Alla scoperta dei PIWI

Si è appena concluso il Vinitaly, un grande evento per i palati dei winelovers e di tutti i tecnici di settore.

Chi ha partecipato alla fiera italiana più conosciuta nel mondo enologico, tra convenzionali, biologici, biodinamici, fermentati in acciaio o in legno, senza malolattica, ecc. sarà andato alla scoperta o alla ricerca dei vini da vitigni PIWI?
Pilwilderstandfähig in tedesco indica i vitigni resistenti alle malattie fungine (oidio e peronospora) coltivati da qualche anno anche nel nostro Trentino Alto Adige. Una creazione ibrida tedesca da incroci di specie di viti da vino e viti americane, quest’ultime resistenti appunto ai funghi.

La mia curiosità mi ha spinto qualche settimana fa alle porte di Ferrara, dove l’associazione PIV (composta da un gruppo di amici accomunati dalla passione per la natura, l’arte ed il vino) ha organizzato una tavola rotonda con cinque produttori di questi vini “green” molto attivi e pronti a raccontare la loro esperienza:
Werner Morandell, vicepresidente dell’Associazione PIWI per l’Alto Adige e titolare dell’azienda Lieselehof di Caldaro;
Nicola Del Monte, presidente dell’Associazione PIWI per il Trentino e titolare dell’azienda Filanda De Boron;
Thomas Niedermayr dell’omonima azienda sita ad Appiano, produttore dal 1995 di vini da vitigni Piwi;
Mario Pojer dell’azienda Pojer e Sandri di Faedo, posta in Val di Cembra a 800-900 m s.l.m. con 10 ettari di vigneti Piwi;
Patrick Uccelli della Tenuta Ansizt Dornach con 4 ettari passati dal 2012 a Piwi.

Piccoli vignaioli che credono fermamente in questo modo di coltivare, rispettando la natura e cercando di dare un prodotto sempre più pulito ai consumatori.

Solaris, Bronner e Souvigner Gris sono le varietà più conosciute, possono essere coltivate ad altitudini elevate, non soffrono le basse temperature (fino a -20 gradi), non necessitano di alcun trattamento in vigna (neanche rame e zolfo) né di continui passaggi con mezzi pesanti. Un ridotto impatto ambientale che preserva il territorio.

I vantaggi sembrano essere tanti sia a livello ambientale che economico. Ma i risultati?

Tra le proposte portate in degustazione l’espressione del Solaris rifermentato in bottiglia di Pojer e Sandri ed il Bronner di Thomas Niederemayr mi hanno sorpreso maggiormente. Vini piacevoli e validi che non hanno molto da invidiare a qualche altro vitigno internazionale o autoctono. Hanno la loro personalità, una grande verve!

Se non conoscete questi vini, vi consiglio di provare a scoprirli per ampliare le vostre conoscenze contribuendo al rispetto della natura con un semplice calice di vino.

Complimenti a questi temerari, considerati quasi dei “criminali” perchè hanno piantato qualcosa che va oltre il biologico, che hanno resettato la loro vita chimica e convenzionale talvolta pure contro tutti gli ostacoli legislativi.

Speriamo che un giorno la legge possa donargli qualche riconoscimento in più oltre all’attuale IGT (raggiunto 2 anni fa per alcuni vini trentini).

Attenzione massima, un po’ di tecnologia, un po’ di uso della testa, lieviti indigeni ed azoto. Processi senza travasi, senza filtrazioni, senza chiarifiche.

La qualità non è il fine, ma il mezzo.

#cincin

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