Brunello di Montalcino – Esperimento n.3 – L’Aietta

Lui invece è Francesco, un giovane vignaiolo scovato tra i colli di Montalcino, titolare dell’Azienda L’Aietta.

La sua piccolissima cantina, circondata da neanche un ettaro di vigne ad alberello, sorge inaspettatamente tra le case vicine alle mura del centro storico e si raggiunge scendendo una stradina sterrata e nascosta.

Francesco è pazzerello, ha grinta e continua ad inventare qualcosa di nuovo con il suo adorato Sangiovese che spumantizza con rifermentazione in bottiglia. Crede tanto nelle potenzialità di quest’uva ed il risultato, assaggiando una verticale di metodo classico rosè dal 2015 al 2012, mi ha lasciato a bocca aperta, con il frutto che fa sempre da padrone al naso, una buona struttura e una lunghezza strepitosa.

Un talento da apprezzare e dei vini da scoprire diversi dal solito, difficili da raccontare per le molteplici sfaccettature che emergono man mano che li si degusta.

Passate a trovarlo e non vi pentirete di aver assaggiato la sua bollicina di Sangiovese.

Brunello di Montalcino – Esperimento n.2 – Poggio di sotto

Nel mio viaggio in giro per Montalcino non poteva mancare una sosta dal rinomato Poggio di Sotto.

La proprietà, acquistata da Colle Massari a fine 2011, possiede dieci ettari di superficie vitata nella zona sud-est, suddivisi in tre posizioni che vanno dai 200 metri s.l.m., vicino al fiume Orcia, ai 400 metri della collina. Situazione che comporta tre momenti di vendemmia visto i diversi tempi di maturazione delle uve. Selezione maniacale in vigna con una produzione bassissima e un grappolo massimo per tralcio, mirata a raccogliere uva dedicata a divenire Brunello.

La vinificazione viene fatta in una sola tranche, un unico prodotto fino al secondo anno di affinamento in botte: da Poggio di Sotto non c’è differenza tra Rosso e Brunello, né in vendemmia né in scelte legate alla vinificazione. Dopo due anni di affinamento in legno la proprietà e gli enologi scelgono quali botti dell’annata sono pronte per il mercato come Rosso di Montalcino DOC. Il resto, definito ancora crudo, rimane altri due anni in botte (quattro anni totali) per diventare Brunello di Montalcino DOCG. Nelle annate migliori inoltre il team, sempre senza differenziazioni durante vendemmia e vinificazione, sceglie l’unica botte da dedicare alla Riserva, in cui l’affinamento raggiunge i cinque anni.

Seduta a tavola con l’enologo ho scoperto queste anteprime:

Rosso di Montalcino 2014 con due anni di affinamento in botte (uno in più rispetto il disciplinare). Un campione da botte per capire com’era il vino prima dello stress dell’imbottigliamento. Un’annata molto difficile la 2014, caratterizzata dalla mancanza di una vera e propria estate, con acini dalla buccia fragile e ancora acerbi in vendemmia.Al naso esce il frutto rosso, leggero chiodo di garofano, pepe, pot-pourri, un soffio di caffè e liquirizia. Ingresso elegante e nello stesso tempo fresco in bocca. Carica la dose di frutta a bacca rossa nel retrogusto, leggermente tannico con finale accattivante e dotato di buona sapidità. Possiede una dignità notevole questo Rosso, davvero sorprendente.

Brunello 2012 con 42 mesi di botte ed imbottigliato a luglio 2016. Situazione un po’ anomala, tenendo il vino il più possibile in evoluzione in botte.Ampio e ammaliante con fiori, frutti, note di rossetto, una leggera balsamicità e spezie.Il sorso ti conquista con questa sensazione fruttata che vira dal mirtillo al ribes rosso. Ottima  spalla acida con un tannino presente ma non insistente. Una gradevolezza unica con una buona morbidezza.

Brunello Riserva 2011, imbottigliato a marzo 2016. Si tratta della prima vendemmia di Colle Massari dopo l’acquisizione dell’azienda. Cioccolato fondente al naso con note marcate animali, cenere, tabacco. Molto caldo in bocca con una base bella fresca (che si risconta comunque in tutti e tre i vini), tannino lineare e poco invadente.Con queste percezioni mi sono ritrovata su una poltrona davanti al camino con un sigaro e del buon cioccolato fondente.

Vini abbastanza giovani ma spettacolari, con sfaccettature continuamente differenti. Fortunatamente l’esplorazione non finiva mai.

La selezione maniacale premia.

#cincin

Brunello di Montalcino – Esperimento n.1 – Sasso di Sole

Girovagando tra le colline di Montalcino ho fatto tappa da Roberto Terzuoli a Sasso di Sole, una piccola realtà in Valdorcia, nell’area sud-est della denominazione.

Una cantina immersa nella natura e sempre esposta al sole, con poco più di otto ettari di Sangiovese intorno all’azienda, allevato a cordone speronato come da tradizione a Montalcino.

A casa Terzuoli la coltivazione della vigna è arrivata alla terza generazione e Roberto segue a 360 gradi i suoi vini, dalla vigna alla bottiglia, cercando di essere il meno invasivo possibile e lasciando che il suo Brunello si differenzi dalla massa.

Con un terreno di medio-impasto e qualche residuo scheletrico, il suo vino sprigiona mineralità ed eleganza. Di corpo e ben equilibrato in bocca, ma anche raffinato nei profumi di frutta e balsamicità al naso.

Le nuove annate proposte da Roberto al Benvenuto Brunello mi hanno conquistato per l’energia che hanno e per il notevole potenziale di invecchiamento.

Sarà un piacere poterle apprezzare nuovamente con qualche annetto di invecchiamento in più per poter comprendere l’evoluzione.

Ammetto che sono alle prime armi con il Signor Bruno (Brunello!)

#cincin

La prima volta a Montalcino – #BenvenutoBrunello2017

Ho partecipato per la prima volta a #BenvenutoBrunello, l’anteprima delle nuove annate dei vini Brunello di Montalcino 2012, Brunello di Montalcino Riserva 2011 e Rosso di Montalcino 2015 organizzata dal Consorzio all’interno del Complesso di Sant’Agostino, nel centro della storica cittadina di Montalcino.

133 produttori a confronto, pronti a stappare i neonati davanti ad un pubblico veramente impressionante. La prima DOCG d’Italia ha richiamato l’attenzione di esperti del settore e di appassionati, presentandosi nel suo splendore per l’annata 2012, valutata cinque stelle.

Conoscere questo Sangiovese in chiave curata ed “invecchiata” è stato veramente interessante per me che bazzico sempre in mezzo ad altri uvaggi.

Vi riepilogo nelle foto le etichette testate dal mio palato durante l’anteprima, ma seguiranno i racconti a casa di qualche vignerons passando dall’imponente e tradizionalista al temerario e sognatore.

E allora non ci resta che sognare.