Quota 101 – Colli Euganei

Spostandomi a 101 metri sul livello del mare, a Luvignano di Torreglia sui Colli Euganei, sono andata a conoscere la realtà vitivinicola di QUOTA 101.

Nel 2010 la famiglia Gardina ha acquistato questa piccola azienda vitivinicola, esistente dagli anni settanta, con sette ettari di terreno vitato. La cantina è situata sulla cima di una collina del Parco Regionale dei Colli Euganei, con una vista spettacolare tra i tipici “coni” vulcanici, colli a sè stanti e privi di valli.

Certificati BIODIVERSITY FRIEND e quasi pronti per concludere il ciclo di certificazione biologica, incentrano la loro filosofia di vita “enologica” su scelte a basso impatto ambientale con utilizzo della pratica del sovescio, di letame, rame e zolfo.

Le tipologie di vini prodotti in questo  terreno, perlopiù di tipo argilloso, sono ben 15 e la tiratura annua al momento è di 40.000 bottiglie. Con il recente acquisto di altri nove ettari a Baone (terra calcarea vocata per la produzione di rossi) il potenziale di produzione potrà tra qualche anno potrà più che duplicare.

Suddivisi in quattro macrofamiglie, vi posso presentare:

  • il mondo legato all’uva Glera, con il Serprino e due dosaggi per il Prosecco doc (brut e extra dry);
  • i monovarietali bianchi: Tai, Sauvignon, Manzoni bianco, Garganega e Chardonnay;
  • i rossi classici dei tagli bordolesi affiancati dal Raboso;
  • le sfaccettature di Moscato Fior d’arancio DOCG, dal tradizionale spumante, al fermo secco, al passito.

La selezione proposta in degustazione, tra i 15 vini, inizia con il TAI 2016 che ti cattura e spinge al naso con sentori erbacei di erbe cotte e minerali. Di gran persistenza, carico e caldo, ma dosato ed equilibrato con freschezza e sapidità. Un buon calice da aperitivo e stuzzichini.

La novità del mese, appena uscita sul mercato, è il SAUVIGNON. Pera matura e succosa, mela golden e fiori bianchi all’olfatto. Il primo impatto in bocca punta molto alla mineralità, seguono la morbidezza e il calore. Il finale si lega all’erbaceo e a mille aromi brillanti.

Con il MANZONI si vira a un vino bianco più dolce ed armonioso. Annusando i suoi profumi riporta una leggera percezione del legno, leggermente burroso e con polvere di pietra pomice. Un bel sorso di spessore, con una buona carica di alcool, ma perfetto per attirare il cibo. In bocca è molto equilibrato e permane a lungo intrigando con il sale.

Il rubino leggermente velato del RABOSO affinato in cemento, creato dall’assemblaggio delle annate 2014, 2015 e 2016, presenta sentori di ciliegia e cipria con finale erbaceo. Il sorso è facile e scorrevole con un bell’aroma che permane in bocca. Il picco di acidità iniziale prosegue sulla sapidità che richiama il cibo e la continua voglia di degustarlo.

Concludo la scoperta di QUOTA 101 con ORTONE 2014, proposto per la prima volta in due varianti: il classico e il non filtrato.

Questo blend dedicato al colle che potete vedere in foto, sposalizio tra Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, per la prima volta è stato sdoppiato nella versione non filtrata, con affinamento di quattro mesi in cemento (oltre ai due anni di legno della versione classica). Prodotto di grande personalità con una linearità perfetta tra naso e bocca. Il contatto con il legno si ritrova al naso e nella morbidezza al palato, non risulta eccessivamente invadente per i miei gusti. Rimane bello secco, con un tannino bilanciato alla freschezza. Riassumendo, il naso è animale, la bocca fruttata ed il corpo lo definirei polposo.

Il classico ORTONE invece si presenta con profumi di ciliegia e spezie. E’ un vino “tranquillo”, con la stretta finalità di abbinamento alle pietanze. Un altro stile, con meno personalità rispetto alla new entry, ma rimane comunque un taglio bordolese elegante e piacevole.

Questo è un piccolo riassunto delle alternative che ho degustato stavolta sui Colli Euganei. Lascio a voi la valutazione ed il confronto sul fiore all’occhiello del territorio, il Moscato Fior d’arancio DOCG, come scusa per passare a trovarli visto il periodo natalizio in arrivo…

#cincin

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