Az. Agricola Rauten – Famiglia Salvetta

Conosciuti all’ultima edizione di Vinnatur a Villa Favorita, i vignaioli Salvetta mi avevano conquistato riportandomi indietro nel tempo con il loro Vino Santo Trentino.
Una storia lunga secoli, quella dell’appezzamento di terreno a forma romboidale (Rauten in tedesco, definito così nel periodo di dominazione Austro-Ungarico) dell’allora vignaiolo Giacomo Sommadossi, uno dei primi produttori del Vino Santo Puro nella Valle del Sarca. Successivamente negli anni Trenta gli eredi di Sommadossi vendettero la tenuta ai Salvetta che continuarono a lavorare la terra con semplicità  secondo tradizione, diventando così la seconda generazione di produttori del Vino Santo. Quattro fratelli che nel corso del tempo si divisero gli ettari comprati dal padre seguendo ognuno la sua filosofia. Giancarlo puntò alla Nosiola, l’unica uva a bacca bianca autoctona del Trentino continuando la produzione di Vino Santo.
La posizione dei vigneti con altitudine di 250 m s.l.m. ed esposizione a sud è ottimale; tra la roccia del monte Casale (che di notte emana vampate di calore facendo lavorare quindi l’uva tutto il giorno) e l’ansa del fiume Sarca. Cosa volere di più come condizioni pedoclimatiche per quest’uva, dal tralcio color “nocciola”, il grappolo spargolo con acini dalla buccia molto consistente e dedita alla maturazione tardiva?!
I risultati vorrei raccontarveli con le immagini di questi vigneti tutti certificati biologici e con allevamento a guyot.
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Questa invece è la chicca selezionata per la scoperta della Nosiola Bio dei Salvetta:
NOSIOLA 2012
Dorato carico grazie alla settimana di criomacerazione con le bucce. Un calice fresco e morbido che al naso ti avvolge con note dolci di miele, fiori bianchi e agrumi.
NOSIOLA BIO 2013
Ecco la prima annata post certificazione ICEA. A differenza del 2012 dove le caratteristiche sono tutte legate all’uva, in quest’annata ritrovi il terroir con un bouquet minerale e floreale. Ancora più fresco e con una sapidità abbastanza presente.
VINO SANTO 2009
Arancio, miele e succo di mele. Naturale ed essenziale, non direi nulla di più. Questo passito parla da solo con un buon residuo zuccherino e una freschezza ammaliante.
MOSTO di VINO SANTO 2014 – prelevato dalla botte
Proprio così!
Ho avuto l’opportunità di provare il mosto pigiato nella Settimana Santa che ha finito la prima fermentazione dopo 3 mesi. Le caratteristiche dell’uva le ritrovi sia al naso che in bocca con questa nota mielata carica, buona la struttura, in bocca è molto morbido e chiude con una freschezza piacevole.
Dopo averlo conosciuto adesso deve riposare nelle botti di acacia ancora per qualche anno; aspetterò impaziente per poter scoprire le sue evoluzioni.
In questa realtà, dalla produzione di sole 6000 bottiglie, “Ogni Vigna ha un’anima” e, come dice Giancarlo, ogni anno non vedono l’ora di sentire che il Vino Santo CISA.
El Cisa, a dire il vero nel loro dialetto…. è quella fermentazione lenta e appena pronunciata a livello di suoni, quella che si sente ma non si vede.
E voi? Conoscete l’anima del Nosiola?

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