Mizzon – il Valpolicella di Nicola

Siamo a Quar, un piccolo quartiere di San Pietro in Cariano, all’interno della zona classica della DOC Valpolicella dove Nicola, di soli 29 anni, gestisce l’azienda vitivinicola ereditata dal nonno.

Da sei anni ha incentrato il lavoro nella produzione di vini classici della denominazione mantenendo le tradizioni e quel mix di varietà di uve ritrovate in mezzo ai filari. L’azienda possiede sei ettari sia in collina che in pianura con vigne vecchie dai quaranta ai sessant’anni, allevate a pergola veronese e concimate con letame (eliminando il concime chimico da quattro anni).

La continua sperimentazione e la tanta voglia di fare vino si vede negli occhi di questo ragazzo e i suoi risultati assaggiati in degustazione sono estremamente puliti ed interessanti, frutti di una perfetta sintesi dei vini tradizionali della Valpolicella.

Il Valpolicella 2013 presenta note intense di frutto rosso sotto spirito. Chiaro e netto il connubio equilibrato della morbidezza e dell’acidità con chiusura leggermente sapida. Di buona persistenza.

Sorseggiando il Valpolicella Superiore 2013 l’uva passa e il dolce “sugolo” lasciano un bel ricordo contornate da sentori amidacei, leggera vaniglia e una netta cannella. Facile la beva con una lieve nota amara e con un cuore caldo. Ottima ed equilibrata l’acidità.

Il Ripasso 2012 danza nel bicchiere… Al naso risulta importante e coinvolgente con l’uvetta che è finita sotto spirito, ciliega matura, accenni di spezie e di corteccia. Prevale la morbidezza con una leggera sapidità ed una punta di acidità. Tannicità lieve che non stona. Vorrei farvelo assaggiare in questo momento, decisamente pulito e valido.

L’annata 2008 dell’Amarone gioca in bocca con un ingresso morbido e “dolce”, come un Recioto. Un secondo e poi si sprigionano alcool e struttura in questo sorso elegante segnato da note prevalentemente balsamiche ed animali. Il tannino qui è amaricante in senso positivo.

Dulcis in fundo un ‘boom’ di profumi del Recioto della Valpolicella dove ciliegia sotto spirito, chiodi di garofano e cenere al primo impatto  ti possono stregare. Più che un vino, sembra di assaporare una caramella che si scioglie in bocca. Quelle con il ripieno bello ciccione. Ecco, adesso che ve l’ho scritto vorrei berlo nuovamente!

Ci sono altre due chicche da Mizzon, ma dovete andarle a scoprire voi…

ps: Nicola è stata una delle scoperte del #mercatofivi 2016, da non dimenticare.

#cincin

Buongiorno Roccolo Grassi!

Forse qualcuno di voi avrà trovato questo scatto nel mio profilo Instagram qualche giorno fa:

Questo calice color rubino è il vino di Francesca e Marco Sartori, proprietari di Roccolo Grassi di Mezzane (VR). L’azienda di quattordici ettari si trova in Valpolicella allargata e alla fine del territorio di produzione della DOC Soave verso ovest.

Il padre di Francesca e Marco già dagli anni settanta produceva vino vendendolo prevalentemente sfuso.

Nel 1996 la svolta, dove i fratelli hanno preso le redini puntando alla ricercatezza e valorizzazione del terroir, investendo anni di studi e test.

La ricerca delle giuste combinazioni tra assemblaggi delle uve e contenitori per l’affinamento hanno dato vita a tre etichette:

Soave DOC 

Valpolicella DOC 

Amarone della Valpolicella DOCG 

Una sola espressione per denominazione proposta con l’etichetta Roccolo Grassi, frutto del vigneto collinare di origine vulcanica sito in San Briccio (dalla quale ha preso il nome l’azienda) e del vigneto storico di famiglia accanto alla tenuta, in pianura alluvionale-calcarea.

La produzione di circa 50.000 bottiglie annue è incentrata principalmente al Valpolicella, fiore all’occhiello di casa Sartori, con un 50% abbondante. L’idea è che questo vino possa confrontarsi con il resto dei vini rossi del mondo, pertanto il massimo della produzione viene dedicato a lui.

Ma, iniziando la degustazione, il Soave DOC La Broia 2014 ha aperto le danze. Pronto per uscire sul mercato (eh già perché qui i vini sostano un anno in stoccaggio prima della vendita al pubblico) con questo paglierino lieve pieno di pagliuzze dorate. Una garganega in purezza con 60% di affinamento in botte e 40% in cemento. I profumi sono eleganti e coinvolgenti con un miele di acacia leggero e dei fiori delicati che mi ricordano la primavera. La spiccata mineralità e la lunga persistenza in questo calice pieno e rotondo mi ha lasciato un buon ricordo insieme alle note di lime ben amalgamate al resto.

Puntando invece all’annata attualmente in commercio, ma giunta agli sgoccioli la 2013, ci si ritrova un frutto più carico e maturo, un tocco di alcolicità che si fa distinguere e la morbidezza più calibrata. Se vogliamo puntare ad un vino pronto ci conquisterà lui, ma di gran lunga il 2014 darà risultati nettamente superiori. La garganega qui si dichiara pronta ad invecchiare e stupirci!

Dalle vigne più giovani del vigneto collinare nasce il Valpolicella superiore, propostomi oggi nell’annata 2012.

Vengono pigiate uve fresche e uve appassite due settimane, al 50% ognuna. Saranno destinate poi a maturazione ed affinamento in legno per diciotto mesi, tra botti grandi e barrique.

Gli occhi di Francesca brillano, è il loro vino, è la loro anima… il punto di incontro tra fratello e sorella, l’insieme del loro lavoro e della loro crescita.

Carattere e territorio riassumono questo rubino carico di frutta al naso, quasi sotto spirito. Intenso ed ampio con la piccola percezione di vaniglia contornata da cannella e pepe nero. Il tannino ti saluta, è ancora acerbo e rilascia spunti erbacei, ma ti abbandona amalgamandosi nella complessità del vino. Ampio, spazia tantissimo in orizzontale nel palato. Non finisce più.

Le vigne vecchie invece ci riportano a tavola l’Amarone 2011, di grande complessità (come vorrebbe la tradizione).  E’ maestoso, ti racconta la sua storia sorso dopo sorso, la frutta rossa, la sapidità che emerge dal terreno basaltico, quell’acidità che bilancia questa frutta dolce che ritorna in chiusura di beva. Il pepe nero mi stuzzica, ma affonda a poco a poco nella rotondità di questo Signor Amarone.

Roccolo Grassi si è presentato così.

Grazie

Alla prossima

#cin cin


Terre di Gnirega – Marano di Valpolicella (VR)

Non vedevo l’ora di sedermi a tavola con Francesco e suo papà Luigi per farmi raccontare quanto tengono alle loro vigne sulla collina centrale di Marano e alla produzione biologica del Valpolicella DOC.

La loro è una piccola azienda “spezzettata” nei sotterranei della corte vecchia di famiglia, in piena zona classica della Valpolicella, con tre ettari e mezzo di superficie vitata su cinque e mezzo di proprietà totale.

Vigneti, ciliegi e ulivi sono a pieno regime biologico certificato dal 1989, anche se il signor Luigi già negli anni Settanta iniziava a fare le prime prove.

Un terreno ricco di elementi nutritivi che non necessita dell’applicazione del sovescio, vigne in coppia per una lavorazione più pulita e trattamenti minimi di rame e zolfo. Francesco, passeggiando tra le vigne, mi ha fatto capire quanto ogni singolo elemento della natura possa essere prezioso per arrivare a dei risultati che rispecchino a pieno il territorio.

Fino al 2010 la produzione era indirizzata principalmente all’autoconsumo e agli amici, successivamente hanno deciso di farsi conoscere al mondo.

Gironzolando in cantina con il calice in mano la degustazione che mi hanno proposto presentava differenti situazioni sensoriali da valutare: dal vino in cisterna giunto a fine fermentazione, al vino imbottigliato recentemente, alle bottiglie da testare e riclassificare dopo l’apertura fatta qualche giorno prima e, per finire, al vino dimenticato nell’angolo della cantina, un Amarone 2007 diseredato (non volutamente) dall’affinamento in legno.

Tra i loro vini mi ha fatto piacere assaggiare nuovamente il DISARMONICO 2013, conosciuto la prima volta a Castellaro Lagusello, un Valpolicella Classico bocciato dal consorzio per la colorazione troppo chiara. Sarà anche scarico, ma berlo è stato un piacere. Pulito, dotato di ottima acidità e buoni toni di alcol. Tannino leggero che lascia un ricordo in chiusura. Quasi da sorseggiare come aperitivo, un calice di facile beva ma accattivante nello stesso tempo.

Genuinità, linearità e semplicità sono le tre parole che descrivono al meglio questa piccola realtà e i suoi vini. Tutti da conoscere ed esplorare!

Ogni tanto non limitatevi alle convenzioni perchè le sorprese sono sempre dietro l’angolo!

#cincin

Una “classica” domenica 2.0 – Le Bignele

Dopo la tappa in casa Scriani a Fumane (VR), armata di voglia di scoprire, ho scelto di continuare il tour domenicale tra le “cantine di turno” da Le Bignele a Marano di Valpolicella.

L’azienda si trova in piena zona collinare della Valpolicella classica e possiede anche un ettaro di vigneto in pianura a San Pietro in Cariano.
Ci ha accolti Silvia, con il suo entusiasmo e dinamismo, direttamente nella sala degustazioni.

Avevo questa finestra davanti a me, i calici di Valpolicella e la sensazione di relax che non mi abbandonava.

IMG_3972Cinque etichette alla mescita da assaporare, frutto del lavoro a conduzione familiare in otto ettari vitati di proprietà.

Ve ne racconto due in particolare:

Doséto del nonno 2014, un rosso veronese IGT, è il risultato del vigneto di San Pietro in Cariano appartenente storicamente al nonno, lavorato alla vecchia maniera con una resa del 5% superiore rispetto al limite imposto nel disciplinare di produzione del Valpolicella. Il vecchio concetto basato più sui numeri anche se il calice rosso rubino carico è quel vino rosso che ti accompagna a tavola, nei pranzi di tutti i giorni in famiglia. Tannino presente e leggermente astringente, fresco al punto giusto e con una sapidità che, accompagnata da un pezzetto di Monte Veronese DOP, affiora e ti chiude alla perfezione l’abbinamento. Ritorno erbaceo insieme alla marasca fresca.

Il Valpolicella Classico Superiore annata 2014, che mi ha stuzzicato maggiormente, è pieno di calore e struttura. Emerge la vaniglia dell’affinamento in legno, dopo il sentore continuo di ciliegia croccante affiancato da timo. Un vino ruffiano per palati più “biricchini” e poco standardizzati.

Tornando alla finestra… adesso è diventata lo sfondo del mio desktop e l’effetto è talmente magnetico che non vedo l’ora di ridurre tutto ad icona per immergermi, anche solo per un attimo, tra le vallate della Valpolicella.

Buon week end cari winelovers!

#cincin

Masi wine experience

L’unione fa la forza.

Eh già… in questo caso l’unione dal 1973 delle famiglie Serego Alighieri e Boscaini ha dato vita a una delle più grandi potenze della rinomata Valpolicella.

Ho dedicato un sabato alla Masi Wine Experience nella tenuta Serego Alighieri seguita dalla bottaia di Masi Agricola a Gargagnago di Valpolicella (VR).

La splendida giornata semi-primaverile mi ha fatto vedere finalmente la Foresteria di Serego Alighieri, dimora della famiglia, comprata nel 1353 da Dante Alighieri, divenuta oggi punto focale dell’azienda per l’accoglienza con wine tour, sale dedicate ad eventi e un bed and breakfast. L’ingresso al wine shop mi ha stoppato per un attimo con un velo di profumi di passito e uva sultanina che ti avvolgono appena metti piede all’interno della tenuta. Poi con Marta, che ci ha accompagnati splendidamente nella nostra Wine Experience, la porticina magica sulla destra si è aperta facendoci apparire delle botti di ciliegio da 550 a 900 litri che per la linea di vini Serego Alighieri tracciano un’impronta fondamentale nel processo di ogni vino. Masi invece punta all’utilizzo solo delle botti di rovere. Nelle foto noterete subito la differenza del colore e della lucidità dei due legni.
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Il ciliegio, simbolo della tradizione della Valpolicella per la coltivazione, è un legno molto poroso che enfatizza le note della ciliegia ed è molto più lucido e brillante alla vista (oltre ad emanare un profumo ricco e dolce). In ognuno dei vini Serego Alighieri, come vi accennavo, dopo il passaggio nelle botti di rovere, l’affinamento viene concluso in quelle di ciliegio.

Una volta entrati in uno dei 15 fruttai che l’azienda possiede per l’appassimento si arriva a un’altra particolarità citando i rinomati Amarone e Ripasso. Qui, il gruppo tecnico Masi ha certificato l’Appaxximento come metodo 100% Appassimento su aréle di bamboo per cinque Amaroni e tre Recioti. Nominando il Ripasso, in voga negli ultimi periodi, non ci viene confermato l’utilizzo delle vinacce per ripassare il vino ma bensì si arriva a un processo di Doppia Fermentazione come affinamento della tecnica familiare che viene migliorata dopo aver sbloccato il termine RIPASSO, marchio registrato storicamente dalla Masi e lasciato libero dal 1998 per essere poi inserito nella DOC successivamente.

Come arrivano dunque a questi vini di medio corpo? Innanzitutto viene abolito l’utilizzo delle vinacce.

In vendemmia un terzo delle uve selezionate andranno in semi-appassimento per circa due mesi. Nel frattempo i due terzi principali di uva fresca vengono pigiati per iniziare la prima fermentazione in acciaio. Seguirà la pigiatura delle uve semi-appassite che verranno unite in un tino di legno con l’uva fresca già fermentata nel tank. Da qui partirà la seconda fermentazione indotta dagli zuccheri concentrati dell’uva appassita per finire successivamente ad affinare in legno.

Il vino più conosciuto, prodotto dal 1964 con la doppia fermentazione, è il Campofiorin. Giunto al 50esimo “compleanno” ha ricevuto come regalo una cantina solo per lui, Tenuta Canova a Lazise (ve l’avevo fatta conoscere lo scorso autunno, clicca qui per scoprire Tenuta Canova) dove tutte le uve del Campofiorin sostano in appassimento nel fruttaio della Tenuta e nei sotterrai possiamo trovare solo lui che “riposa” nelle botti.

Il Signor Campofiorin però rientra in Valpolicella per l’ultima sosta in questo tino da 50.000 litri che ho scoperto nella bottaia immensa che Masi nasconde dall’altro lato del Brolo, il vigneto recintato che divide la famiglia Boscaini da Serego-Alighieri.IMG_1705

Adesso vi lascio aprire l’agenda per programmare una Masi Wine Experience. Immagino che una certezza sulle garanzie dei loro vini ce l’abbiate già, senza che vi descrivo le etichette che ho assaggiato. Mi sembra corretto però non farvi limitare al marchio che conoscete, preferisco spronarvi nell’entrare nel loro mondo che è aperto a tutti.

Complimenti Masi, mi sento onorata di far parte del vostro gruppo di follower.

#cincin