Un ettaro di Pezzalunga – Colli Berici

Ho avuto il piacere di sedermi a tavola e scambiare qualche opinione con Giampietro Acco che mi ha accolta all’interno dello showroom dedicato a ceramiche e arredo bagno della moglie.

Giampietro dietro ai banchi di assaggio delle manifestazioni enoiche ha catturato la mia attenzione con l’estrema esclusione del tutto dai suoi vini, per portare in primo piano dei prodotti che rappresentano al meglio lui e la sua storia. Seduti comodamente in negozio, inizia a raccontarmi delle sue scelte, della sua vita e di ciò che l’ha portato a concentrare le sue energie a contatto con le vigne. Da un passato di commerciale del settore ceramiche trascorso in giro per l’Europa, nel 2003 inizia a sistemare un vigneto ereditato, piantando solamente Merlot e Cabernet Franc a guyot. Nel frattempo fa delle esperienze nella zona di Bordeaux e nelle Langhe alla ricerca degli elementi ritenuti ideali per arrivare al “suo” vino. Decide inoltre di cambiare radicalmente stile di vita, a partire dall’alimentazione, avvicinandosi ad una filosofia più rispettosa della natura. Nel 2007 la prima vinificazione, dall’anno successivo inizia con trattamenti biodinamici che, forse per colpa dell’inesperienza, gli concedono la produzione di una sola damigiana di vino. Nel 2009 utilizza rame, zolfo di miniera e poca bentonite. Da quel momento tutto si stabilizza nei suoi programmi ed inizia la vera produzione riuscendo a dar vita pure alla prima riserva in barrique.

Ci troviamo a Brendola (VI), in piena Doc Colli Berici, la proprietà vitata è una striscia stretta e lunga (da qui deriva il nome PEZZALUNGA), di un solo ettaro a 155 metri s.l.m., bicolore per la composizione del terreno (al centro marrone, alle estremità rossa), protetta dai monti e sempre esposta al sole.

Con Giampietro si parla di biodinamica e le uve protagoniste sono Cabernet Franc e Merlot. Una particolarità di questa piccola realtà vitivinicola è aver escluso il classico Taglio Bordolese, seppur vengano prodotti solamente vini da uvaggi. Una concezione differente di quello che le due uve internazionali esprimono quando sono lavorate nello stile classico in cui ognuna è vinificata a sè stante e solo successivamente viene tagliata con l’altra.

Il precoce Merlot attende in pianta la maturazione, più lenta, del Cabernet. Da questo momento il loro percorso è sempre mano nella mano, con il Merlot che concede nel vino un effetto polpa-succo di frutta e il Cabernet invece presenzia, a mio avviso, con il suo carattere puntiglioso ed incisivo. Vendemmiate, vinificate, maturate ed affinate insieme.

L’ultimo passaggio varia dal neutro acciaio inox  per “Le due terre” alle barrique usate di rovere francese, utilizzate per ingentilire e maturare la “Rosso Santiago – Riserva” affinata per almeno 18 mesi e la “Rosso Santiago – Gran Riserva” per almeno 27 mesi. Il tutto messo in bottiglia senza solfiti, filtrazioni o trattamenti, come ricordato in etichetta.

Stappiamo insieme LE DUE TERRE 2016 per continuare i nostri racconti. Lo osservo nel calice e mi appare con una veste impenetrabile che ricorda un pezzo di velluto bordeaux, con un unghia color mora. Fa una lunga fermentazione di quasi un mese con le bucce e vengono eseguite due follature a mano al giorno. Bacche di ginepro e leggere note talcate al naso. L’ingresso in bocca è nobile ed elegante, il tannino è setoso anche se la componente astringente compare sul finale della degustazione. Dotato inoltre di una buona acidità, lo si reputa lungo ed elegante.

L’annata 2014, più debole ed acquosa, risulta un giovincello a confronto. Ricordi aromatici al naso che emanano sentori di bitter, di infusi di erbe e una punta di cenere. Riscontriamo insieme tracce di Barolo, come se fosse tornato indietro, nel tempo nelle Langhe. Spettacolare il variare delle sensazioni che sprigiona nelle differenti fasi di assaggio, man mano che si apre e si ossigena.

Per le riserve e una scoperta dei vigneti aspettiamo l’arrivo della primavera così da poter vedere le pratiche attuate in vigna, a partire dal colorato sovescio. Nel frattempo lascio le vigne alle pecore per l’unione dell’essere animale con la terra.

#cincin

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