Diamoci un taglio cara Garganuda!

Ritorno a Montecchia di Crosara, nella terra vulcanica del Monte Calvarina, dal mio amico pazzerello Andrea che mi ha richiamato all’ordine per godermi la potatura delle sue vigne vecchie di oltre 40 anni.

Dopo un’annata piuttosto difficile caratterizzata da freddo in fioritura, bombe d’acqua, acinellatura ed infine da peronospora, si riprendono in mano le vigne iniziando dalla potatura.

Andrea nel vigneto segue il metodo biodinamico e, come si vede dalle foto, per i tagli più “grandi” utilizza un cicatrizzante naturale a base di corno letame (preparato 500) e propoli.

E’ uno dei pochissimi produttori del mondo del Soave che fermenta il suo vino con lieviti indigeni, senza stabilizzarlo nè filtrarlo! Solitamente la sua Garganuda non supera i 40mg/L di solforosa… un concentrato di garganega che sa di camomilla in soli 11 gradi alcool.

Adesso non ci resta che attendere aprile per i trattamenti a base solamente di rame e zolfo sperando che la stagione 2017 regali una #garganudavulcano (quest’anno si chiamerà così) che ci possa emozionare.

Buon lavoro Andre!

Buongiorno Roccolo Grassi!

Forse qualcuno di voi avrà trovato questo scatto nel mio profilo Instagram qualche giorno fa:

Questo calice color rubino è il vino di Francesca e Marco Sartori, proprietari di Roccolo Grassi di Mezzane (VR). L’azienda di quattordici ettari si trova in Valpolicella allargata e alla fine del territorio di produzione della DOC Soave verso ovest.

Il padre di Francesca e Marco già dagli anni settanta produceva vino vendendolo prevalentemente sfuso.

Nel 1996 la svolta, dove i fratelli hanno preso le redini puntando alla ricercatezza e valorizzazione del terroir, investendo anni di studi e test.

La ricerca delle giuste combinazioni tra assemblaggi delle uve e contenitori per l’affinamento hanno dato vita a tre etichette:

Soave DOC 

Valpolicella DOC 

Amarone della Valpolicella DOCG 

Una sola espressione per denominazione proposta con l’etichetta Roccolo Grassi, frutto del vigneto collinare di origine vulcanica sito in San Briccio (dalla quale ha preso il nome l’azienda) e del vigneto storico di famiglia accanto alla tenuta, in pianura alluvionale-calcarea.

La produzione di circa 50.000 bottiglie annue è incentrata principalmente al Valpolicella, fiore all’occhiello di casa Sartori, con un 50% abbondante. L’idea è che questo vino possa confrontarsi con il resto dei vini rossi del mondo, pertanto il massimo della produzione viene dedicato a lui.

Ma, iniziando la degustazione, il Soave DOC La Broia 2014 ha aperto le danze. Pronto per uscire sul mercato (eh già perché qui i vini sostano un anno in stoccaggio prima della vendita al pubblico) con questo paglierino lieve pieno di pagliuzze dorate. Una garganega in purezza con 60% di affinamento in botte e 40% in cemento. I profumi sono eleganti e coinvolgenti con un miele di acacia leggero e dei fiori delicati che mi ricordano la primavera. La spiccata mineralità e la lunga persistenza in questo calice pieno e rotondo mi ha lasciato un buon ricordo insieme alle note di lime ben amalgamate al resto.

Puntando invece all’annata attualmente in commercio, ma giunta agli sgoccioli la 2013, ci si ritrova un frutto più carico e maturo, un tocco di alcolicità che si fa distinguere e la morbidezza più calibrata. Se vogliamo puntare ad un vino pronto ci conquisterà lui, ma di gran lunga il 2014 darà risultati nettamente superiori. La garganega qui si dichiara pronta ad invecchiare e stupirci!

Dalle vigne più giovani del vigneto collinare nasce il Valpolicella superiore, propostomi oggi nell’annata 2012.

Vengono pigiate uve fresche e uve appassite due settimane, al 50% ognuna. Saranno destinate poi a maturazione ed affinamento in legno per diciotto mesi, tra botti grandi e barrique.

Gli occhi di Francesca brillano, è il loro vino, è la loro anima… il punto di incontro tra fratello e sorella, l’insieme del loro lavoro e della loro crescita.

Carattere e territorio riassumono questo rubino carico di frutta al naso, quasi sotto spirito. Intenso ed ampio con la piccola percezione di vaniglia contornata da cannella e pepe nero. Il tannino ti saluta, è ancora acerbo e rilascia spunti erbacei, ma ti abbandona amalgamandosi nella complessità del vino. Ampio, spazia tantissimo in orizzontale nel palato. Non finisce più.

Le vigne vecchie invece ci riportano a tavola l’Amarone 2011, di grande complessità (come vorrebbe la tradizione).  E’ maestoso, ti racconta la sua storia sorso dopo sorso, la frutta rossa, la sapidità che emerge dal terreno basaltico, quell’acidità che bilancia questa frutta dolce che ritorna in chiusura di beva. Il pepe nero mi stuzzica, ma affonda a poco a poco nella rotondità di questo Signor Amarone.

Roccolo Grassi si è presentato così.

Grazie

Alla prossima

#cin cin


Garganica – Montebello vicentino (VI)

C’è chi va a trascorrere un pomeriggio all’Italia in Miniatura e chi, invece, in un pomeriggio ha approfondito le sfaccettature dell’Italia vulcanica dentro i calici.

Sono tornata in terra vicentina, dove il Consorzio Tutela Vini Gambellara DOC e la Strada del Recioto e dei Vini Gambellara DOC hanno organizzato GARGANICA, ALLA SCOPERTA DEI VINI VULCANI DEL GAMBELLARA DOC.

E non solo, perchè come evidenziato sopra, tra i banchetti di assaggio c’erano tracce rimaste indelebili nella mia mente di etichette di vini di tutta Italia provenienti da zone vulcaniche. Dalla vicinissima SOAVE, all’interprovinciale LESSINI DURELLO, facendo un salto in SARDEGNA per poi ritrovarsi sul VESUVIO o sull’ETNA. Un pot-pourri di emozioni dove il cardine era l’essenza della mineralità al naso, correlata da un’elevata freschezza e da una notevole impronta di sapidità.

L’apice del riassunto “vulcanico” l’ho percepito in queste etichette dove la piacevolezza dell’acqua minerale era superlativa:

  • SOAVE DOC LA CAPELINA 2015 – Cantina Franchetto
  • SEMIDANO DI MOGORO DOC SUPERIORE PUISTÉRIS 2012 – Cantina di Mogoro
  • ETNA BIANCO DOC 2013 – Tenuta Monte Gorna
  • GAMBELLARA CLASSICO DOC 2015 – Az. Agr. Natalina Grandi
  • GAMBELLARA CLASSICO DOC SANTA MARIE 2015 – Az. Agr. Montecrocetta

Un pomeriggio proficuo direi…

#cincin

La Cappuccina – 30 anni di BIOLOGICO

30 anni di natura, 30 anni di filosofia, 30 anni di duro lavoro per avere dei vini semplici e puliti che descrivono in maniera egregia il territorio di Soave.

Siamo nella frazione di Costalunga a Monteforte d’Alpone, zona classica della DOC Soave, dove il basalto fa da padrone regalando mineralità e sapidità.

Domenica 3 aprile l’azienda vitivinicola La Cappuccina ha organizzato un open day per festeggiare 30 anni di agricoltura biologica.

La giornata è stata caratterizzata dalla sinergia tra la natura con le vigne in fase di germogliamento, il buon cibo, le dolci note di un violino che ci accompagnavano in tutte le tappe ed i calici di vino.

La scoperta delle quattro etichette Filos, il neo arrivato Soave 2015, San Brizio e Arzimo hanno coccolato clienti e winelovers durante tutto l’evento.

Un ringraziamento speciale per questa splendida giornata allegra e conviviale.

Avete trasmesso appieno quali sono i vostri valori immergendoci nella vostra natura.

Tanti Auguri La Cappuccina per i vostri primi 30 anni di agricoltura biologica!

Vini Casarotto – Benvenuto 36!

I “mordi e fuggi” in cantina la domenica mattina sono sempre attraenti; se poi sei fortunato e trovi vini interessanti cosa voler di più per un amante del bere bene?

Destinazione Montecchia di Crosara (VR), zona doc del Soave.

Vini Casarotto è una piccola azienda a conduzione familiare con 15 ettari sparsi tra le doc Soave, Arcole e Lessini Durello, gestita da Luigi e dalla sorella, giunti alla terza generazione di questa realtà.

Dopo il Soave Versus di settembre sono andata a trovarli per la nascita del nuovo spumante riserva metodo classico Lessini Durello 36 mesi.

Prima di conoscere il neonato abbiamo iniziato la degustazione con lo charmat lungo 100% Durella 2014. Uno spumante dal perlage fine e persistente con un ingresso molto delicato in bocca, la sensazione netta del limone è immediata e di lunga persistenza, ma non aggressiva. Ottimo aperitivo che stuzzica l’appetito.

Procediamo con una tappa di degustazione nella piena zona classica del Soave, a Fittà, con un bel terreno vulcanico. Vigne di Fittà 2014 100% Garganega, solo acciaio, rispecchia appieno l’essenza del terroir con sentori fruttati di pesca e agrumi affiancanti da una notevole traccia di mineralità. Il sorso è carico di freschezza e sapidità contornato da una buona morbidezza. Lungo e deciso.

Ecco che si stappa una delle sole 650 bottiglie prodotte di questo Durello brut dal tocco floreale delicato con accenni al gelsomino. I lieviti sono protagonisti in seconda battuta olfattiva, ma è da notare come ammorbidiscono bene in bocca il citrino della Durella. Assaggiando questo vino abbiamo avuto la sensazione di mangiare dei chicchi d’uva con questo incrocio di acidità e dolcezza del residuo zuccherino. Perlage elegante con effetto setoso e pieno in bocca. Vorrei proprio provarlo abbinandolo a qualche erborinato leggero, da testare direi… (sempre che Luigi non finisca a breve le bottiglie!)

In chiusura siamo stati un po’ alternativi con un Passito rosso 2011 13,5% solo acciaio con uve Cabernet Sauvignon, Merlot, Corvina e Rondinella poste in appassimento fino a dicembre. Una volta pronto il vino, rimane sei mesi in affinamento in bottiglia. Morbido e con una bella nota acida ancora presente. Cosa mi ha attratto di questo vino? La sua particolarità è guardarlo ed annusarlo, convincendoti di aver a che fare con un vino secco con questa confettura di ciliegia matura… poi lo bevi e ti ritrovi questo passito da gustarti in fase meditativa interessante ed attraente.

La ricerca della qualità nel loro piccolo viene affrontata ogni giorno e la voglia di conquistare i palati si vede in quello che fanno!

Buon lavoro Luigi e grazie per l’aperitivo domenicale!

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