C’era una VOLTA il Lambrusco

Gira e rigira, quando ho voglia di godermi cibo e vino finisco sempre in Emilia Romagna!
…e continuando a stimare quel vino che mi aiuta a riassumere il concetto di pranzo all’italiana, sono andata a trovare uno dei produttori che a “LAMBRUSCO A PALAZZO” mi ha dato delle ottime soddisfazioni al palato: CANTINA DELLA VOLTA.

Siamo a Bomporto, a nord di Modena, tra i fiumi Secchia e Panaro, nella zona del LAMBRUSCO DI SORBARA DOC. Le uve ammesse per la produzione di questa denominazione sono soltanto due: Lambrusco di Sorbara (min. 60%) e Lambrusco Salamino (al max. per il 40%). Quest’ultimo assolve una funzione essenziale nei vigneti, ovvero l’impollinazione del Sorbara. Come indica il disciplinare di produzione “Il “Lambrusco di Sorbara” è un vitigno a bacca rossa di elevata vigorìa con portamento semi-eretto, ma ha fiori fisiologicamente femminili con stami riflessi e polline sterile per cui è soggetto ad acinellatura. Si è reso così necessario prevedere nella base ampelografica dei vigneti altri vitigni lambrusco per consentire l’impollinazione e la fruttificazione delle uve ”.

La famiglia Bellei, dopo anni di studi ad Alba e nella Champagne, ha riportato nel modenese l’esperienza acquisita, puntando alla produzione nella cantina di famiglia del Lambrusco di Sorbara metodo classico. I vigneti per la produzione di questo nettare rosso si trovano in pianura, vicino alla cantina. Qualche anno fa sono stati inoltre acquistati ben 34 ettari di terreno (di cui 10 di superficie vitata ed il resto bosco) a Riccò di Serramazzoni, a seicento metri di altezza. Questo habitat, con un’ottima escursione termica, è ottimale per altre tre uve allevate dai Bellei: Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier, utilizzate sia per produrre due vini fermi sia per quattro tipologie di spumanti metodo classico.

La vendemmia 2017 per Cantina della Volta è stata lunga e ragionata, con perdite abbastanza notevoli (40-50% della produzione) a causa delle gelate dopo Pasqua. In montagna è iniziata la terza settimana di agosto per avere un alto tenore di acidità sulle uve internazionali. In pianura invece l’uva “locale” è stata raccolta in diversi step nell’arco di un mese per seguire i differenti gradi di maturazione dei grappoli. Parliamo in entrambi i casi di raccolta manuale, con cassette da 17 kg al massimo per prevenire lo schiacciamento dell’acino.

Piccoli dettagli di casa Bellei, come la pressatura soffice effettuata di sera e lieviti selezionati per avere come principali caratteristiche pulizia e profumi.

Un entrée con gli spumanti IL MATTAGLIO Dosaggio zero e Brut per partire con la degustazione, prodotti con Pinot Nero e Chardonnay del vigneto montano con terreno gessoso ed argillo-calcareo. All’olfatto il Dosaggio Zero sprigiona note delicate di fiori, crosta di pane e frutta. All’inizio risulta un sorso leggero e garbato, che prosegue in un’esplosione di mineralità fissandossi appieno su palato e gengive. Ritorno di mandorla e limoni con una persistenza infinita. La versione Brut, di veste più confortevole, presenta sentori meno distinti rispetto al primo, ma maggiormente amalgamati in un profumo soft. Anche in bocca rende più facile la degustazione, con maggiore rotondità ed una persistenza corretta ma non invasiva ed intrigante come la prima. Bollicine fini ed eleganti in entrambi i metodi Champenoise.

Una champagnotta con vetro bianco e sacchetto rosso presenta “Christian Bellei“, ovvero l’anima bianca e pura dell’uva Lambrusco di Sorbara. Annata 2013 con la prima fermentazione fatta in barrique per quest’alternativa dalla base acida, in naso maggiormente legata a sentori agrumati e fiori bianchi. In bocca il perlage compensa la spinta acida per uno stimolo croccante. Finale ibrido, tra note dolci ed acide, come un pompelmo succoso.

Se osservo il calice successivo, qualcosa mi riporta nel paese delle meraviglie: un colore rosa antico, anzi, quella buccia di cipolla che tanto sta attraendo gli occhi dei wine lovers. Manca qualcosa però…che forse la foto non riuscirà ad evidenziare completamente… un’infinità di riflessi color oro! Sto parlando del Lambrusco di Modena doc Rosè, 36 mesi di rifermentazione sui lieviti. Ribes ed erbe aromatiche mi solleticano il naso. Il sorso stavolta trova una notevole schiuma cremosa, seguita da un esplosione di sensazioni ed emozioni in bocca. E’ pieno, lungo e gustoso, con un retrogusto erbaceo. Da tutto pasto, ma qui ci si diverte proprio a tavola perchè ogni abbinamento può essere una vera ghiottoneria!

Prima di gustare nuovamente i lambruschi rossi che conosco, mi viene proposto un confronto con “La prima Volta“, senza tanti dettagli… Vira a note dolci se lo annuso, poi scopro che è l’unico esperimento ossidato con sensazioni impossibili da descrivere, non capisco la pienezza del sorso, la cremosità delle bollicine e quell’acidità che passeggia lievemente in bocca. E’ amabile, caloroso, buono… come la prima volta con un vino passito.

In conclusione mi concedo nuovamente qualche versione di Lambrusco di Sorbara doc classico (anche se pochi si possono paragonare a quelli metodo classico di Cantina della Volta), virando dal “Trentasei” con la sua marmellata di ciliegie al naso, alle annate 2011 con 54 mesi sui lieviti e la 2010 sboccata quattro anni fa. Non sono esperimenti, ma conferme. Il Lambrusco non è solamente quello venduto al supermercato che ha una resa incredibile di 250 quintali/ettaro e dal modico prezzo. Il Lambrusco, come vi ho già raccontato, è quella conferma che si può mettere a tavola, dando grandi soddisfazioni. Se metodo classico ancor di più!
Provare per credere!

#cincin

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