale spiazza facendo emerge il territorio. Alta persistenza e un sorso ampio e valoroso.

BLANC DE NOIR 2015

Vigne vecchie su terreno argilloso a Paderno e Gussago per questo Pinot Nero. Lo guardo ed è affascinante, ne bevo un sorso, mi basta un attimo per essere catapultata in un altro mondo con queste bollicine. Chiudendo gli occhi mi riconduco a profumi di donna, caramellati e con bacche selvatiche, con l’uva che risalta a pieno al naso. Che chic e che sinuosità.

SECOLO NOVO 2009

100% Chardonnay prodotto solo con il mosto fiore e solamente nelle annate migliori dai vigneti della collina La Santissima.
Possiede un lato anziano e uno giovane: ha il coraggio di abbatterti per l’importanza che ha, ma successivamente ti rialza con una mineralità estrema, seguita da marmellata e agrumi canditi. Un carattere docile e romantico da gustarsi.
Non per tutti, ma per me SI, per lo stile!

 

Ecco che in questi vini nemmeno i lieviti hanno avuto voce in capitolo, altro valore da sottolineare e che ho apprezzato veramente tanto. La solforosa viene addizionata solo dove strettamente necessario, ma entro i 110mg/L in situazioni ad esempio di vino da esportazione.

Tutti vini distinti dal proprio carattere, a conferma che il vino si fa in vigna.

Chapeau per il viaggio che mi avete fatto fare.

Un altro capitolo di Franciacorta che consiglio di approfondire.

#cincin

 

#Degustaincorte

Bollicine indipendenti è stato il quinto appuntamento della serie di incontri #Degustaincorte organizzati sulle colline sopra la città di Verona presso l’Agriturismo San Mattia.

Il tutto ideato dal vignaiolo Giovanni Ederle con la sommelier veronese Corinna Gianesini. Ogni serata focalizzata su un tema specifico, coinvolge esclusivamente vignaioli indipendenti FIVI, come Giovanni.

Lo scorso 10 febbraio, con una chiave di facile interpretazione per tutti gli spettatori appassionati di vino, è stato ripreso da Corinna il metodo di produzione degli spumanti con rifermentazione in bottiglia in 10 passi.

A seguire è iniziata la degustazione guidata con interazioni tra Corinna, i produttori e i winelovers. La scelta mirata di cinque spumanti Brut e Pas dosé del nord est Italia ci ha fatto approfondire la conoscenza delle aziende:

  • CA’ LOJERA Peschiera del Garda VR
  • BALTER Rovereto TN
  • IL MOSNEL Passirano BS
  • ANCILLA Dossobuono di Villafranca VR
  • CASA CECCHIN Montebello Vicentino VI

La matrice di questi cinque calici era la mineralità, seppur provengano da zone e vitigni differenti.

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Entrando nel dettaglio:

CA’ LOJERA

TUR BLANC dosaggio zero 2011 – 36 mesi

100% Turbiana – terreni argillosi

Giallo paglierino intenso con un pérlage fine. Buona l’intensità olfattiva, sentore minerale sbarazzino con ricordi sassosi e metallici, contornato da leggeri accenni di lievito e dal tocco agrumato. Con l’ossigenazione emergono note dolci di nocciola. Il sorso è pieno, caldo e di lunga persistenza, dotato di spiccata acidità in contrasto alla dolcezza percepita al naso; ritornano gli agrumi con accenni di litchi nel sentore retronasale.

BALTER

TRENTO DOC BRUT

100% Chardonnay – 38/39 mesi

Il paglierino vira leggermente al dorato. L’eleganza al naso ti cattura con la mela seguita da note dolci di piccola pasticceria. Dotato di buona freschezza e con un sorso al palato più rotondo.

IL MOSNEL

FRANCIACORTA DOC pas dosé – 36 mesi

Chardonnay – Pinot nero – Pinot bianco di cui 1/3 vini di riserva e 1/3 dello chardonnay vinificato in barrique vecchie.

Qui la tostatura lieve è di contorno al sentore spiccato di mineralità con sentori erbacei in seconda battuta legati alle erbe aromatiche. Ottima l’effervescenza percepita in bocca, discreto finale amarognolo con il ritorno dei ricordi erbacei.

ANCILLA

“A” brut 2011

Blanc de Noir

Scontroso di primo impatto al naso… concedendogli un attimo di ossigeno riscontriamo crema pasticcera, nocciola, bastoncino di liquirizia e leggeri ricordi liquorosi.

Corposo, ben strutturato e lungo. L’avrei assaggiato più volentieri abbinato a una bella scaloppina ai funghi.

CASA CECCHIN

LESSINI DURELLO RISERVA 2009 – 60 mesi

Questa durella spumantizzata è una conferma ogni volta che mi ricapita davanti: lineare e pulito. La mineralità è eccelsa e sprigiona chicche di scorze di agrume caramellate. In bocca l’acidità è aggressiva e la persistenza è ottima. Anche questo poco da aperitivo, ma molto da abbinamento.

 

Si è conclusa in maniera frizzante la danza tra le bollicine con Corinna e Giovanni degustando della polenta abbinata a mille sfiziosità dell’agriturismo.

Complimenti ragazzi per lo sprint e le ottime iniziative.

#cincin

Spumanti d’Italia@Mogliano veneto

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…

Forse come i fantastici spumanti: parti da un prosecco per aperitivo, pasteggi con un fermo, concludi il pasto con un vino dolce e dopo un po’, magari sei ancora a tavola e pensi….. e se ci bevessimo un pàs dosè? giusto per pulire il palato?!?!

Io e tanti miei amici di “bevute” la pensiamo così!… e voi?

Beh a parte il pensiero del giorno, volevo raccontarvi dell’evento BOLLICINE D’ITALIA tenuto gli scorsi 5 e 6 ottobre a Villa Braida – Mogliano Veneto TV; una manifestazione legata a tutte gli spumanti d’Italia sia metodo classico che charmat.

Ma ricordiamo cos’è lo spumante: si definisce vino spumante un vino caratterizzato, all’atto della stappatura, dalla produzione di spuma più o meno persistente.
I principali vitigni utilizzati per fare questa tipologia di vino sono Pinot nero, Pinot bianco, Pinot Meunier e lo Chardonnay oltre al Moscato bianco, ovviamente per il caso dell’Asti spumante DOCG molto importante nel Piemonte, ma negli anni sono stati sperimentati con dei buoni risultati altri vitigni.
Quando la tecnica di produzione prevede la rifermentazione in bottiglia si parla di metodo classico (v. Ca’ Del Bosco e Berlucchi) se invece il processo avviene autoclave parliamo di Charmat.
E chi sono i responsabili di questa fantastica fermentazione? Ovviamente i lieviti che, trasformandosi in alcool e anidride carbonica successivamente sia in bottiglia che in autoclave, provocano la “presa di spuma”.

Tornando a noi BOLLICINE D’ITALIA era suddivisa in tre aree ma i produttori purtroppo erano posizionati in disordine, non in zone ben definite secondo le DOC.
Partendo con un’idea precisa, ovvero di ampliare le conoscenze delle Langhe, del Trento doc per continuare con altre realtà del Franciacorta e chiudendo con qualche vitigno particolare non sempre facile da scovare è stato un po’ un peccato questa disposizione. Ma tranquilli, di sicuro non mi ha fermato questo “inconveniente” e il risultato è questo:

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La Vintage Collection di Ca’ del Bosco

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<<Ca’ del Bosco debutta con i suoi primi Franciacorta a metà degli anni Settanta: nascono dapprima il “Brut” e il “Dosage Zéro”, a seguire il “Satèn” (allora chiamato “Crémant”).
Con il millesimo 2008, a 32 anni dalla loro nascita, Ca’ del Bosco ha deciso di reinterpretarli e di attribuire loro un carattere distintivo anche nel nome: “Vintage Collection”. Trilogia di un millesimo.

Un’altra particolarità della Vintage Collection è la forma della bottiglia. Tradizionale, ma più allungata, per dare ai lieviti una maggiore superficie su cui adagiarsi e meglio esprimersi.
Il vino può anticipare così il raggiungimento della perfezione.>>

Cosa ne pensate?

Voglia di classico….il Metodo Classico@Ca’ del Bosco

Continuo ad andare alla ricerca di aziende che possano aiutarci a conoscere ancora più approfonditamente il metodo classico. Il mondo degli spumanti non solo è affascinante ma attrae perchè concretizza l’idea di cosa significa avere passione per quello che si può creare con le proprie uve.
Sono ritornata in Franciacorta a visitare Ca’ del Bosco, altra grande realtà….chi di voi non la conosce?!? Se vi faccio vedere una bottiglia dentro un sacchetto arancione chi non riconosce la loro Cuvèe Prestige?! Un entry level da mille e una bolla!
Le porte della vecchia “Ca del Bosc” (anzi…..diciamo la verità….il cancello dorato di Arnaldo Pomodoro) del Sig. Zanella e della Sig.ra Annamaria Clementi si sono aperte per me in un periodo ormai post vendemmia, quindi niente grappoli nei vigneti, niente presse in azione…..ormai il gioco è fatto e tutta la nuova vendemmia è già in affinamento nei serbatoi in acciaio fino alla prossima primavera.
Beh, per chi non lo sapesse, provo a spiegare un po’ come funziona questo “magico” metodo classico dentro Ca’ del Bosco.
Innanzitutto, per il Franciacorta DOCG (denominazione nata nel 1995), possono essere utilizzate solo uve Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco rigorosamente raccolte a mano ad agosto per mantenere un certo livello di acidità. Le uve raccolte vengono portate in celle a 12° prima di passare alle tre tipologie di pressatura dove la terza non viene usata per il Franciacorta, ma per altri vini della zona.
Da qui i mosti vengono trasferiti in tini di fermentazione per caduta con l’utilizzo della gravità naturale.
Prima particolarità riscontrata: all’interno di Ca’ del Bosco sono presenti due ascensori dalla capacità di 10.000 litri l’uno che trasportano il vino da un piano all’altro della cantina.
Seconda particolarità: posseggono il tino più grande della Franciacorta alto ben 16m e con una capacità di 300.000 litri per fare fino a 400.000 bottiglie; viene utilizzato per le cuvée, per evitare di fare travasi e sottoporre a shock termici il prodotto.


Una volta che il vino si illimpidisce e assume il colore tipico, ovvero il giallo paglierino con eventuali riflessi dorati o verdolini, si aggiunge il liquer de tirage (uno sciroppo zuccherino addizionato di lieviti selezionati) e si imbottiglia con il tappo a corona. Il prodotto fermenta direttamente in bottiglia fino ai formati da 6L, mentre per il 9L fanno un travaso e mettono il sughero con la gabbietta perchè il tappo corona potrebbe non reggere la pressione interna.

Queste bottiglie vengono conservate ad una temperatura costante di 12° per almeno due anni e, durante i primi 2/3 mesi, avviene la presa di spuma ovvero i lieviti trasformano lo zucchero in alcool e anidride carbonica e nelle bottiglie la pressione interna arriva a circa 6 atmosfere.
Successivamente si procede con il remuage a far raccogliere i sedimenti contro il tappo a corona provvisorio, nella parte più stretta del collo della bottiglia.

Dopo questo lungo e prestigioso periodo (considerate che il disciplinare prevede almeno 18 mesi sui lieviti per l’affinamento), la bottiglia che ha raggiunto una posizione verticale, se è prevista l’immissione sul mercato, dovrà essere sottoposta all’asportazione di questi sedimenti con la sboccatura, verrà inserito il liquer d’expédition e sarà tappata stavolta con il sughero e la gabbietta. Una shakeratina per far amalgamare lo sciroppo con il vino e ci siamo. Etichetta, confezione e via…..

Metodo di produzione a parte, cos’altro ho visto di particolare ?
Per alcuni vini che l’azienda produce, l’affinamento può essere fatto nelle barrique e due cose mi sono rimaste impresse che non avevo mai visto fino ad ora: in una barricaia sotto le barriques c’è della terra che viene irrigata per trasmettere umidità dal basso verso l’alto mentre, in un altra barricaia per mantenere l’umidità costante hanno posizionato delle barriques vuote sul tetto.
Alla fine della visita della “cantina-museo” con opere d’arte inserite qua e là, ho potuto apprezzare nuovamente l’entry level ovvero la Cuvée prestige, frutto di 131 cuvee di 18 uve di 8 annate e il Saten fatto con il mosto di prima frazione solo di uve Chardonnay e Pinot Bianco che permangono sui lieviti circa 4 anni e 3 mesi…..

Questo è il metodo classico secondo Ca’ del Bosco, in parte vi ho svelato i loro segreti, ma la verità la sa solo l’enologo…la ricetta segreta la possiamo apprezzare davanti ad un bicchiere….il segreto della bolla racchiusa in una bottiglia….

E così il cancello del Pomodoro si è chiuso alle mie spalle!

Spero la prossima volta di poterlo riammirare per una degustazione dei rossi franciacortini!