Alla scoperta dell’Amarone – Cantina Valpolicella Negrar

Cantina Valpolicella Negrar – Domini Veneti 

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Se un bel giorno vi venisse voglia di entrare dentro una bottiglia di Amarone che state degustando e provare a capire cosa c’è dietro a quel bicchiere di vino amaro ma dolce, quel “Recioto lasciato andare” (come dicono in tanti), potrei suggerirvi una splendida e assolutamente istruttiva visita nella più grande realtà esistente in Valpolicella, la cantina sociale Valpolicella Negrar che trasmette in quel “succo” che possiamo comprare con le loro etichette tutto l’amore che hanno da ben 81 anni i loro 230 soci.
Tutto partì nel lontano 1933 con solo sei soci iniziali a Villa Novare a Arbizzano di Negrar mentre nel 1952 si trasferirono nella sede a Negrar (cuore della Valpolicella classica) dove sono andata lo scorso lunedì.
Il percorso di scoperta all’interno della loro realtà è iniziato dove tutta l’uva, rigorosamente raccolta a mano nei 600 ettari, viene conferita in azienda sia nei classici cassoni che direttamente in cassettine di plastica con i grappoli già selezionati dai vari soci per l’appassimento dei futuri Amarone e Recioto (che comodità). Un controllo veloce del grado Babo (ovvero del tenore alcolico presente nell’uva) e poi l’avventura di Corvina, Corvinone, Molinara e tante altre varietà “amiche” inizia all’interno della Cantina Valpolicella Negrar che da sempre punta alla valorizzazione e tutela del territorio.
A passeggio tra i tini di cemento per la lavorazione dei mosti, attraversiamo la fase di imbottigliamento che a ciclo pieno può arrivare a ca. 7000 bottiglie l’ora per finire tra le 400 botti di varie capacità che “riposano” nei sotterranei.
Perché ho parlato di vino amaro ma dolce? Di un Recioto lasciato andare?
…perchè dopo l’appassimento di 120gg delle uve dove a metà strada spunta l’azione della Botrytis Cinerea, se la fermentazione viene bloccata con travasi successivi si ottiene un vino dolce come il Recioto appunto; nel caso in cui la fermentazione continui arrivando a completamento, il vino inizia a diventare più secco e leggermente amarognolo. Da qui il nome Amarone che ormai contraddistingue il più pregiato dei vini veronesi e uno dei più importanti rossi italiani conosciuto a livello internazionale per il suo maestoso carattere.
Tra i molteplici prodotti proposti dall’azienda soprattutto con il marchio Domìni Veneti, emerge una recente linea di Amaroni chiamati ESPRESSIONI che racchiudono all’interno delle bottiglie lo studio di una ricerca che ha selezionato ben 5 versioni di Amarone secondo il loro terreno, il vigneto e il micro-clima che si differenzia nei cinque comuni della Valpolicella classica (Negrar, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio, Fumane e Marano) dove la cantina ha i vigneti. Bisognerebbe approfondire con una bella degustazione questo studio, che dite? Non siete curiosi di scoprire le differenze che si celano all’interno di CASTELROTTO, VILLA, SAN ROCCO, MAZZUREGA e MONTE?
In attesa di questo (speriamo possibile) incontro AM-oroso la degustazione che mi hanno proposto è iniziata con un bianco (sarà per partire con l’aperitivo-degustativo?!!), il RAUDII un IGT di Garganega 70% e Chardonnay 30% con note minerali e di frutta esotica (tipici della Garganega) e al palato fresco e sapido con un finale che mi ha lasciato la bocca vellutata.
Da qui siamo passati alla loro vita, il VALPOLICELLA DOC CLASSICO SUPERIORE con un buon rapporto di acidità e un tannino docile, seguito dal VALPOLICELLA DOC CLASSICO BIOLOGICO 2012 (eh già…. tre dei loro conferitoti sono certificati BIO) che vi consiglio di provare per uscire dalla tipicità del Valpolicella costellato di frutti rossi; qui i sentori erbacei davano l’input per continuare a berlo senza tanta fatica!
Un’altra bellissima (e forse la mia preferita) scoperta è il RAUDII, rosso stavolta, con l’autoctona Corvina al 70% e l’internazionale Merlot 30% che mi ha affascinato con i suoi sentori di ciliegia, amarena e note speziate.
Altra tappa RIPASSO (ovvero dopo la conservazione in acciaio il vino viene ripassato sulle vinacce dell’Amarone per 15 giorni a ca. 15°C e successivamente per 9 mesi riposerà in botte) con VIGNETI DI TORBE 2012 e LA CASETTA 2011. Vi dirò che ad oggi non saprei ancora quale scegliere perché il primo mi ha coinvolto appena aperto, il secondo invece dopo un po’ di meditazione mi ha lasciato tracce indelebili. Entrambi armonici e di buona persistenza.

Ecco spuntare la perla VERJAGO 2009, un Valpolicella classico superiore dove dai profumi tipici della zona con note di frutta rossa di bosco e speziate, ti aspetteresti quasi un vino dal corpo robusto mentre la sorpresa è proprio un rosso pronto che lascia un palato pulito e con un bel ricordo di questa frutta. Avanti tutta con i signori di casa: l’AMARONE 2011 DOMINI VENETI che ti affascina con la frutta in bocca (segue la linea dell’azienda direi…) con tannini docili e morbidi e l’AMARONE 2008 VIGNETI DI JAGO dove iniziato a prevalere i profumi terziari.

Per concludere il viaggio a casa DOMINI VENETI – CANTINA VALPOLICELLA NEGRAR  mi viene regalata l’opportunità di degustare il giovane RECIOTO DOMINI VENETI 2013 e RECIOTO VIGNETI DI MORON 2011 che dall’annata 2001 continua a prendere i 3 bicchieri; la sua dolcezza con il tannino al punto giusto e la freschezza che continua a persistere in bocca conferma il VINO FRUTTO definito da Veronelli.

Che dire…. mai mi sarei aspettata tutta questa meraviglia da una realtà che qualcuno si limiterebbe a definire “Cantina Sociale”. Spero di aver suscitato in voi la curiosità di non fermarvi mai al nome di un azienda o al marchio; dovete provare a vivere quello che c’è dentro alla singola bottiglia e la CANTINA VALPOLICELLA NEGRAR confermo con quello che ho visto e provato, che ci mette (anzi tutti i soci ci mettono) tanto amore e passione con lo scopo di valorizzare la terra dove vivono, la Valpolicella.

Cin cin!

 

2 risposte a "Alla scoperta dell’Amarone – Cantina Valpolicella Negrar"

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