Tenuta l’Armonia

È trascorso un po’ di tempo dal mio ultimo tour per cantine, quando sono andata a conoscere Andrea Pendin e la sua Tenuta l’Armonia vicino a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza.

Parlare di un vignaiolo, della storia dei suoi vini e della sua cantina sarebbe limitativo. Mi sono trovata di fronte ad una persona costantemente attiva nella costruzione di una rete di aziende e di figure che puntano al valore e all’identità del proprio territorio, dando vita a quelli che vengono definiti da Andrea “PROGETTI VINO”.

I 27 Progetti finora realizzati puntano all’espressione di quell’idea di vino che non guarda solo all’uva o al terreno, ma che idealizza il più possibile l’insieme degli elementi e l’animo dei vignaioli (sei produttori vicentini al momento, ognuno con una precisa funzione nell’organigramma di questa realtà POP).

La zona di produzione dei colli vicentini e berici regala leggiadria, finezza, freschezza, acidità e mineralità. I 24 ettari lavorati sono frazionati in Tanti vigneti, in Tanti Cru, in Tanti terroirs differenti.

Tenuta l’Armonia è una piccola azienda condotta in biodinamica, ancora ai primi passi, anche se nata nel 2009 quando Andrea e la sua famiglia si trasferirono in campagna. Un contadino del posto concesse una vigna ad Andrea (a quel tempo consulente nel settore della ristorazione), dandogli la possibilità di aprirsi al mondo del vino.

La sua storia è partita effettivamente da zero, con il supporto di un amico enologo.

Dalle prime lavorazioni di quel vigneto misto anni ’60-’70 nacquero 2000 bottiglie di un vin de garage di grande successo che portò Andrea sul “mercato”, spronandolo ad investire il resto della sua vita in quel mondo.

Due anni dopo, nel 2011, l’amico enologo si trasferì ed Andrea si intersecò nei marchingegni del lavoro in cantina. Iniziò inoltre a visitare numerose realtà vitivinicole in Italia, Francia e Slovenia, frequentò diversi corsi per comprendere l’arte del “creare vino”, dalla vigna alla cantina. Un mese di Loira nel 2013 però gli confermò quale filosofia e strada seguire nella creazione dei suoi progetti.

Da qui il concetto di non utilizzare uva cruda e fare in vigna un grande lavoro di pulizia dei singoli acini per avere vini puliti, minerali, lunghi e persistenti.

La prima parola chiave è TAGLIO, non focalizzandosi su un’uva. La seconda parola chiave è MACERAZIONE, perchè in tutti i suoi vini c’è sempre una parte di uva macerata.

Con la sua rete di “compagni di esperienze” condividono idee per poi cercare di produrre un vino che abbia i risultati attesi dal progetto iniziale. Tanti esperimenti che non definiscono sempre un punto di arrivo definitivo, ma un punto di partenza per il miglioramento della ricerca continua.

Tenuta l’Armonia si presenta con tre linee di prodotto:

POP sono i vini non per tutti, seppur siano i più facili e semplici da bere. Un bianco, un rosso e un frizzante con quest’aria beverina.

CRU sono i fratelli contrari dei POP. Un metodo classico con lunghe soste sui lieviti, un bianco da iper maturazione in pianta e un rosso da iper macerazione sulle bucce.

LAB è la linea non-statica in quanto in base all’annata gli stili dei progetti variano. Sono tutti vini realizzati a quattro mani, in collaborazione con altri vignaioli interni o esterni alla squadra. Ad esempio, in lavorazione ci sono un Tai rosso in anfora per la reinterpretazione di un preciso territorio e un Metodo Classico Non-Classico, prodotto con uve non da spumantizzazione classica: Freisa, Timorasso e Pecorino.

Con lo stile POP ho provato FRIZZI PET-NAT 2017, un Pinot Nero rifermentato in bottiglia con una piccola parte di Pinot Bianco e Durella che proviene da una vigna a 600 metri in zona Calvarina, vicino a San Giovanni Ilarione (vigneto non di proprietà, ma fin dal 2013 seguito direttamente da Andrea già dalla potatura e dal sovescio in vigna).

Non esiste una ricetta standard anche se viene cercata una certa continuità di anno in anno. In base alla vendemmia varia la dose delle due uve bianche. In questo caso il Pinot Bianco fa macerazione e dà polpa. Si presenta con una buccia di cipolla ramata, un colore molto distintivo, stile Borgogna.

L’eleganza delle bollicine sottilissime esalta la maturità degli aromi e del corpo succoso.

E’ fresco, pulito e molto beverino seppur sembri quasi un metodo classico. Poche parole per un entrée da degustatori navigati.

BOLLA CRU 2014 è la veste briosa della mano di Andrea, in modalità riserva.

Durella, di cui una parte macerata, e una punta di Pinot Nero con lunghe soste sui lieviti, un affinamento in grotta e un dosage zero.

Una piccola produzione di 1500/2000 bottiglie di uno spumante con fermentazione spontanea, dalle intense note mielate, di frutta matura, succo di mela e leggera sfumatura ossidativa. Il perlage è croccante e la beva decisamente elegante, acida e di lunga persistenza.

BIANCO POP 2016 è dato dall’insieme di Garganega, Manzoni, Durella e Pinot Bianco macerato sulle bucce, con prevalenza di vigneti su suolo vulcanico a 500 metri s.l.m.

Andrea lo definisce uno dei vini più precisi della sua gamma e per questo motivo continua la ricerca per arrivare ad una versione con maggiore identità. L’olfatto è ricco di profumi floreali e minerali, raffinato ed elegante nell’essenza. Si affianca una netta impronta di idrocarburo da Riesling. Il sorso è di pronta beva e facilità, senza spigoli di parti in prevalenza. E’ lungo e movimentato in bocca e tutta la semplicità apparsa al primo impatto a lungo andare si tramuta presentando un bel caratterino vispo ed astringente. Tutt’altro che un bianco easy.

PERLA CRU 2016 è il fratello di Bianco Pop, da zona calcarea. Garganega con Pinot Bianco e Chardonnay in piccole percentuali, che passano un po’ del loro tempo in botti di acacia. Per produrre questo vino, Andrea è ricorso all’esperienza maturata nella Loira, lasciando i grappoli in pianta fino ad un’estrema maturazione. Questa surmaturazione porta a sentori di caramello, affiancati da pesca, albicocca e un prato fiorito.

In bocca c’è poco da commentare, fatto sta che questa sfumatura di Garganega è una perla rara italiana che incanta il palato.

Complimenti per lo stile e per lo studio di questo progetto.

Il non-statico di Tenuta L’Armonia l’ho testato in piccole dosi da vasca, da botte, da bottiglia appena chiusa, da bottiglia senza ancora un nome perchè lì, come vi ho detto, è tutto un viaggio in un sistema che ogni giorno vuole rinnovarsi!

Alla prossima Andrea e #cincin

Vinicio Bronzo – Caprino (VR)

Durante quest’estate rovente ho pianificato una piccola sosta enoica a Caprino Veronese, un paese alle pendici del Monte Baldo, non molto lontano dal confine con il Trentino e soprattutto a qualche chilometro dal Lago di Garda.

Vinicio Bronzo è una piccola azienda vitivinicola dei Colli di Caprino, fondata nel 1978, a conduzione familiare e con 18 ettari di terreno vitato.

I vigneti sono allocati in tre differenti aree: le colline intorno alla cantina con terreni argillosi, marnosi e ricchi di scheletro; i colli di Rivoli con il suolo più minerale e un clima maggiormente mitigato dal Lago di Garda; la pianura di Caprino con dei terreni “speciali” per la produzione del Bardolino Chiaretto.

2.500 ettolitri di vino venduti quasi in egual misura tra sfuso e in bottiglia, con una notevole numerica di etichette: ben 10 vini da conoscere e gustare che nascono in questo piccolo ritaglio di paradiso veronese.

Vi presento qualche sfumatura di casa Bronzo partendo con una bollicina frizzante chiamata SCIA’. E’ uno chardonnay (“sciardonnay”) con 2,5 bar di pressione e un residuo zuccherino tra gli 8 e i 10g/l. Un frizzantino dalla spuma croccante e fine, rifermentato circa 30-40 giorni in autoclave. La vendemmia anticipata verso metà agosto contribuisce al mantenimento di una spalla acida decisa. Al naso si presenta fresco e d’impatto con un bouquet di pere, mele verdi e note delicate di fiori bianchi. L’annata 2017 assaggiata è beverina e facile, anche se nello stesso tempo il suo carattere peperino persiste in bocca. Finale sapido che incita la beva.0

Dalla freschezza estiva dello SCIA’, faccio un salto indietro con le stagioni grazie al Pinot Grigio LA PREARA 2017. Un vino che rimanda ai prati primaverili, colmi di margherite ed erba appena tagliata. Ottenuto principalmente con l’uva di un vigneto coltivato con vigne di trent’anni su terrazzamenti in collina e da una piccola percentuale proveniente dai vigneti di Ceredello. Quest’ultimi presentano un terreno limoso e pieno di ciottoli che conferisce una splendida mineralità all’interno di questo calice che si presenta fruttato e delicato. In bocca si gusta con un sorso leggero, fresco, lievemente sapido, dal finale con effetto talcato e retrogusto di mela leggermente matura. La piacevole acidità si mantiene durante tutta la degustazione mentre si respira quest’attimo di primavera.

La terza proposta è il SAUVIGNON BLANC, la passione di Davide, il figlio del Sig. Vinicio. Uva spesso poco apprezzata da nasi e palati… forse perchè incisiva e persistente come impatto di profumi intensi ma poco romantici. Fatto sta che per Davide (e lo ammetto… anche per me) il Sauvignon è un po’ una debolezza alla quale è difficile rinunciare. Assaggio così l’annata 2017, la seconda vendemmia di produzione di un piccolo vigneto “di test”, posizionato in un’area abbastanza ombreggiata. Davide con questo vino, ritenuto ancora un esperimento, punta a dei risultati che possano sprigionare un buon livello di acidità e sentori erbacei. Ad oggi presenta un naso tradizionale, con un’esplosione di frutta che vira dal tropicale (principalmente ananas, mango e passion fruit) alle pere e ai fiori di sambuco. Finale con una leggere note balsamiche e di foglie di menta fresca, mentre l’evoluzione dei profumi è attiva ed affascinante. La mineralità si presenta delicata al naso e ben presente anche degustandolo, permanendo soprattutto sul finale. Una storia da assaggiare con questo effetto rinfrescante, degno anch’esso della stagione in corso.

Un attimo di sosta… poi mi sono letteralmente innamorata di un calice chiaro e lucente, dal color rosso rubino splendente del BARDOLINO DOC. Esprime tradizione, freschezza e giovinezza solo guardandolo, come il Bardolino del “c’era una volta…”. Corvina, Rondinella e Molinara si spremono insieme in questo “succo d’uva” piacevole e agile in bocca. E’ veloce con il suo corpo morbido, ma lascia tante tracce lungo la sua strada in bocca. I profumi sono principalmente di frutti rossi e spezie, ma la cosa che mi ha fatto innamorare è stata la sensazione di bere con facilità uva che sa di vita. Nulla di più, non riesco a spiegarlo meglio perchè nella mia degustazione si è presentato con la grazia dei vini di Borgogna, che non danno motivazioni e ti lasciano senza parole.

Concludo questa parte “estiva” di degustazione suggerendovi di programmare una piccola fuga enoturistica prima che le giornate non permettano di godervi la posizione di questo piccolo borgo collinare.

Se invece cercate l’autunno in anticipo, il CABERNET, LE SELVOLE e TERRE ROSSE fanno al caso vostro: due versioni di Cabernet Sauvignon che terminano il loro affinamento diversamente e una Corvina in purezza.

Il CABERNET 2015 è lavorato completamente in acciaio, imbottigliato un anno dopo il “termine dei lavori” e un affinamento rilassante di un anno in bottiglia per cercare di evitare l’aspetto rude del vitigno. E’ di colore rubino intenso, con un olfatto tendente principalmente a sentori fruttati, erbacei e balsamici. Di buon corpo, piacevole, morbido con una leggera acidità e dei tannini setosi. E’ accomodante al palato e regala una sensazione di pienezza che termina con una continua salivazione grazie alla componente sapida ben presente. Una buona espressione che trasmette l’importanza dell’uva.

LE SELVOLE 2015 si differenzia dal precedente per la vendemmia, nello stesso vigneto, posticipata di una settimana e l’affinamento di un anno in barrique usate. L’approccio con la degustazione mantiene la sensazione di facilità di beva, contornata da un bell’equilibro tra morbidezze e durezze per chiudersi con la sapidità. Al naso è erbaceo e balsamico, con note di muschio e liquirizia in sottofondo. La vaniglia delle barrique è solamente nebulizzata all’ossigenazione del vino.

TERRE ROSSE invece è un 100% di uva Corvina della collina sopra all’azienda, ripassata sulle vinacce del vino ICARO e affinata 4-5 mesi in tonneau. L’annata 2016 si presenta di colore rubino scarico, con note speziate, balsamiche ed eteree al primo vortice del calice che si tramutano in sentori fruttati di ciliegia e amarena sotto spirito man mano che si inizia ad approfondire la sua conoscenza. La linearità di casa Bronzo si trova anche in questa versione rara di Corvina, con acidità e leggerezza. La morbidezza smussa delicatamente il tannino verde, danzando nel palato con la stessa intensità e lasciando spazio alla chiusura sapida.

Questo piccolo viaggio non molto lontano da casa si conclude con ICARO, Corvina appassita qualche mese ed affinata due anni in botti veronesi. Un vino unico che vi lascio scoprire e apprezzare da soli.

Unica è stata anche questa mattinata trascorsa con Davide e Vinicio, che ringrazio per la disponibilità (per l’ottimo salame fatto in casa) e la voglia di essere ancora tradizionali con i vini che producono.

#cincin

Vigneti di Ettore – Valpolicella – Negrar

Ettore Righetti ha trascorso la parte più importante della sua vita lavorando per la Cooperativa di Negrar, ricoprendo diverse funzioni: da impiegato contabile a socio della cantina, fino a rivestire la carica di Presidente. Oggi ha 87 anni e affianca il figlio Giampaolo e il nipote Gabriele nella gestione e nelle scelte più importanti dell’azienda vitivinicola di casa, anche se le redini sono tenute principalmente dal nipote enologo di soli 25 anni.

Dopo decenni di conferimento delle uve alla Cantina Sociale, nel 2012 è iniziato il loro percorso vinificando e imbottigliando per conto proprio con il brand “VIGNETI DI ETTORE”.

La casa di famiglia, oltre ad avere gli spazi per la produzione e l’affinamento dei vini, è adibita a B&B. La sua posizione collinare sopra Negrar vanta un clima ben mitigato e una vista splendida sulla vallata, con il Lago di Garda all’orizzonte.

Possiedono venti ettari di vigneti di collina, frazionati in quattro aree, con un’altitudine che varia dai 200 ai 430 metri s.l.m, allevati a pergola e con alcune vigne vecchie (del 1930 circa).

Dalla vendemmia 2017, con la completa scissione dalla Cantina di Negrar, lavorano le differenti masse delle quattro aree e dei singoli cultivar per avere più opzioni di creazione di anno in anno, con piccoli esperimenti in vigna tra varietà autoctone tradizionali e alcune meno conosciute.

La vendemmia 2018 sarà la prima annata certificata BIO, rame e zolfo sono una scelta ormai irreversibile. La tiratura annua sta arrivando a circa 60.000 bottiglie e la ricerca di casa Righetti è verso vini asciutti e freschi, dove la parte muscolare è meno importante rispetto a freschezza e bevibilità.

Come punto di partenza della degustazione assaggio il ROSATO 2017, l’ultimo nato di casa Righetti. 3.000 bottiglie prodotte con uva Molinara, prevalentemente da vigne vecchie di 50 anni. Il tutto viene raccolto a mano nella zona di Moron dove il terreno è argilloso-limoso. Alla vista è un vino lucente e delicato, con un colore tra il corallo rosa e il rosa antico. Profuma di freschezza, di rose rosa e bianche appena raccolte, contornate da sfumature di gesso. Raffinato ed elegante. In bocca è secco, asciutto, fresco, con una nota finale leggermente salina (caratteristico dell’uva Molinara). Il sorso è facile e leggermente morbido. Un vino delicato, con ritorno di frutta fresca e sentori erbacei al retrogusto.

Stappiamo il VALPOLICELLA CLASSICO 2017 per la prima tappa del viaggio degustativo della gamma dei vini rossi. L’uvaggio è il tradizionale con uve Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara, appassite leggermente in cassetta per una settimana. Un bel rosso rubino alla vista, con un ventaglio all’olfatto di note burrose, rose rosse, rovi, foglie, frutta matura intensa e, per concludere, una spezia ben presente, soprattutto di chiodi di garofano. Stuzzica l’appetito semplicemente annusandolo. Leggermente tannico al sorso, anche se la salivazione continua nello step successivo dell’assaggio grazie all’impronta sapida. Lungo, ampio, persistente, diretto e pulito. Un imprinting rustico per la componente tannica e l’amarognolo finale, un vino che si ferma e rimane sul palato senza scivolare.

Il VALPOLICELLA CLASSICO SUPERIORE 2016 Pavàjo è un vino da tavola molto beverino che mantiene la freschezza di un Valpolicella, con un po’ di spalla e di struttura in più. L’appassimento delle uve diventa di qualche settimana per questo vino dal colore rosso rubino carico e lucente e l’affinamento avviene in botti grandi. Prevalgono i sentori fruttati con marmellata di bosco, frutta matura, prugne e susine rosse. Territorio e tradizione espressi in bocca, quello che ti aspetti sinceramente dalla Valpolicella. La componente astringente viaggia pari passo con quella acida, non è pesante con la gradazione alcolica e accompagna bene i piatti, soprattutto le carni. Stranamente la sapidità spunta anche qui sul finale…

RIPASSO 2015: viene introdotta la Croatina a supporto delle quattro uve per un vino al quale dedicano particolare attenzione e che rispecchia le origini della Famiglia e la soddisfazione di Ettore. Una marmellata di mirtilli appena aperto, che emana muschio, spezie dolci, pot-pourri e frutta man mano che si ossigena. Una bella verve in bocca, un nervo di acidità, bel tenore secco, poco zucchero. Tannino lineare al Superiore. Un Ripasso dinamico senza note caramellate, “Quello di una volta…senza fronzoli”, con la coccola dolce sul finale.

L’ultima annata di AMARONE, la 2014, presentata al pubblico lo scorso gennaio, danza leggera nel calice, il rubino si tinge di una veste più intensa. Naso elegante ed alternativo, per nulla imponente, si avverte effettivamente l’annata più fredda anche se le potenzialità di un grande rosso vengono rivelate già al primo sorso, un vino dalle grandi sorprese nel corso del tempo con l’evoluzione in bottiglia. Ha un carattere mansueto e presenta una componente tannica setosa. Il duro lavoro dell’annata difficile è da rispettare, il vino è comunque molto piacevole da gustare.

La vendemmia 2013 invece ha come risultato un vino dalla vista impenetrabile ed intensa. La parte degli aromi esce più spiccata e pulita man mano che prendono confidenza con il calice e l’ossigeno. La maggior parte dei profumi è di matrice dolce e speziata, come la caramella mou, il caramello, la liquirizia, il caffè e il cacao. Il frutto è maturo (una bella amarena) e contribuisce alla sua presentazione calda ed elegante.

ARSI 2015 è un I.G.T., un vino a sè per la sua personalità. Viene prodotto con 30% Corvina, 30% Corvinone, 30% Croatina e 10% Pelara provenienti dalla collina più alta. L’uva viene selezionata per l’appassimento in cassettine della durata di 60 giorni (contro i 120 dell’Amarone). L’affinamento in legno è di un anno solamente e soprattutto non fa la fermentazione malolattica. E’ la versione dove i profumi sono più spiccati. Il rubino è medio e al naso confonde con il suo ventaglio di erbe officinali, china, inchiostro e spezie. Meno frutta matura e confettura. In bocca parte molto morbido, seguito da tannini e acidità. Molto persistente e stuzzicante.

A chiusura il piccolo nettare del RECIOTO DI VALPOLICELLA, prodotto solamente nelle annate migliori, con una produzione di circa 15 ettolitri. Impenetrabile alla vista ed infinito mentre lo sorseggi. 
Come poter chiudere in maniera migliore questa carrellata di sapori ed emozioni?!

 

 

#cincin

 

 

ViniVeri, vino secondo Natura 2018

Anche quest’anno si rinnova a Cerea (VR) l’appuntamento con “Vini Veri, vino secondo Natura” che dà il via ad un intenso periodo di degustazioni che si concluderà con il Vinitaly mercoledì prossimo.

Raggiunto il prestigioso traguardo della 15^ edizione, la manifestazione riconferma i suoi punti di forza: l’alto livello qualitativo dei produttori presenti e l’ampiezza degli spazi destinati al pubblico.

I produttori si rivelano sempre di più come i migliori narratori dei loro territori, delle loro fatiche e dei loro vini: pur esprimendosi con idiomi diversi, alta è la partecipazione di vignaioli stranieri, tutti parlano con la stessa incondizionata passione di quella vigna che tante soddisfazioni (e tante preoccupazioni) sa regalare.

Frequentando da alcuni anni questa manifestazione ho notato una sempre maggiore presenza delle nuove generazioni dei produttori storici che con orgoglio presentano i preziosi e rassicuranti frutti della tradizione, ma non rinunciano a proporre con altrettanta soddisfazione una nuova e personale interpretazione di quello che è stato loro tramandato. Ed ecco allora il recupero e la valorizzazione di antiche varietà autoctone per produrre un vino di stile moderno dedicato al nonno!

Ritengo sia proprio questo il fascino e il valore aggiunto di questa manifestazione.

Alla prossima edizione! Lascio a voi la possibilità di scoprirla oggi 14/04 e domani 15/04!

#cincin

Un ettaro di Pezzalunga – Colli Berici

Ho avuto il piacere di sedermi a tavola e scambiare qualche opinione con Giampietro Acco che mi ha accolta all’interno dello showroom dedicato a ceramiche e arredo bagno della moglie.

Giampietro dietro ai banchi di assaggio delle manifestazioni enoiche ha catturato la mia attenzione con l’estrema esclusione del tutto dai suoi vini, per portare in primo piano dei prodotti che rappresentano al meglio lui e la sua storia. Seduti comodamente in negozio, inizia a raccontarmi delle sue scelte, della sua vita e di ciò che l’ha portato a concentrare le sue energie a contatto con le vigne. Da un passato di commerciale del settore ceramiche trascorso in giro per l’Europa, nel 2003 inizia a sistemare un vigneto ereditato, piantando solamente Merlot e Cabernet Franc a guyot. Nel frattempo fa delle esperienze nella zona di Bordeaux e nelle Langhe alla ricerca degli elementi ritenuti ideali per arrivare al “suo” vino. Decide inoltre di cambiare radicalmente stile di vita, a partire dall’alimentazione, avvicinandosi ad una filosofia più rispettosa della natura. Nel 2007 la prima vinificazione, dall’anno successivo inizia con trattamenti biodinamici che, forse per colpa dell’inesperienza, gli concedono la produzione di una sola damigiana di vino. Nel 2009 utilizza rame, zolfo di miniera e poca bentonite. Da quel momento tutto si stabilizza nei suoi programmi ed inizia la vera produzione riuscendo a dar vita pure alla prima riserva in barrique.

Ci troviamo a Brendola (VI), in piena Doc Colli Berici, la proprietà vitata è una striscia stretta e lunga (da qui deriva il nome PEZZALUNGA), di un solo ettaro a 155 metri s.l.m., bicolore per la composizione del terreno (al centro marrone, alle estremità rossa), protetta dai monti e sempre esposta al sole.

Con Giampietro si parla di biodinamica e le uve protagoniste sono Cabernet Franc e Merlot. Una particolarità di questa piccola realtà vitivinicola è aver escluso il classico Taglio Bordolese, seppur vengano prodotti solamente vini da uvaggi. Una concezione differente di quello che le due uve internazionali esprimono quando sono lavorate nello stile classico in cui ognuna è vinificata a sè stante e solo successivamente viene tagliata con l’altra.

Il precoce Merlot attende in pianta la maturazione, più lenta, del Cabernet. Da questo momento il loro percorso è sempre mano nella mano, con il Merlot che concede nel vino un effetto polpa-succo di frutta e il Cabernet invece presenzia, a mio avviso, con il suo carattere puntiglioso ed incisivo. Vendemmiate, vinificate, maturate ed affinate insieme.

L’ultimo passaggio varia dal neutro acciaio inox  per “Le due terre” alle barrique usate di rovere francese, utilizzate per ingentilire e maturare la “Rosso Santiago – Riserva” affinata per almeno 18 mesi e la “Rosso Santiago – Gran Riserva” per almeno 27 mesi. Il tutto messo in bottiglia senza solfiti, filtrazioni o trattamenti, come ricordato in etichetta.

Stappiamo insieme LE DUE TERRE 2016 per continuare i nostri racconti. Lo osservo nel calice e mi appare con una veste impenetrabile che ricorda un pezzo di velluto bordeaux, con un unghia color mora. Fa una lunga fermentazione di quasi un mese con le bucce e vengono eseguite due follature a mano al giorno. Bacche di ginepro e leggere note talcate al naso. L’ingresso in bocca è nobile ed elegante, il tannino è setoso anche se la componente astringente compare sul finale della degustazione. Dotato inoltre di una buona acidità, lo si reputa lungo ed elegante.

L’annata 2014, più debole ed acquosa, risulta un giovincello a confronto. Ricordi aromatici al naso che emanano sentori di bitter, di infusi di erbe e una punta di cenere. Riscontriamo insieme tracce di Barolo, come se fosse tornato indietro, nel tempo nelle Langhe. Spettacolare il variare delle sensazioni che sprigiona nelle differenti fasi di assaggio, man mano che si apre e si ossigena.

Per le riserve e una scoperta dei vigneti aspettiamo l’arrivo della primavera così da poter vedere le pratiche attuate in vigna, a partire dal colorato sovescio. Nel frattempo lascio le vigne alle pecore per l’unione dell’essere animale con la terra.

#cincin