Bigagnoli Alessio – Calmasino di Bardolino (VR)

Per concludere in bellezza l’anno 2019 sono stata nell’entroterra della Denominazione Bardolino DOC, spinta dalla curiosità di conoscere una persona di cui mi hanno ben parlato alcuni conoscenti.

Bigagnoli è un piccolo produttore, certificato biologico dal 2019, con tre ettari vitati su terreni di origine morenica e una produzione annua tra le 6.000 e le 7.000 bottiglie.

La storia di Alessio Bigagnoli come produttore di vino è relativamente recente, nata come passione nel 2012 quando, su consiglio di Angelo Peretti (Direttore in carica del Consorzio Tutela del Vino Bardolino), partecipa a “Garage Wine Contest” classificandosi al primo posto con un Bardolino Chiaretto Metodo Classico, ma soltanto nel 2017 decide di lasciare il suo principale lavoro di tecnico di laboratorio enologico per dedicarsi esclusivamente alla cantina.

Bigagnoli è un’azienda vitivinicola alternativa per alcuni aspetti:

  • l’azienda è composta solo da Alessio, che dirige tutto, dalla cantina alle spedizioni del suo vino;
  • per la produzione si avvale dell’aiuto di un amico vignaiolo che gli concede spazio e  macchinari;
  • i vigneti sono sparsi tra le sottozone La Rocca e Montebaldo, solamente uno di circa mezzo ettaro è raggiungibile a piedi in quanto posizionato accanto la casa di famiglia;
  • da lui non si stappano vini, ma si svitano in quanto utilizza soltanto tappi a vite per non avere alcun margine di errore sulla sua piccola produzione (e per la convinzione che le moderne tecnologie permettono di raggiungere risultati impensabili fino a poco tempo fa).

Il primo anno la produzione si è incentrata su Bardolino, Chiaretto e Chiaretto spumante, dedicando quasi la metà della produzione a quest’ultimo. A poco a poco, le tendenze del suo mercato lo hanno portato a variare le scelte produttive ampliando anche il numero di etichette che ad oggi sono 6:

  • Bardolino
  • Chiaretto
  • Chiaretto spumante charmat
  • Zeja (Garganega)
  • Concubine (Garganega da uve stramature)
  • Scrum (vino rosso affinato in anfora di gres ceramica clayver).

Il mercato principale di vendita è rappresentato dalla piazza milanese, che acquista quasi la metà delle bottiglie prodotte, sulla quale hanno avuto un importante riflesso positivo i premi Best Label e Best Packaging nell’International Packaging Competition Vinitaly del 2014.

I milanesi non hanno proprio torto… queste bottiglie sono strepitose, di design moderno ma elegante e raffinato allo stesso tempo, d’impatto visivo sia a tavola che sullo scaffale.

E così, dopo averle “svitate” è inizia la degustazione.

Il primo vino proposto da Alessio è il suo (quasi) neonato, ovvero il Chiaretto Rifermentato in bottiglia col fondo, vendemmia 2018 e 11,5° alcool. Corallo rosa lucente ma dal cuore giustamente torbido, profuma di fresco, di aria lacustre con note fragranti e sul finale ribes rosso e muschio. Lo considero una bibita di facilissima beva, dotata di grande freschezza e un bel corpo divertente con una salivazione che stimola il “vuoto per pieno”, ovvero una mera esigenza di arrivare al fondo della bottiglia. Una spuma fine di bollicine che pizzicano sulla lingua come piccoli spilli intriga il sorso, che termina con spiccate note saline. Il sentore di lieviti è ben amalgamato e fa prevalere l’uva.
Che disgrazia iniziare così la degustazione, con un vino che richiama l’aperitivo in spiaggia vista mare! Ammetto che non vedo l’ora venga immesso sul mercato per gustarmelo nuovamente. Attendendo nel frattempo anche la modifica del Disciplinare che potrebbe vedere il rifermentato col fondo tra le varianti produttive del Chiaretto DOC.

001 Chiaretto Spumante Brut è lo Charmat che (purtroppo) sta volgendo al termine della produzione per lasciare spazio al rifermentato appena raccontato. L’annata 2018, prodotta con 80% Corvina, 10% Rondinella e 10% Molinara, è dotata di un naso elegante che si presenta con sentori che mi ricordano fragole fresche e un particolare mix tra un aspetto balsamico e delle espressioni agrumate. Maggiore la complessità al palato, più rotondo e dal finale acido tagliente sulla scorza di lime. E’ caldo (grazie ai suoi ben 13°), la persistenza è buona e la bolla è fine, non invasiva. Un prodotto che si sposa bene nell’abbinamento con il cibo e che si discosta dai fratelli sul mercato per la varietà di profumi e le bizzarre performance gustative.

Il motto che mi fa descrivere il prossimo vino è “Abbasso lo standard, viva il carattere!”.
Profumi importanti ed eleganti si sprigionano da questo calice di Chiaretto fermo del 2018. Ho proprio voglia di berlo senza fronzoli tecnici di degustazione: si assesta sulla lingua e con calma scende giù, l’acidità si ferma sulle gengive e il sorso di buon corpo risulta gioioso. Profuma di vita, di territorio… poi torna l’acino di quel grappolo d’uva che ti toglie tutti i sapori alla fine di un pasto. Lo sogno accostato a pane, burro e acciughe, nulla di più.
Non vi ho detto che, oltre a percentuali e annata medesime allo 001, per questo vino viene fatto il Salasso con una permanenza sulle fecce di 4-5 mesi e successivamente (in questo caso) anche la Malolattica. Due motivi in più per questo carattere birbante e di sostanza!

Un altro progetto da poco inaugurato nella Linea è Zeja, che per il primo anno è frutto di Garganega al 100% su terreno sassoso in prevalenza. Alla vista è lucente con un paglierino che vira al dorato. Camomilla ed erbe aromatiche prevalgono tra i profumi mentre lo annuso. E’ pulito, fresco e lungo in bocca. E’ atipico perchè vuole una temperatura di servizio più alta e richiede uno spazio tutto suo per esser gustato con calma. Nulla di scontato anche in questo vino dalle molteplici sfaccettature, complimenti Alessio.

Come vini rossi abbiamo degustato due annate di Bardolino Classico e il vino personale di Alessio. Personale perchè ti basta guardarlo, “spacchettarlo” e leggerlo per relazionarlo a lui, ex giocatore di rugby per una decina di anni. Packaging fantastico con un cartoncino che avvolge la bottiglia, fermato da un braccialetto di gomma che riporta il nome SCRUM (una fase di gioco, quella della mischia chiusa). Da un lato uno scatto di una partita di rugby, dietro il racconto firmato da Alessio che mixa il vino a questo sport. Una vendemmia tardiva dell’annata 2016 con 80% Corvina e 20% di Oseleta appassite in pianta. Pulito, leggero ed armonico, con un tannino maturo e una speziatura notevole che attutisce il colpo. Ci giochi in bocca e poi te lo gusti, con calma e dedizione.

Torno indietro con i due Bardolino lavorati solamente in acciaio. Partiamo dal 2017 atipico, divertente che emana bacche essiccate e spezie (chiodo di garofano, cannella). Tannino morbido, una bella acidità, lascia una bella salivazione. Ti spiazza proprio.

Il 2016 d’impatto ha sentori animali, poi si sveste e assume le sembianze al naso di qualcosa simile al Pinot Nero. E’ un Bardolino fuori dal coro: carico, speziato e strong. Tutto in equilibrio e armonia con una grande acidità che lo tiene vivo.

A chiusura e per divertimento Alessio svita e mi versa il passito Concubine, una Garganega da uve Stramature con 12°, annata 2017. Basso residuo zuccherino e tanta acidità.

Pochi fronzoli e tanta goduria.

Una sana e vera Great Experience!

Non mi resta che confermare quanto mi era stato raccontato, ovvero la particolarità dei prodotti e una mente giovane e molto tecnica dietro a questo piccolo scrigno di tesori.

Se passate nell’entroterra tra Lazise e Bardolino, segnatevi di chiamare Alessio!

Alla prossima

#cincin e buon inizio di nuovo decennio

Gentili – Caprino veronese (VR)

È ormai conclusa la potatura anche nell’AZIENDA GENTILI, visitata qualche giorno fa a Caprino Veronese, tra il Monte Baldo e le Colline Moreniche, a ridosso del Lago di Garda.
L’azienda vitivinicola, con circa cinquanta ettari di terreno vitato, è nata alla fine degli anni Settanta con la produzione di vino da vendere sfuso. Dal 2010 Enrico ed Elisa (che hanno ereditato l’azienda del padre) hanno iniziato a posizionarsi sul mercato anche con delle loro etichette.
Le denominazioni Bardolino e Chiaretto di Bardolino coprono la maggior parte della produzione, affiancate da un Bianco IGT con uva Trebianél, un Pinot Grigio e due cru della linea “San Verolo”.

Una parte dei vigneti è a corpo unico, accanto alla corte antica che funge da azienda, e presenta delle pergole storiche di Corvina che hanno un sesto d’impianto con distanze di circa 5 metri, non meccanizzabili, su un terreno limoso-argilloso con pochi ciottoli.
Sulle Colline Moreniche, vicino Costermano, dove il suolo è più ricco di sabbia e ghiaia, è stato invece piantato un vigneto a guyot nell’anno 2000.
Il lavoro in vigna durante l’anno ed i risultati delle due diverse tipologie di vigneto sono un costante elemento di studio per Enrico che non è ancora pienamente arrivato ai “prodotti che vorrebbe”: sta testando il sovescio da qualche anno, ha omesso l’utilizzo del diserbo, ha ridotto le dosi di bentonite e recentemente ha sposato anche i vitigni resistenti PIWI. Un insieme di elementi per raggiungere il suo obiettivo di TORNARE INDIETRO nella metodologia di coltivazione e produzione e FERMARE IL TEMPO gustandosi dei vini prodotti puntando sulla qualità piuttosto che sulla quantità. “Bisogna far convivere la natura e la buona tecnica, senza eccedere negli interventi” afferma durante la nostra passeggiata in vigna.

Scendendo poi nel sottoterra della cantina, ho avuto modo di condividere emozioni e diverse espressioni sugli esperimenti in vasca. La leggerezza di questi giovani e potenziali vini collima con l’assaggio delle etichette presenti ad oggi sul mercato, dal packaging pulito ed elegante.
Stranamente si parte con il BARDOLINO DOC CHIARETTO 2018, imbottigliato soltanto da due settimane. E’ un vino rosa (cit. Angelo Peretti) che Enrico definisce “spettinato”. Acidità e sapidità in prevalenza, croccantezza a pieno, di buon corpo, morbido e persistente. Manca poco per assestarsi completamente. Corvinone, Rondinella e Molinara di un vecchio vigneto mai irrigato, un filare impalcato ad arco, senza traversine, ove i tralci vengono legati ai fili e i germogli creano una sorta di cespuglio. Grappoli sempre indietro con la maturazione in quanto coperti dalle foglie che li proteggono dal sole. Sosta quattro mesi con le fecce fini (Batonnage) per evitare diversi travasi e per maneggiarlo il meno possibile.
L’invecchiamento di questo Chiaretto, nel primo anno di vita in bottiglia, punterà ad un frutto molto fresco. Dal quarto anno circa sembra rinasca con una nuova veste: tutto da scoprire e forse ci si deve pure scommettere. D’altronde le barriere nei confronti dei vini rosati o rosa spesso hanno ancora troppi limiti da abbattere. Forse è arrivato il momento di prenderne una bottiglia e metterla da parte in cantina?

Secondo step, il TREBIANÉL annata 2017. Uva poco conosciuta, easy to drink, piacevole e stimolante sia al naso che in bocca per la freschezza che presenta. Solo 11.5°, vecchia storia…un bianco ritrovato che profuma di miele, un po’ amarotico, permane in bocca e stimola la beva.
Tra i tanti progetti in corso, tra qualche mese, il Trebianél avrà una seconda veste rifermentato in bottiglia con i lieviti.

Il BARDOLINO DOC 2017 ha quell’intensità di colore leggermente sfumata del Pinot Nero di Borgogna, seppur più lucente e solare.
Ribes rosso, leggere erbe aromatiche e fiori secchi, punta di gesso e polvere finale. Un sorso amarognolo, leggermente astringente, le gengive stridono e la lingua è finemente velata. Ma tutto poi comincia a salivare, un secondo assaggio è d’uopo, ritorna importante e fruttato.

Un salto di qualità per i SAN VEROLO 2016 e 2015. Il più giovane (per modo di dire) è composto da un 70% di Corvina e un 30% di Sangiovese. Maraschino, rosa, quella parta leggermente alcolica e legnosa da whisky, fruttato e balsamico da erbe officinali, con piccoli accenni di crema. Quasi una diluizione in bocca ma con acidità spiccata. I profumi attirano, il sorso ancor di più.
Il 2015 invece è un fifty-fifty delle due uve ed è tutta frutta: succo di mirtillo, ciliegia e melograno. La freschezza emerge, tannino elegante e una pulizia molto interessante. Nulla di pesante da sorseggiare, un buon calice da abbinamento e da convivialità.
Due cru di Bardolino da rispettare: eleganti, puliti e per niente “vecchi”. Ben venga l’invecchiamento di questo vino lacustre, purtroppo spesso svalutato e “sbevazzato” nel primo anno di vita.

L’aspirazione e la voglia di fare di Enrico sono da apprezzare ed i suoi vini, tra il lago e la montagna, sono sicuramente interessanti, facili da abbinare e Gentili (di nome e di fatto) con chi li degusta e, sempre più, con la natura.

#cincin

Vigneti Villabella e i classici vini veronesi

Due famiglie con un unico obiettivo: selezionare i vigneti più caratteristici della loro proprietà per ogni singolo vino classico del territorio veronese creando una nuova linea di prodotti per consumatori più raffinati.

Così le due famiglie Delibori e Cristoforetti nel 1971 fondarono Vigneti Villabella a Calmasino (VR), nel cuore della zona classica del Bardolino.

Visitando l’azienda nei giorni scorsi mi sono rimaste impresse due cose fondamentali:

  • il controllo del mosto secondo i concetti di IMMEDIATEZZA – VELOCITÀ – TEMPERATURA considerando che l’uva viene scaricataIMG_6691, passata nelle presse soffici dove il mosto viene raffreddato a 5° per preservare i profumi e trasferita nei tank al massimo in venti minuti; tutto alla luce del sole. Perché qui i tank refrigerati, non stanno solo in cantina, ma anche all’esterno (con vista vigneto);
  • la loro ottica nei confronti del LEGNO. Entrando in barricaia solitamente vedi barrique di una tipologia di legno e di un solo produttore; da Villabella invece scopri che oltre alle differenti tostature, ci sono molte varietà di legno e diverse aziende produttrici. Strano no?!

Un mélange naturale del vino tra le varie marche e tipologie di tostatura nelle barrique per avere una media speziatura che sia standard in tutti i vini come prima sosta; successivamente ogni prodotto ha la sua botte specifica di riferimento per la seconda sosta di affinamento.

Il giro continua nei sotterranei a vedere le botti storiche utilizzate per i grandi vini rossi e successivamente il tour prosegue in un luogo magico: Villa Cordevigo, un’antica dimora patrizia del ‘700 circondata da una tenuta di quasi cento ettari di vigneti e oliveti.

Guardate che meraviglia questo Relais:

Rifugiandoci nella Cantinetta della proprietà per fuggire dal caldo torrido di quest’estate abbiamo iniziato la degustazione con il BARDOLINO CHIARETTO Classico DOC nelle tre versioni proposte dall’azienda: due in versione ferma annata 2014 e uno spumante charmat lungo 6 mesi.

Il primo presenta il nuovo colore selezionato dal disciplinare di produzione che caratterizzerà dalla prossima annata tutti i Chiaretto, quella pennellata di color litchi, un rosa antico che ricorda sempre più lo Champagne rosè. Corvina e Rondinella con 9h di macerazione sulle bucce, solo acciaio. Che dire…. Buongiorno frutta!! Ottimo come aperitivo, questo Chiaretto abbastanza caldo ha un’entrata morbida e una spiccata acidità.

La seconda proposta con le medesime uve è un Cru con 12h di macerazione. Una chicca per palati più fini, fresco, equilibrato, al naso risulta più minerale e il frutto ritorna in bocca.

Lo spumante dalla bollicina sottile è in linea con il primo prodotto a livello olfattivo. La bocca rimane pulita, buona l’acidità e la leggera sapidità.

L’aperitivo è finito, adesso passiamo ai vini rossi…

BARDOLINO DOC VIGNA MORLOGNO 2013

6 mesi in botte grande 50hl rovere di Slavonia, CORVINA – RONDINELLA – CORVINONE. Un esplosione di frutti rossi contornata da una leggera speziatura. Buona struttura con la morbidezza che ti incanta, seguita da un bel tocco di acidità. Ossigenandolo un po’ la nota speziata si amplifica ed emerge anche l’erbaceo.

VALPOLICELLA RIPASSO Classico Superiore 2013

Macerazione con le bucce dell’Amarone – 3 mesi di passaggio in barrique e poi nella sua botte. CORVINA – RONDINELLA – MOLINARA. Molto complesso anche questo Ripasso con frutto rosso intenso sia al naso che al palato; note dolci di chiodi di garofano e cannella. Il sorso è fine ed equilibrato con un buon rapporto tra morbidezza, alcool e freschezza. Mi rimane in bocca questa nota dolce caramellata, spettacolo!

AMARONE DELLA VALPOLICELLA CLASSICO 2008

Presentato all’ultimo Vinitaly, quest’Amarone viene prodotto con le uve di due conferitori della zona classica della Valpolicella. Un’impronta importante di ciliegia matura, una confettura di frutta seguita da note di liqurizia e muschio. Morbido e fresco, con un leggero tannino contornato dalla morbidezza e l’eleganza di questo vino che si apprezza facilmente in quanto ben strutturato ma non di eccessiva importanza al palato. “L’alcool c’è, ma non si nota”.

Una pausa di riflessione nel parco della Villa e poi il gioco alla scoperta di Villabella prosegue al ristorante. Continua la degustazione con il LUGANA 2014: facile, immediato e molto beverino con caratteristiche organolettiche tipiche del bianco più conosciuto nel basso Lago di Garda. Freschissimo, non aggiungerei altro… è perfetto!

VILLA CORDEVIGO BIANCO 2011 e il suo oro 18 carati!

100% Garganega con tre settimane di surmaturazione in solai. Spicca la camomilla, il miele e l’indimenticabile mineralità.

VILLA CORDEVIGO ROSSO 2008

60% CORVINA 20% CABERNET 20% MERLOT. Vino equilibrato, con un buon tenore di alcool. Al naso esce la ciliegia sotto spirito con tracce di confettura. Morbido al palato con un taglio omologato tra freschezza e tannino.

AMARONE FRACASTORO 2005

E’ tutto equilibrato, nulla esce dal coro. Non mi permetto di esprimerlo, ma lascio a voi la possibilità di conoscerlo!

Ecco, non ho mai nominato l’altra varietà di uva autoctona della Valpolicella, l’OSELETA

Vigneti Villabella ha deciso di non utilizzarla solo per dare il nome al ristorante del relais, ma bensì per creare la chicca che cercavo, il 100% Oseleta prodotto solo in bottiglie magnum e con una tiratura esclusivissima di n°800 pezzi.

Devo solo attendere che ne aprano una la prossima volta così vi potrò riaccompagnare in questo splendido luogo incantato!

Siate fiduciosi…. #cincin

http://www.vignetivillabella.com

La giornata dei rosati

Come non approfittare di questa giornata splendida alla scoperta della nuova annata di Chiaretto e Rosato del Salento



Anteprima Chiaretto e Bardolino

E’ giunto il momento di respirare aria di primavera che apre le porte all’ultima vendemmia 2014.
Perchè allora non approfittare dell’Anteprima Chiaretto e Bardolino che si terrà domenica 8 marzo in Dogana Veneta a Lazise (VR)?IMG_3900
Ci sarà l’opportunità di provare anche i rosati del Salento nella sala civica accanti.

Queste sono le aziende partecipanti per il Bardolino:

Adami Aldo

Fulvio Benazzoli
Bergamini
Bolla
Vinicio Bronzo
Cà Bottura
Cà dei Colli
Cantina Caorsa
Cantina Castelnuovo del Garda
Cantina Valpolicella Negrar
Casaretti
Alessandra Castellani
Cavalchina
Gerardo Cesari
Corte Gardoni
Corte Gioliare
Costadoro
Frezza
Gentili
Giuseppe e Giampietro Girardi
Girasole
Guerrieri Rizzardi
Il Pigneto
La Bagatta
La Cà
Lamberti
Le Fraghe
Le Ginestre
Le Muraglie
Le Tende
Le Vigne di San Pietro
Lenotti
Marcello Marchesini
Monte del Frà
Monte Oliveto
Lorenzo Morando
Giorgio Poggi
Raval
Dante Righetti
Enzo Righetti
Roccolo del Lago
Roeno
Sartori
Giovanna Tantini
Tenuta La Presa
Tinazzi
Tre Colline
Valetti
Vigneti Villabella
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