Ferrocinto – Castrovillari (CS)

Immergendomi nell’entroterra della punta del nostro amato stivale italiano, ho contattato la tenuta di FERROCINTO, colpita dal connubio di tradizione e innovazione che emergeva guardando gli scatti presenti sul web.

Mi sono quindi diretta a Castrovillari, in provincia di Cosenza, dove dal 2008 l’azienda Ferrocinto (legata alla società agricola cooperativa Campoverde) vinifica in proprio le uve coltivate in 50 ettari vitati su suolo rosso (ricco di ferro e magnesio) in collina fino a 580-600 metri s.l.m..

Il Magliocco è il Re di casa, seguito da Mantonico, Greco Nero e Greco Bianco. Il restante 20% della coltivazione è di Chardonnay, Cabernet e Merlot. L’azienda ha concluso recentemente le procedure di certificazione biologica, presentando sul mercato una nuova linea di vini BIO.

Appena si arriva in cima alla collina dove si trova la tenuta, si rimane affascinati dalla masseria fortificata della metà dell’800 (di proprietà della Famiglia Salituri), seguita sulla destra da una moderna struttura che fa accomodare con gli occhi tra i vigneti nella Conca del Re, zona ambita per la produzione diversificata a livello agricolo, a soli 15-20 km sia dal Mar Ionio che dal Tirreno, caratterizzata da sbalzi termici giorno-notte, correnti marine e montane che predispongono tanti microclimi zonali. Questa zona è rinomata anche per la produzione del Riso di Sibrai.

La struttura ultramoderna della barricaia e dell’open space dedicato a degustazione ed eventi è caratterizzata da due materiali: il CORTEN, che richiama il colore del terreno e il LARICE, che ricorda gli arbusti degli olivi.

Per gli appassionati di architettura lascio il link di spiegazione del progetto di realizzazione dell’edificio, seguito da Francesco Lamanna: 

https://www.theplan.it/award-2018-production/barricaia-ferrocinto-1

Tornando alla produzione di vino, l’azienda Ferrocinto ha reimpiantato nel 2001 l’intera coltivazione con vitigni autoctoni ed internazionali. Da quattro anni ha iniziato un percorso di ricerca delle cultivar presenti nei loro areali, analizzando circa 1.000 campioni, 110 dei quali presentavano un DNA sconosciuto ai registri e il loro impegno è stato (ed è tuttora) la continua analisi di queste viti, coltivandone alcune nell’ottica di poter avere sempre un maggior numero di prodotti autoctoni che possano racchiudere le peculiarità della zona (Campo biodiversità Pollino Calabrese).

L’attuale selezione di vini include uno spumante charmat, due metodo classico e una decina di vini fermi da monovitigno. Produzioni limitate, con rese massime di 50 quintali ettaro, vendemmia a mano e in cassette, seguiti in cantina dagli enologi Marco Monchiero e Stefano Coppola.

CLAVÈ è un Greco Bianco charmat lungo (40-45 giorni), dotato di un naso elegante con note floreali, erbette fresche e pera verde. Un perlage fine ed elegante all’ingresso in bocca, di buon corpo, fresco e con un timbro sapido persistente in chiusura. Divertente e gioioso da bere.

A seguire DOVÌ BIANCO, lo CHARDONNAY rifermentato in bottiglia, millesimo 2014 con sboccatura fine 2019. Note croccanti e tostate ben accentuate, sentori di frutta matura che si concentrano all’olfatto in chiave delicata e sinuosa. Bella beva leggera d’ingresso ove prevalgono l’aspetto minerale e le note ferrose del terreno. Perlage notevole e duraturo. Il valore aggiunto che ho percepito è dato dal terroir valorizzata rispetto all’impronta del lievito e dello chardonnay. Un’espressione molto interessante, degna di una grande bevuta.

DOVÌ ROSÈ, 100% AGLIANICO, è stato premiato come miglior spumante rosè a Radici del Sud 2019. L’annata 2015, sboccata a luglio 2020, è una bolla fresca e biricchina, ancora giovane, ma con lo sprint giusto al palato per dare soddisfazione dopo qualche mese dalla sboccatura. Anche in questo calice l’impronta della sapidità del terreno è ben presente. Grande persistenza e retrogusto agrumato. Continua salivazione in bocca, un calice chiama l’altro, che bontà! Notevole bilanciamento tra naso e palato, presenta una sua identità ben distinta.

Della DOP TERRE DI COSENZA del POLLINO, il MANTONICO mi ha lasciato un ricordo incredibile con un boom al naso di mela e pera, contornato da leggero pot-pourri, gesso e spezie dolci. Giallo paglierino luminoso alla vista, secco, raffinato, con chiusura erbacea alla degustazione. Che aromaticità nei profumi, fa strage. Sapidità presente ma più delicata la nota rispetto agli altri. 

Il POLLINO ROSATO DI AGLIANICO viene prodotto solo con il mosto fiore, senza macerazione leggera con le bucce, affinato 6 mesi in legno e 6 mesi in bottiglia. Profuma di donna, rose rosse, talco e rossetto. Elegante, suadente.

Il PECORELLO è un altro bianco chic, ancor più profumato del Mantonico…molto gustoso al palato con una bevuta di corpo. Lungo e fine.

In chiusura la perla rossa calabrese, il MAGLIOCCO, affinato 6 mesi in barrique di rovere francese. Pane appena sfornato, fiori secchi, profumo di spezie natalizie, infusi di frutta e scorze di agrumi: questo il bouquet sviluppato nel calice dal quale sono stata catturata. Vino morbido, leggermente polveroso. Una bella acidità coniugata alla parte tannica in perfetto equilibrio.

Dopo qualche scatto meraviglioso della Tenuta di Ferrocinto, purtroppo in una giornata uggiosa, posso confermare di aver conosciuto un’azienda affidabile, con prodotti di notevole qualità che vale la pena scoprire. Il valore che emerge è la ricerca della differenza che sta nel loro territorio, dove la natura può solo regalare condizioni ideali per fare dei grandi vini unici.

Una perla del nostro Sud Italia, bella da vivere e buona da degustare.

#cincin

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